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Il Bene, il Male e l'Utile

28 Luglio 2008 alle 14:00

La lettera del sig.Losito, “L’etica a Gotam City”, con la quale io pure concordo, rivela però l’incomprensione di quale sia il vero problema. Dire che “il Bene va perseguito ed il Male va evitato” è una tautologia, dato che il Bene è per definizione ciò che va perseguito, ed il Male è ciò che va evitato. Ma l’incomprensione tra laici e credenti (o meglio, tra il nuovo pensiero ed il tradizionale greco-cristiano) sta nella distinzione teorica tra Bene e Male. Nella tradizione greco-cristiana, il Bene è l’adeguamento ad un disegno superiore, esistente prima e al di sopra dell’uomo. Per Platone il Bene è il Principio supremo, la cui Realtà e superiore a quella del mondo materiale. Per Aristotele il Bene, per ciascun essere, è la realizzazione della propria essenza: il Bene per un cavallo è essere un buon cavallo, il Bene di un uomo è essere un buon uomo: comunque è l’adeguamento ad un disegno preesistente. Per il Cristianesimo è il partecipare al disegno divino nella realizzazione della Creazione. Ma per il laico di oggi (intendo laico nel significato di a-religioso, materialista e ateo) che prescinde da ogni valore metafisico, il Bene non può coincidere che con l’utile (la difficoltà sta poi nel dire quale utile, di chi e per quale fine: l’utilità e sempre per qualcuno ad ottenere qualche cosa, e il problema etico è solo spostato e nascosto). Spesso i laici meno materialisti citano la visione kantiana, per la quale il Bene è naturalmente sentito dall’animo umano. Nella effettiva visione di Kant e dei cristiani ciò era dovuto alla presenza della Legge divina scritta nell’animo (“in interiore homine habitat veritas” S.Agostino), o meglio nel contatto diretto tra lo Spirito divino e quello umano. Per i laici non può essere che una predisposizione naturale, generata dalla selezione darwiniana, che favorisce la sopravvivenza e la riproduzione. Non può esservi nulla di più diverso ed antitetico. (Si potrebbe in realtà trovare una analogia tra le cose: la sopravvivenza della specie può apparire come parte del disegno divino. Ma se manca questo disegno, e le cose avvengono per caso, quello che viene a mancare è il "dovere morale" a partecipare a tale disegno: io, cioè, non sono tenuto ad adeguarmi quando il "dovere" mi spingerebbe a violare il mio utile personale). Qui si sta giocando il futuro della nostra civiltà, fondata sulla sacralità dei Diritti Naturali dell’Uomo, voluti e sanciti da Dio. Se il Bene è l’Utile, i Diritti sono tali fino a quando e nella misura per la quale si rivelano utili, ciò vuol dire che non esistono realmente, sono solo convenzioni ed opinioni. I Laici, di fronte a queste questioni, si nascondono normalmente dietro la demagogia anti clericale, ma nessuna risposta degna di tal nome mi accade mai di leggere sulle loro pagine. Questo perché da un lato vogliono proseguire sul cammino dell’ateismo e del materialismo. Dall’altro non vogliono rinunciare ai Valori offerti loro dallo Spiritualismo e dalla Religione.

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