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Teologie mancusiane e presunti diritti… storti – risp. ad Accorrà

3 Settembre 2008 alle 08:03

Leggo l’accorata difesa della presunta “libertà di morire” del lettore Accorrà, il quale fa eco al saggio teologico del prof. Mancuso, criticato nei giorni scorsi da molti lettori del Foglio. Dire la propria non è un delitto… anzi! Ma proprio perché Hide Park è una rubrica di “liberi pensatori”, si presume che prima di scrivere abbiano pensato. Al Nostro amico di Segrate – che rimprovera al lettore Grasso l’autogol d’aver citato Nietzche – forse è sfuggito che proprio stavolta la citazione di Diogene (tratta dalle “Considerazioni inattuali” del filosofo di Weimar) era quantomeno fuori luogo atteso che il Mancuso non è presentato come un filosofo, bensì come un teologo. Se infatti per un filosofo ‘potrebbe’ darsi la possibilità di “inquietare le coscienze” – il condizionale è d’obbligo, poiché è solo nell’ottica di una filosofia razionalista che si può parlare di “turbamento”, posto che una sana filosofia che abbia l’uomo come oggetto e come fine il Logos-Aletheia (cioè “ciò che non è più sconosciuto”, quindi “ciò che è rivelato” e dunque “Colui che è”), ovverosia che affondi le sue radici nel principio aristotelico di non-contraddizione, può solo aiutare la ragione ad elevarsi verso le vette della serenità – per un teologo cattolico (sic!) non può darsi una simile possibilità, poiché chi studia il Mistero di Dio – sempre senza comprenderlo fino in fondo, attesa la sua imperscrutabilità ontologica – non può recare “turbamento” alla coscienze: per la Dottrina cattolica, infatti, la coscienza è la parte dell’anima dove è scritta la Legge di Dio, che approva il bene e ripugna il male. Dio – per definizione – è l’Essere perfettissimo, il Quale non può che recare serenità all’anima creata da Lui Stesso. Dunque, chi è “teo-logo”, cioè colui che “parla-di-Dio”, non si può distaccare dall’essenza dell’Essere predicato. E se lo fa, due sono le possibilità: o predica un dio che non è il Dio rivelato – e dunque è eretico – o predica qualcosa “che-non-è-Dio”, e dunque non è un teologo. Tertium non datur. Se il Mancuso professasse le sue tesi come meramente filosofiche, nessuno si scandalizzerebbe più di tanto… se ne dicon di parole… ma il nocciolo è che le propugna come teologiche, creando di conseguenza un gravissimo vulnus alla dottrina, tanto dell’anima creata quanto del Creatore (per non andare sulla sua ecclesiologia). Non esiste nessuna “autonomia” delle persone; esiste solo una “libertà” di scegliere, “l’arbitrio”, tra ciò che è bene e ciò che è male: non è l’uomo che “norma” (autos-nomos, come ricorda Grasso) questi due poli etici, ma sono iscritti nel Diritto divino naturale: altro che “diritto divino di non dare la morte”! Si tratta del sacrosanto “dovere di non togliere la vita”! 5° comandamento: non uccidere! Se la teologia di Mancuso si affacciasse anche solo un minuto sulla sana teologia tradizionale del Cattolicesimo, avrebbe innanzi agli occhi un qualcosa che gli sfugge del tutto… e che sfuggendogli, lo porta a lidi che di fatto sono più adatti alle gnosi orientali che al Cristianesimo, il cui fulcro è caratterizzato dalla Croce, piantata tra terra e cielo, al cui Legno è sospeso il Giusto. È lì il centro di tutto: la Croce dove Cristo riconcilia, con la sofferenza, il genere umano col Padre, mutando l’albero origine dello scandalo in albero di salvezza (cf. Prefazio della S.Croce), il vero ed eterno “albero del bene e del male”. Non c’è salvezza senza Croce, dunque senza sofferenza. Se non fosse così, la nostra sarebbe una gnosi, una qualunque filosofia di vita, un qualcosa di disincarnato… invece la nostra è la Religione incarnata, del Verbo di Dio fatto Uomo. È sicuramente duro da accettare il mistero della sofferenza, ma fa parte dell’uomo, proprio perché con la sua superbia di voler essere “come Dio” si spinge sempre a detronizzarLo, fino ad ucciderLo… nel senso più intimo, più profondo… e quando Dio è morto, tutto è possibile. Al sig. Accorrà l’assicurazione di una mia pia preghiera, soprattutto per la salute della sua anima: forse non gradirà, ma noi cattolici siamo famosi per non essere capiti in questo mondo, e lassù Qualcuno prima o poi ci ascolta.

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