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Eluana, il filosofo e le madri

12 Luglio 2008 alle 12:45

Per Eluana possono forse valere ancora le parole pronunciate dall'antropologo Renè Girard su Repubblica intervistato da Leonetta Bentivoglio (25 marzo 2005) anche riguardo al caso Schiavo: «....Non si può privare l’uomo della consapevolezza del momento più importante della sua esistenza: quello del passaggio tra la vita e la morte. L’inevitabilità del confronto conferisce alla vita il senso del dramma. Sopprimerne la coscienza vuol dire negare l’essenzialità drammatica: rendere l’individuo al pari a un qualsiasi animale, ledere il fondamento stesso della dignità umana.. non è detto che abbia perso ogni barlume di coscienza....La Chiesa diffida della possibilità di privare gli individui del loro principale dramma esistenziale, la morte appunto..... Non solo lo fa perché il rispetto della tragedia della vita implica la coscienza della tragedia. Lo fa per combattere la tendenza, devastante e oggi più che mai diffusa, a privare la vita di ogni aspetto drammatico per legarla al consumo e al piacere. Si sta facendo dell’uomo una macchina per godere, cercando di evitare tutto ciò che conta veramente. Che significa una vita di piacere conclusa da una morte di cui non ci si accorge? Così non si è più niente. Si è come una formica, o una vacca in un prato. E il pericolo è mostruoso..»Qual è il rischio? «Che scompaia l’essenziale della vita umana. Pensi ai capolavori dell’arte occidentale, ai grandi romanzi. Non esisterebbero senza quel confronto. Se si cancella la coscienza della morte, si nega ciò che è più significativo per il nostro destino spirituale: la capacità di relazionarsi al niente, il rapporto con il problema ultimo dell’uomo, la sua ricerca di Dio». L’essere umano è sempre stato posto davanti alla sofferenza e alla morte: fa parte del suo destino. Prenderne le distanze significa avviarsi alla decadenza totale del pensiero, perché tutti i grandi pensieri si confrontano con il niente e con la morte. L’uomo, dice Pascal, non è nulla davanti all’universo. Ma lui lo sa, mentre l’universo lo ignora. L’uomo ha la superiorità straordinaria del sapere. Se gli si toglie questo, o se si dice che non conta, l’umanità è finita». Ma vale ancor di più la testimonianza viva delle suore che assistono Eluana ai piedi della sua croce, vera maternità in atto. Sono vicine, prossime le sorelle. Per questo sono chiamate anche madri, madri appunto....

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