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Relativismo, Verità, Libertà

12 Settembre 2008 alle 18:23

Leggo sul Foglio del 12 settembre (“La particella di Dio”) che “La fisica moderna è nata per distinzione dalla metafisica, ha ovviamente un carattere relativistico, connesso intimamente al metodo sperimentale, ...”. Condivido in pieno. Credo che l’unica sintesi possibile nella diatriba sul Relativismo e la verità sia quella suggerita da K. Popper. Resto convinto del fallibilismo Popperiano. Ne sono convinto per quel che riguarda la scienza e, a maggior ragione, per l’etica. Una verità assoluta esiste in tutti e i due i casi. Noi possiamo anche raggiungerla, ma non potremo mai essere sicuri di averlo fatto. Per l’etica la soluzione è la scelta, cioè la libertà che fa rima con responsabilità. Siamo noi che dobbiamo decidere in cosa credere; è la “dualità di Fatti e Decisioni” di Popper. Essere un “fallibilista” però non implica il relativismo. Anche noi Liberali fallibilisti “crediamo” in alcuni Valori, e questi Valori sono gli stessi dei Liberali “forti”. Anche noi crediamo nel diritto alla Vita, alla Libertà e alla Proprietà. Solo che abbiamo scelto di crederci. E crediamo nella Tolleranza perché abbiamo scelto di credere alla Convivenza Civile. Ci crediamo fermamente, anche se non consideriamo questi Valori assoluti ed eterni. Io penso che scegliere questi valori, ogni giorno, sia certo più faticoso, ma certamente più stimolante della prospettiva di avere qualcuno o qualcosa (sia essa pure la ragione) che ci dice a cosa credere. Ma ammettiamo per un attimo che esistano realmente dei valori assoluti conoscibili tramite l’uso della ragione. Qual è il criterio per riconoscere tali valori? Non è un po’ presuntuoso, soprattutto per un cristiano, pensare di poter conoscere i Valori Universali (la mente di Dio)? Per un Cristiano solo Dio dovrebbe essere infallibile. Per un cristiano, ciò che è bene e ciò che è male lo stabilisce il Vangelo o la ragione umana? Che non esista questo criterio, oltre a dircelo la “legge di Hume” lo suggerisce il fatto che non esiste un’uniformità di giudizi su quali siano i valori fondamentali, nemmeno tra i Giusnaturalisti (vedi differenze tra Locke, Hobbes, Grotius, ecc…). In altre parole, il pluralismo delle concezioni etiche resta un innegabile dato di fatto. Io credo che il Fallibilismo (l’uomo E’ Fallibile, ne sono certo) sia molto più vicino a una visione cristiana. Fallibilismo significa libero arbitrio che implica, a sua volta, la responsabilità. Noi facciamo delle SCELTE morali e assumiamo la responsabilità delle conseguenze. Se non fosse così andare in Paradiso sarebbe solo una questione di razionalità. Trovo questa prospettiva a tal punto sconcertante da chiedere provocatoriamente: quale religiosità resta ad una filosofia che preveda la risoluzione di un’equazione come chiave per varcare le porte celesti?

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