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La vera Scienza contro l'oscurantismo clericale

8 Settembre 2008 alle 13:59

E’ ormai un luogo comune che l’intero mondo scientifico si erga contro gli oscurantismi del pensiero religioso. Una breve carrellata delle opinioni dei massimi scienziati degli ultimi 400 anni su questi temi ci chiarirà le idee sull’argomento. Cominciamo con Galileo, che nel Saggiatore scrive: “Quando io vo considerando quante e quanto meravigliose cose hanno intese ed investigate ed operate gli uomini, pur troppo chiaramente conosco io ed intendo, esser la mente umana opera di Dio…” Saltiamo Cartesio, che fa di Dio la prova stessa della verità della conoscenza. Giungiamo ora a Leibniz, inventore del calcolo infinitesimale; qui si può scegliere a caso, tanto è abbondante la presenza di Dio nei testi leibniziani: “Io penso anche che parecchi effetti della Natura si possono dimostrare in due modi, cioè: a) mediante la considerazione della causa efficiente e, anche indipendentemente da questa, b) mediante la considerazione della causa finale; servendosi del decreto di Dio, di produrre ogni suo effetto sempre per le vie più semplici e determinate, come ho fatto vedere altrove, nel rendere ragione delle leggi della catottrica e della diottrica. “ Lo sciagurato Leibniz utilizza Dio come dimostrazione scientifica! Al rogo! Per il calcolo infinitesimale potremo ricorrere a Newton, che nei suoi Principia scrive: “Questa elegantissima compagine del sole, dei pianeti e delle comete non poté nascere senza il disegno e la potenza di un ente intelligente e potente… Egli regge tutte le cose non come anima del mondo, ma come signore dell’universo. E a causa del suo dominio suole essere chiamato Пαντοχρατωρ (Pantocrator)…” “L’intera varietà delle cose create, per luoghi e per tempi, poté essere fatta nascere soltanto dalle idee e dalla volontà di un essere realmente esistente…Queste le cose intorno a Dio: sul quale spetta alla filosofia naturale il parlare muovendo dai fenomeni. “ Ecco ora un brano di Max Planck, scopritore del quanto d’azione e fondatore della moderna fisica quantistica, in pieno XX secolo: “Noi vogliamo solo constatare che lo studio della fisica teorica nel suo sviluppo storico ha condotto in modo sorprendente ad una formulazione della causalità fisica, che possiede un pronunciato carattere teleologico…Corrispondentemente alla fisica, doveva accadere anche alla biologia, dove la differenza fra i due modi di considerare ha preso veramente forme molto più nette. …religione e scienza si incontrano sulla questione dell’esistenza e della natura di un potere supremo, che regge il mondo, e qui, almeno fino ad un certo grado, possono essere paragonate tra loro le risposte che ambedue danno. Come abbiamo visto, esse non sono in alcun modo in contraddizione fra loro, ma suonano all’unisono in ciò, che in primo luogo esiste un ordinamento razionale del mondo indipendente dagli uomini, e che, in secondo luogo, la natura di questo ordinamento del mondo non è mai direttamente conoscibile, ma può essere afferrata solo indirettamente, oppure sospettata…” Acoltiamo Albert Einstein, che scrive: “Qual è il significato della nostra esistenza, qual è il significato dell’esistenza di tutti gli esseri viventi? Il saper rispondere a una siffatta domanda significa avere sentimenti religiosi. Voi direte: ma ha dunque un senso porre questa domanda? Io vi rispondo: chiunque crede che la sua vita e quella dei suoi simili sia priva di significato è non soltanto infelice, ma appena capace di vivere… Difficilmente troverete uno spirito profondo nell’indagine scientifica senza una sua caratteristica religiosità… La sua religiosità consiste nell’ammirazione estasiata delle leggi della natura; gli si rivela una mente così superiore che tutta l’intelligenza messa dagli uomini nei loro pensieri non è al cospetto di essa che un riflesso assolutamente nullo…. Non è senza ragione che un autore contemporaneo ha detto che nella nostra epoca, votata in generale al materialismo, gli scienziati sono i soli uomini profondamente religiosi.” Finiamo con un grande italiano, il Fantappiè, lasciando la Hack e la Montalcini a consolare, con le loro grazie i laici ed i materialisti. “I dati della meccanica e della fisica ci hanno portato così ad equazioni fondamentali per questi rami della scienza, equazioni che però ci fanno vedere la necessità di una finalità. Ma se noi ci sentiamo sicuri, non solo perché lo dice il senso, ma anche l’intelletto, che esiste una finalità, allora dobbiamo tirare le necessarie conclusioni, confrontando questa certezza con quello che è il nostro modo di agire. E’ infatti proprio di un essere intelligente agire in vista di un fine e disporre di mezzi adeguati per perseguirlo. Quindi la spiegazione di una struttura finalistica si può avere soltanto come rivelazione di una intelligenza. Quando noi vediamo stampato in modo certo, sicuro, matematico, questo principio di finalità nell’universo naturale, noi per forza dobbiamo dunque pensare che attraverso questa finalità si sente la presenza di un essere intelligente…” Mi scuso, ma dell'altra campana ho trovato solo Odifreddi: aspettiamo che si renda famoso per qualche cos'altro, oltre che per le sue opinioni su Dio...

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