cerca

PERCHE’ LA GELMINI NON DEVE MOLLARE

13 Settembre 2008 alle 23:00

E’ sotto gli occhi di tutti che la scuola è la grande ammalata delle istituzioni italiane. La sua è una malattia che viene da lontano, da quando, sotto il furore giacobino del sessantotto, furono distrutte con furia iconoclasta tutte le regole e i simboli della scuola tradizionale. Da allora la scuola cessò di essere il luogo della cultura e divenne il luogo di assemblee e di inciuci politici per cui il diritto alla scuola si trasformò rapidamente in diritto alla promozione, sempre e comunque. Con gli anni questa situazione si è esaltata e cronicizzata al punto che qualsiasi tentativo di riforma è sempre fallito, nonostante le buone intenzioni di partenza. Oggi la situazione è arrivata ad un livello di insostenibilità tale che la stragrande maggioranza degli Italiani, a prescindere dallo schieramento di appartenenza, reclama a gran voce la necessità di recuperare il criterio del merito e ridare alla scuola rigore ed autorevolezza. Rispetto a questa necessità le proposte della Gelmini sono allineate e riscuotono una significativa adesione anche nella opposizione. Ricapitoliamo. Il ripristino del voto in condotta è cosa opportuna, in quanto la formazione scolastica è un fatto globale, diretta alle menti ma anche ai comportamenti, per cui non si può avere la pretesa di formare allievi intellettualmente adeguati senza che lo siano anche nei rapporti con la scuola o con i compagni. E ancora. Reintrodurre i voti è un’operazione di trasparenza in quanto toglie al docente la sofferenza di inventarsi le valutazioni con le solite frasi convenzionali e, d’altra parte, elimina qualsiasi ambiguità. Il ripristino del maestro unico alle elementari è un’esigenza didattica indispensabile, in quanto i bambini di quell’età hanno bisogno di un riferimento unico e la distribuzione dell’insegnamento su più docenti è causa di ambiguità e confusione. L’incremento del numero degli insegnanti nella scuola ha finito con il collocare il nostro Paese al primo posto in Europa per quanto riguarda il rapporto docenti/alunni, con un aumento sconsiderato dei costi e, soprattutto, senza che questo abbia incrementato il tasso di cultura dei nostri allievi che,sempre nelle tesse classifiche, sono agli ultimi posti. In altri termini si è assunta la scuola come una sorta di serbatoio occupazionale, un ammortizzatore sociale per cui si è infilato dentro di tutto, creando anche nuove mansioni pur di soddisfare la domanda. Questo ha incrementato i costi ma non ha migliorato la qualità dell’insegnamento. Comprendo che ora c’è il problema di 87.000 esuberi nell’arco di tre anni di cui il governo deve farsi carico e questo lo può fare allargando le opportunità di occupazione in settori contigui, ma comunque senza alterare il corretto equilibrio tra domanda ed offerta formativa nell’ambito della scuola. Questi in sintesi i motivi per cui la proposta di legge della Gelmini deve andare avanti senza compromessi e senza annacquamenti come troppo spesso è avvenuto nel passato.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi