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Ci voleva Spike Lee

2 Ottobre 2008 alle 19:55

"Le reazioni viscerali di questi giorni mi fanno pensare che la profonda ferita apertasi in Italia durante la Seconda guerra mondiale non si sia ancora rimarginata." Parla Spike Lee. E c'era qualcun altro che ha cercato di ricordarcelo in questi anni: Giovannni Pellegrino, con il suo concetto di "guerra civile a bassa intensità" che non ha smesso di farci male, come popolo e come democrazia compiuta:l' ultimo W. docet. Spike Lee è, da Lola Darling a Miracolo a Sant'Anna, un'altra icona intoccabile del progressismo, capace di inquadrare le storie individuali in contesti storici puntuali, anche con una dose di autoironia. Ben venga che sappia parlare da esterno al popolo che ama resistere, resistere, resistere! Il sunto è: 1) ci fu "guerra civile" (non guerra tra giusti e sbagliati); 2) parte della popolazione italiana (popolazione, non esercito repubblichino) non condivideva la guerra partigiana; 3) la guerra civile non è stata risolta, non è finita, le ferite non si sono rimarginate. A quando qualche passo deciso verso la riconciliazione? A quando un nuovo patto di pacificazione nazionale, che possa emendare significativamente la costituzione italiana? Ci si augura qualcosa di responsabile almeno prima che, dai campi di calcio, il cameratismo nostalgico con tanto di reintroduzione di croci celtiche e fasci littori, - ma solo per colpa di una mancata e necessaria elaborazione storico-culturale - si diffonda ai banchi di scuola, alle università, finanche in Parlamento. La storia, con le sue azioni e reazioni, automatiche e distruttive, non puo' non essere intercettata, elaborata, re-interpretata, filtrata, in modo che non possa nuocere più. E' esattamente il contrario di quanto successo in Italia: tutti da una parte, e poi improvvisamente, tutti dall'altra. Occorre uno sforzo perchè possa essere restituita integralmente ai cromosomi di un popolo che ha bisogno per certi aspetti di darsi ancora solide radici storico-culturali: radici univoche, incontestabili.

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