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La disputa tra creazionisti ed evoluzionisti lasciamola agli americani

20 Settembre 2008 alle 10:05

Mentre le obiezioni alla teoria di Darwin mi erano note, apprendo con sorpresa dal commento del Signor Ricci (che saluto affettuosamente) che discutibile è anche la scientificità della stessa, poiché, si dice, essa si baserebbe sull’affermazione, senza precedenti nella storia della scienza, che tutto avviene per caso ed il caso non è una spiegazione scientificamente accettabile. Come noto Darwin afferma il principio della selezione naturale (vantaggi riproduttivi per il più forte/adatto) e non della selezione casuale. Sono le mutazioni che intervengono nel patrimonio genetico (e che possono risultare vincenti nel meccanismo evolutivo) ad essere considerate casuali, così come casuali sono definiti i singoli eventi considerati nella matematica delle probabilità o i comportamenti delle particelle elementari nella meccanica quantistica. Inoltre, se si scoprisse che eventi che appaiono casuali in realtà non lo sono (e ,per ragioni complesse legate alla teoria dell’informazione, al momento pare improbabile) le teorie che lo contemplano non ne risulterebbero necessariamente screditate, dal momento che resterebbero scientificamente valide (fino a prova contraria cioè) nella misura in cui esse possano prescindere da quell’assunto. Così, se le mutazioni genetiche risultassero governate da leggi al momento sconosciute o dalla volontà di Dio se si preferisce, non per questo il principio della selezione naturale risulterebbe inevitabilmente inficiato. La questione sollevata si pone nella curiosa disputa, tutta americana, fra Evoluzionisti e Creazionisti. Dalle nostre parti la Chiesa pare aver superato definitivamente (qualche resistente c’è ma è minoranza) la vicenda, ma in America, si sa, si prende tutto terribilmente sul serio, e i gesti clamorosi non mancano. Si tratta di episodi sporadici che però rivelano la persistenza di una tradizione protestante ossessionata dall’interpretazione letterale della Bibbia e convinta nella pretesa che questo testo possa essere utilizzato come manuale scientifico. Non conosco le ragioni di tali atteggiamenti né intendo dimostrarne l’irrazionalità. Mi limito ad osservare il paradosso che, mentre gli scienziati continuamente ricercano un disegno intelligente che spieghi i fenomeni osservati (in mancanza del quale ogni risposta sarebbe preclusa e con essa ogni tecnologia) senza nulla dire sull’autore (né potrebbero se non a titolo personale) coloro che invece pretendono di conoscere l’autore, rifiutando contro ogni evidenza fisica le spiegazioni scientifiche, finiscono per attribuirgli un disegno assai poco intelligente.

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