cerca

Prendere le impronte digitali di tutti

17 Luglio 2008 alle 14:18

È difficile credere che uomini di cultura e di fede, dalla vita esemplare, a contatto quotidiano con la realtà del mondo nel quale viviamo, siano così sprovveduti da non accorgersi che le faccende del nostro vivere giornaliero sono oppresse da quella nostra natura umana che si fa beffa d’ogni filantropismo soccombente sotto l’istinto egoistico che ci pervade. Non è una questione di sensibilità che scarseggia, è proprio che nell’uomo domina l’istinto primordiale e il contratto sociale va disperso fra le nebbie dell’egoismo. Dovrebbe l’uomo intelligente offrirsi naturalmente all’utilità comune e stabilire con il sovrano (lo Stato) un rapporto di fiducia, un “do ut des” (ti do perché tu mi dia), che lo porti per mano fuori dai gorghi della lotta contro i propri simili per il timore del bisogno (sopravvivenza) che incombe ancestrale su ciascuno di noi. Perciò lo Stato immagina e configura tutti i pericoli che possono insidiare la pacifica convivenza fra i cittadini, ed offre soluzioni che non nuocciono alle persone che, anzi, dalla collettiva assunzione di responsabilità tutelatrici, godranno di benefici atti a garantire a ciascuno i propri diritti, avendo rispettato i propri doveri. Questa polemica delle impronte digitali è pretestuosa, una certa parte politica in nome di una presunta violazione dei diritti privatistici di adulti e fanciulli, ritiene degradante, una “diminuito capitis”, il prelevare impronte digitali a chicchessia e in special modo a fanciulli dediti per cultura familiare al ladrocinio ed al peggio. E i fatti stanno tutti lì a dimostrare che la nostra società è vittima di quest’andazzo. Tuttavia, gli esempi abbondanti del degrado patito dalle comunità “rom” nei paesi civilizzati, non sono sufficienti a stabilire pacificamente che quelle comunità hanno il diritto sì di esprimersi così come la propria cultura intende tramandare, ma non hanno il diritto di prevaricare la vita civile dei popoli che li ospitano. Da qui la necessità che adulti e bambini, dediti all’accattonaggio professionale e al peggio, siano sottoposti (unitamente alla comunità nazionale che li ospita), a quelle misure identificatrici, coercitive, che la moderna tecnologia mette a disposizione della società e si traduce nell'idea giusnaturalistica secondo la quale l'uomo possiede strumenti necessari per conoscere e conseguentemente arrivare a dominare il mondo grazie alle nuove scoperte scientifiche. In modo che alcun dubbio possa sussistere sull’identità di chi trasgredisce la norma con la quale la società ha stabilito il “contratto sociale”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi