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Mancuso su Nietzsche, il teologo che vide la vittima

9 Luglio 2008 alle 20:30

il senso dello scritto di Mancuso su Nietzsche è interessante, l'imperativo di aprirsi e confrontarsi con Nietzsche è urgente. Vera la sua essenza cristiana colta ma non rivelata appieno da Jaspers. Si possono fare a riguardo alcune sottolineature. Non vi è solo contrapposizione teologica in Nietzsche.Ci sono pensatori che hanno sviluppato l'essenza cristiana colta da N. : ne Il caso Nietzsche Renè Girard e Giuseppe Fornari spiegano non solo la scelta esistenziale catastrofica di Nietzsche ma anche la sua grandezza teologica, Nietzsche ha visto la vittima innocente presente in tutte le religioni ma rivelata nella sua innocenza e ascoltata appieno solo nel cristianesimo:" Dioniso contro il “Crocifisso”: eccovi l’antitesi. Non è una differenza in base al martirio - solo esso ha un altro senso. La vita stessa, la sua eterna fecondità e il suo eterno ritorno determinano la sofferenza, la distruzione, il bisogno di annientamento...Nell’altro caso il dolore, il “Crocifisso in quanto innocente” valgono come obiezione contro questa vita, come formula della sua condanna."(1) ."Nietzsche arriva così a scoprire, nella primavera del 1888, qualcosa che non era mai stato capito con questa chiarezza, e cioè la differenza tra Dioniso e Cristo. La scoperta è talmente grande che è passata inosservata da tutti gli interpreti del filosofo...... L’unico ad avere gli strumenti giusti per riconoscere a Nietzsche quel che gli è dovuto è stato Girard. La sua interpretazione del pensatore tedesco si dimostra vitale perché vitale è l’approfondimento che il suo pensiero consente del messaggio cristiano). A differenza degli antropologi del suo tempo e della massa di relativisti del nostro, Nietzsche comprende che l’uguaglianza strutturale della vicenda delle figure divine di Dioniso e Cristo dimostra non la loro identità, ma la loro differenza abissale. Sia Dioniso sia Cristo vengono uccisi, ma mentre la storia di Dioniso è narrata dal punto di vista dei carnefici, che vedono in Dioniso colui che li incita al sacrificio, la storia della Passione e Resurrezione di Cristo ci fa vedere che chi compie la violenza è la folla, mentre la vittima è del tutto innocente. (2) In questo senso anche il Papa è stato uno dei pochi ad aver notato e sottolineato che N. ha scritto non solo che "Dio è morto"come ricordano canzoni e slogan ma anche, immediatamente dopo, che "noi lo abbiamo ucciso"(3). La cultura contemporanea invece, con una omissione strategica, fa credere che la morte di Dio coincida con la sua inesistenza senza vedere la collettiva violenza umana rilevata da N, violenza collettiva che determina l'assassinio di Dio. La grandezza di Nietzsche è stata di aprire ad una teologia capace di leggere la presenza di Dio nella storia, una teologia che vede Dio assumere i panni della vittima uccisa dai linciatori. Come ha notato girardianamente anche Sofri e, a dispetto della polemica, il Papa nel suo Gesù di Nazareth: “Nel corso dello sviluppo profetico la responsabilità per i poveri, le vedove e gli orfani assume progressivamente lo stesso rango dell’esclusiva adorazione dell’unico Dio: si fonde con l’immagine di Dio, la definisce in modo molto concreto”(4). Dio si mostra nell’invisibile vittima che la Tradizione giudaico cristiana rivela e ascolta. Su questo è un po' difficile vedere furti interpretativi tra religioni: la Bibbia ebraica è in piena continuità con quella cristiana nel vedere la vittima innocente. L'unico torto ebraico è forse non aver riconosciuto che in Cristo la verità ebraica dei profeti rifiutati e uccisi si rivelava e realizzava completamente, anche accettando tutta la storia dell'uomo e rovesciandola dall'interno, con gli occhi e la forza di una vittima che sa perdonare. N. ha dichiarato la sua scelta esistenziale per Dioniso ma alcuni suoi lampi poetici lasciano intravedere una speranza e una luce mancante a molti teologi, forse un ritorno finale al Dio ignoto, alla Vittima innocente, scoperta ma per troppo tempo respinta nella sua vita. Basti un cenno poetico di N.: "Tutti i torrenti delle mie lacrime corrono/ Il loro corso verso di te!/ / E l’ultima fiamma del mio cuore - Per te s’innalza ardente!/ Oh torna indietro,/ Mio Dio ignoto! Dolore mio! Mia ultima - felicità! "(5) N. così non solo detta l'ordine del giorno ma enuncia la decisiva Verità della vittima innocente. Quanto teologi se la ricordano oggi? Si può ancora teorizzare del bene e di Dio senza vedere la vittima innocente? Certo è un argomento pesante e non foriero di successi politici o letterari ....Mancuso ricorda la vittima nel suo primo straordinario libro dedicato al disabile(6). Il disabile è figura incarnata dell'agnello sgozzato dell'Apocalisse (6). Poi Mancuso prende altre strade...forse non è un peccato.. ma solo un sentiero interrotto.... Note. 1 F. NIETZSCHE, Frammenti postumi 1888-1889, vol. VIII, tomo III delle Opere a cura di G. Colli e M. Montinari, tr. it. di S. Giametta, Adelphi, Milano 1986, 14 [89], pp. 56-7 2 G. FORNARI in R.GIRARD FORNARI Il caso Nietzsche: la ribellione fallita dell'anticristo Marietti Milano-Genova 2002 3 J.RATZINGER W.CONGDON Il sabato della storia ediz Jaca Book p.39 4 BENEDETTOXVI Gesù di Nazareth Rizzoli Milano 2007 p.154. 5 F. NIETZSCHE. Nietzsche, Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno, tr. it. di M. Montinari, Adelphi, Milano 1976, vol. I, p. pp. 307-08) 6 V. MANCUSO Il dolore innocente Il dolore innocente. L'handicap, la natura e Dio, Mondadori, Milano

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