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San Pio X, un Papa da riscoprire

21 Agosto 2008 alle 12:00

Oggi la Chiesa ricorda S.Pio X, al secolo Giuseppe Sarto, il papa dell'omonimo e vituperato Catechismo, il cui pontificato viene sovente bollato per essere stato un papa-contro, dentro e fuori la Chiesa: ad intra, innazitutto contro il modernismo, alla cui analisi dedicò la sua enciclica più celebre (Pascendi dominici gregis); ad extra, contro i pericoli rappresentati dall'avanzata del socialismo e dal taglio decisamente anti-cattolico di tanta parte della politica risogimentale di quegli anni, nei confronti delle quali rispose con la promozione e il sostegno dell'azione cattolica, all'epoca intesa come multiforme azione dei cattolici nella società al fine di "restaurare tutto in Cristo". In questo contesto, S.Pio X va ricordato anche per aver sdoganato l'impegno diretto dei cattoli in politica, senza per questo sconfessare il "non expedit" di Pio IX. Scrive infatti Papa Sarto nell'encliclia "Il Fermo Proposito": "Ragioni gravissime Ci disssuadono, Venerabili Fratelli, dallo scostarsi da quella norma...secondo la quale rimane in genere vietata in Italia la partecipazione dei cattolici al potere legislativo. Sennonchè altre ragioni, parimenti gravissime...possono richiedere che nei casi particolari di dispensi dalla legge, specialmente quando Voi, Venerabili Fratelli, ne riconosciate la stretta necessità pel bene delle anime e dei supremi interessi delle vostre Chiese e ne facciate dimanda". Dunque, sì all'impegno dei cattolici in politica ma subordinato al discerimento dei Vescovi: se per un verso questa inidicazione riflette quella che era l'ecclesiogia del tempo, fortemenete verticistica e con il laicato in funzione di longa manus della gerarchia, per altro verso il fatto che venga posta in capo ai Vescovi un'opera di discernimento sulle reali necessità è un aspetto che forse meriterebbe una qualche riflessione anche oggi. Ma c'è anche altro su cui riflettere, ad esempio sulle ragioni profonde che spingono Papa Sarto a promuovere l'azione dei cattolici nella società e nella politica, al di là delle diverse e legittime forme di aggregazione. La prima e più importante ragione è la necessità di "restaurare tutto in Cristo". So già che i cattolici cosiddetti "adulti" (e forse non solo loro) sobbalzeranno sulle loro sedie. Ma il discorso di San Pio X, a leggerlo senza pregiudizi e paraocchi, non fa una piega. Egli parte da un presupposto di ordine storico: il Vangelo, ovunque sia stato predicato e vissuto, ha generato civiltà; la sua diffusione, "...conservando e perfezionando gli elementi buoni delle antiche civiltà pagane, strappando dalla barbarie ed educando a civile consorzio i nuovi popoli...diede all'intera società...quell'impronta tanto spiccata, che ancora oggi universalmente conserva". Purtroppo, a distanza di quasi un secolo da queste parole, l'impronta del cattolicesimo nella società è ridotta all'osso. Ma proprio per questo i cattolici dovrebbero quanto meno capire l'urgenza di adoperarsi per una nuova civiltà cattolica, senza indulgere ad anacronistiche nostalgie o velleitari proprositi temporali, avendo invece di mira una vera e propria "reconquista" culturale della società. Il problema, prima ancora che sociale o politico, è dunque antropologico. Oggi impera un'antropologia radicalmente anti-cristiana, come per altro in più occasioni ebbe modo di sottolienare Giovanni Paolo II, che informa di sè ogni aspetto della vita umana, sociale, economica e politica. Questa visione dell'uomo che si vuole dio di se stesso (non più self-made-man bensì self-made-god) non ha il volto truce dei totalitarismi, ma le grazie seducenti dell'umnitarismo, e per questo è un nemico più difficile da combattere. Ma sempre nemico è, e se è comprensibile che il mondo laicista capitanato dalla sinistra radical-sciocca si faccia promotore di questa antropologia, meno comprensibile è che anche nel mondo cattolico, e addirittura in certa parte della stessa gerarchia, prevalga un attegiamento irenista e dialogante, miope e incapace di vedere la posta in gioco. San Pio X, al contrario, aveva visto giusto. Egli era consapevole che la civiltà o è cristiana o non è. E per questo, con la questione sociale a fare da detonatore, promosse l'azione cattolica, che però puntava più in là, a ridare un volto cristiano, e perciò umano, alla civiltà. Oggi, al netto delle ovvie differenze di contesto, la partita è ancora aperta. Ma bisogna che almeno i cattolici abbiano chiaro in testa che di lotta si tratta, non di fare i supplenti nè di spendersi per togliere un po' di male e ingiustizia dalla faccia della terra (che oltretutto sempre ci saranno, quindi è anche inutile). Papa Parto, S.Pio X, non aveva dubbi: l'obiettivo dell'azione dei cattolici era quello di "...combattere con ogni mezzo giusto e legale la civiltà anticristiana, riparare in ogni modo i disordini gravissimi che da quella derivano; ricondurre Gesù Cristo nella famiglia, nella scuola, nella società; ristabilire il principio dell'autorità umana come rappresentante di quella di Dio..", e via dicendo. Questo serviva e questo serve.

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