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Italia a rischio fascismo? Dal '68 in poi siamo tutti fascisti

22 Agosto 2008 alle 13:49

Arieccoli. Dopo Famiglia Cristiana, ora è il turno dell’Anm, il sindacato delle toghe, che per bocca del suo segretario ha rilanciato l’allarme del “rischio fascismo” in Italia. Motivo? Le dichiarazioni del premier Berlusconi di voler procedere ad una riforma della giustizia che prevede la separazione delle carriere tra pm e giudici. Tutto qua? Sì, tutto qua. E che c’entra allora il fascismo? Niente, appunto. Ma tant’è. In Italia è così che funziona il giocattolo. Basta che dici una cosa, una qualunque, che vada contro gli interessi di qualcuno, e subito scatta l’anatema sit: fascista! Con ciò intendendo, ovviamente, l’assurda e intollerabile pretesa – nella fattispecie del Governo ma il discorso vale in generale – di chi vuole esercitare la legittima autorità che gli deriva dal proprio ruolo. A dar fastidio è il fatto stesso che le riforme le si voglia fare sul serio, senza se e senza ma, a suon di iniziative, leggi, e decreti. A dar fastidio – perdonate la brutalità – è il fatto che una volta tanto si comincia a tirar fuori gli attributi (vedi il Ministro Brunetta). Ma questo, nella nostra società imbevuta di una miope e ideologica visione della democrazia, non è accettabile, è sinonimo di un potere barbaro e potenzialmente dittatoriale che mina dalle fondamenta il libero consesso civile. Ma va là. Ma quale rischio-fascismo. La verità è che in Italia (e non solo), di libertà ce n’è pure troppa. La verità è che nel nostro beneamato paese ognuno, chi più chi meno, si fa i fatti suoi. E vive come più gli pare e piace. La nostra non è ancora, e forse non lo sarà mai, una democrazia vera, quella italiana è caso mai una vera anarchia, di fatto legalizzata. Esempi? Giusto qualcuno, tanto per essere brevi. Gli italiani al volante: quanti sono gli italiani che in auto rispettano la norma di parlare col cellulare solo con auricolare o viva voce? E quanti sono gli italiani che in autostrada rispettano il codice viaggiando sulla corsia di destra, usando quella di sinistra solo per i sorpassi? Si contano sulle punte delle dita, la maggioranza occupa bellamente la sinistra (eccolo, il rischio-fascismo…). E i limiti di velocità? Non ne parliamo neanche. Altro capitolo: cani e fauna varia. A tutti sarà capitato di vedere Tizio o Caio a spasso con al guinzaglio (ammesso che ce l’abbia) uno di quei molossi minacciosi, vero? Bene, e quanti di quei potenziali killer su quattro zampe sono dotati di museruola? Vogliamo fare uno zero virgola? E quante sono le strade che sembrano latrine a cielo aperto? Andiamo avanti. Scuola. Qui ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia. Vogliamo parlare del tasso di maleducazione dei nostri tanto osannati fanciulli e giovanotti tutti? O del tono tracotante e supponente di certi genitori quando vanno a “parlare” con gli insegnanti trattandoli manco fossero dei poveri mentecatti? Guai a mettere un 4 al proprio figlio, ad appioppargli una nota sul registro, a mandarlo fuori dalla classe perché disturba. E meno che mai a bocciarlo dopo un anno di dura fatica sui libri!! Tu lo bocci? E io faccio ricorso, tiè. E faccio ricorso pure se mi bocciate all’esame di accesso a un corso universitario a numero chiuso, perché io ho diritto ad entrare, è chiaro o no? Io ho diritto, questo è il punto. A tutto e subito. A nascere (beh, questo magari lasciamolo decidere a mammà, ok?), ad andare avanti negli studi anche se sono una capra, ad avere il posto fisso e ben retribuito, una bella casa e una bella macchina, anzi due, un bel gruzzoletto in banca, alla carriera anche se non faccio una beata mazza dalla mattina alla sera, ad avere un/a compagno/a con cui mettere su famiglia, con o senza matrimonio – che problema c’è?, ad avere i figli che vorrò avere (il come è secondario, l’importante è averli) possibilmente sani e belli; e quando sarò vecchio o se mi dovesse capitare una disgrazia, a morire in santa pace quando deciderò di andarmene. E chissenefrega delle regole, delle leggi, dei principii, dell’educazione. La vita è mia e lo decido io quello che è bene e quello che è male per me (per la cronaca: questa è l’esatta formulazione di ciò che nella dottrina cattolica va sotto il nome di peccato originale). Punto e a capo. Già, me ne frego. Proprio come quel tale, come si chiamava? Ah sì, il Duce, il capo del fascismo. Fascismo?! Oddio, ma allora…non sarà che…E qui casca l’asino. Pasolini l’aveva capito meglio di tanti altri. Diceva che i fascisti sono in realtà anarchici, dopo che hanno preso il potere. Lo diceva in rapporto all’esperienza storica del fascismo, ma il discorso vale anche ora. Con la differenza che oggi vale erga omnes. L’effetto forse più dirompente del ‘68 è consistito nella presa del potere da parte della società, inteso come potere dei cittadini sulla propria esistenza. E cosa accade quando non riconosci, nei fatti oltre che in linea teorica, altro potere al di fuori del tuo? Quello che vediamo tutti i giorni: una massa disarticolata e confusa di individui che vivono anarchicamente la propria vita. Proprio per questo non c’è alcun rischio-fascismo in Italia: una società dove regna sovrana l’anarchia, è già fascista. Servirebbe invece, eccome, rimettere un po’ di ordine, ristabilire i principii di autorità e di realtà, ridare al padre il ruolo che gli è proprio, una riforma culturale dove il concetto di diritto sia preceduto e affiancato da quello di dovere, una scuola dove la disciplina non sia una parola vuota ma un valore, una pedagogia dove educare è anche punire, un sistema di regole e leggi semplice ed efficace, che non lasci scampo ai furbi, strade e città sicure, la meritocrazia ovunque e comunque, e tanto altro ancora. Tutto ciò ha un nome: ritorno alla realtà. Il termine tecnico lo lascio agli esperti. Ma lasciate stare il fascismo.

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