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Eluana - Eutanasia

11 Luglio 2008 alle 15:10

Chiedo anticipatamente scusa per la probabile lunghezza dell’intervento, anche se mi riprometto di non dilungarmi sull’intero quadro, che però devo velocemente illuminare, cosa che faccio servendomi di qualche titolo. 1) Avvenire = Roberto Colombo: “L’alimentazione non è terapia – Eluana non era morente. Ora è condannata”. 2) Corriere = Giuseppe Guastella: “Eluana, niente più cibo. Il Vaticano: è eutanasia – Sentenza dopo 16 anni di stato vegetativo. E’ scontro”. Rino Fisichella: “Il coma è una forma di vita, nessuno può interromperla”. Umberto Veronesi: “Ha vinto la libertà del testamento biologico” - con tutto il rispetto per lo scienziato, “a cui io non son neppure degno di sciogliere il legaccio dei sandali”, mi sembra che dovrebbe mostrare il testamento biologico, mezzo, fra l’altro, se non sbaglio, ancora non previsto dal nostro ordinamento. Cosa c’entri, poi, la libertà con un omicidio, è un problema che va oltre le mie (ridotte) capacità intellettive. 3) Il Foglio = Non c’è nessuna spina da staccare - Eluana Englaro respira da sola, tolto il sondino morirà di fame e di sete. Non ha espresso volontà in merito, i giudici invitano a dedurle dal suo “vissuto” e dai suoi “convincimenti etici”. E, con orrore, sento tornare ai tempi di Terry Schiavo. Mi chiedo: noi seguiamo sempre e con ritardo le “conquiste” americane, senza alcuna selezione critica. E va bene, ma non ci si potrebbe chiedere come mai, in America, non ci sono stati altri casi? E ancora: qualche tempo fa non è tornato a piena vita un polacco, in coma da 20 anni e che credeva d’essere ancora in un regime comunista, scoprendo oggetti da fantascienza d’uso comune? Ecco: in una nottata si è detto di tutto e di più sul caso ed un povero diavolo come me cosa può dire di originale? Però mi faccio qualche domanda (sciocca, così non me lo deve dire qualche intelligentone allevato dal laicismo imperante): 1) dopo 16 anni di battaglie e, quindi, su una materia controversa, come minimo, il decreto della C. d’Appello di Milano ha proprio bisogno d’essere provvisoriamente esecutivo? Ed è costituzionale (come s’usa dire da tempo, quando non si hanno argomenti, ma neppure conoscenza della Costituzione), giacché annulla irrimediabilmente il diritto naturale alla vita, il primo di tutti i diritti (veri ed inventati)? E che rende anche inutile ogni legittimo atto d’impugnazione ed ogni legittima decisione superiore? Si realizzerebbe uno stato di fatto non recuperabile. 2) ammesso e non concesso che sia legittimo ammazzare (ma in Italia non è prevista la pena di morte), si fa torturando la “persona” condannandola a morire di fame e di sete? Oddio, pare che i signori giudici, con tutto quello che avrebbero da fare in un mare (anzi un oceano) di ritardi, hanno trovato anche il tempo di disporre in proposito, come afferma Enrico Negrotti nell’intervista al geriatra Giovanni Guizzetti, anche responsabile del reparto Stati vegetativi al Centro Don Orione di Bergamo: “I giudici forniscono anche indicazioni pratiche: togliere il sondino nasogastrico in un hospice, somministrare sedativi, idratare le mucose e prevenire, curare l’igiene e l’abbigliamento”. Ma ne scrive anche “Il Foglio” e senz’altro ogni altro quotidiano e da domani tutte le riviste. Forse in tutto il mondo e forse siamo alla farsa, però vi è tanta sensibilità! Bisogna somministrarle morfina per non farla soffrire! Ma allora, mi chiedo, perché non si usa una potentissima scarica elettrica o un’iniezione letale? Non dico spararle un colpo in testa, come facevano nei film western anche i banditi più incalliti! Conclusa questa “minima” premessa, vorrei far presente che da qualche anno m’interesso del “problemino” dei trapianti d’organi, campo in cui tanta gente muore inutilmente, per essere l’espianto soggetto alla donazione da parte della gente di buona volontà, che non è tanta, solo per l’egoismo di fondo imperante nella natura umana. Mai può esservi una donazione immorale, anche se legale, come questa. Tralascio questa problematica e mi limito a far presente che da un anno (o poco più) mi sono imbattuto in una “Lega nazionale contro la predazione di organi e la morte a cuore battente”, la quale pretende, ultimamente con una virulenza impressionante, di far saltare del tutto il sistema dei trapianti, perché non si dovrebbe operare a “cuore battente”, perché si avrebbe l’eliminazione di un uomo. Eppure sanno bene che si deve operare a “cuore battente”, ma che si opera solo dopo che sia stata accertata la “morte cerebrale”. Il che significa che non siamo più in presenza di una “persona”, ma di un corpo esclusivamente fisico, che la scienza attuale può mantenere vitale per lungo tempo (come avviene, in natura, per la coda staccata dal corpo della lucertola). Nello “stato vegetativo”, invece, la persona non è in stato di morte cerebrale, anche se le probabilità di tornare alla vita piena diminuiscono sempre più, man mano che passa il tempo. Ma, come abbiamo visto, il recupero può avvenire anche dopo decenni. E l’alimentazione di una “persone” non può essere considerata “accanimento terapeutico”, per il semplice motivo che il cibo e l’acqua non sono farmaci, ma il mezzo di sostentamento necessario a tutti, sani e malati. Quanto alla presunta volontà della persona in stato vegetativo (che è vita), come si può onestamente dedurla da impressioni (od anche discorsi) ricevuti da estranei? Lo stesso soggetto può fare un’affermazione in un discorso meramente accademico, che potrebbe essere ben diversa alla presenza di un caso concreto (e non solo dopo molto tempo). A tutti è capitato di decidere qualcosa, anche per fatti minimi e, “passata a ‘nuttata”, di aver cambiato idea. Concluderei con il geriatra Giovanni Guizzetti: “… si tratta di un’azione malvagia: non riesco a definire diversamente l’uccisione di un essere umano innocente”. Chi vuol prendersi la briga di raccogliere qualche milione di firme? La mia è già qua sotto.

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