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Professor Mancuso, io ritengo assolutamente infondata la sua preoccupazione

7 Luglio 2008 alle 19:15

Egregio Professore Mancuso, lei scrive: “Io sostengo infatti che il mondo è governato dalla forza, da ciò che i greci chiamavano “ananche” e i latini “necessitas”, una concezione che, per alcuni cattolici, mi collocherebbe addirittura al di fuori del cristianesimo” Mi scusi prof, ma lei ha detto ciò che tutti sappiamo circa il mondo, persino Paolo di Tarso si chiedeva: Scrive Paolo di Tarso nella Lettera ai Romani: “Dunque ciò che è buono divenne morte per me? No, certo! Ma il peccato, per manifestarsi come tale, mi diede la morte per mezzo di ciò che è buono, affinché il peccato, per mezzo del precetto, si riveli in tutta la sua malvagità. Sappiamo infatti che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato. Non comprendo quel che faccio, perché non faccio quel che voglio, ma quello che odio. Or, se io faccio quel che non voglio, riconosco che la legge è buona. Dunque, non sono io che faccio il male, ma il peccato che abita in me. So infatti che non il bene abita in me, cioè nella mia carne, poiché il volere sta in mia mano, ma non il fare il bene, poiché non faccio il bene che voglio, bensì il male che non voglio. Or, se io faccio ciò che non voglio, non sono io che lo faccio, ma il peccato che abita in me. Io riscontro dunque in me questa legge, che volendo fare il bene, mi si presenta il male. Difatti, secondo l'uomo interiore, provo diletto nella legge di Dio, ma vedo nelle mie membra un'altra legge, che lotta contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio: per Gesù Cristo, Signore nostro! Dunque, io stesso, con la mente servo della legge di Dio, ma con la carne servo della legge del peccato.” Romani 7, 13-25 Ecco quindi accertato che nulla di nuovo è sotto il sole! Ma la spiegazione alle domande che si fa Paolo, giunge estremamente elegante ed esaustiva da Renè Girard che nella sua antropologia in sintesi dimostra che la costruzione antropologica artificiale che viene definita “Mondo” che per l'appunto è stato fondato una prima volta e da qui il ricorrente “dalla fondazione del Mondo” dei testi sacri, è causa e ed effetto allo stesso modo di ciò che lei ricorda abbiano definito i greci “ananche” e i latini “necessitas”. Solo la consapevolezza di ciò che determina meccanicamente la costruzione antropologica artificiale chiamata mondo porta alla possibilità performativa di cui lei accenna nelel conclusioni del suo ragionamento. Consapevolezza che la costruzione antropologica artificiale chiamata mondo è nata ai fini della divisione dei compiti tra le persone umane e della conseguente redistribuzione dei beni. Ma anche dalla presa d’atto che la costruzione antropologica artificiale chiamata mondo è stata traviata dalla inconsapevolezza, che ha generato l’illusione di ottenere la vita eterna, attraverso l’appropriazione e accumulazione dei beni materiali che andrebbero invece ridistribuiti così come statuito dalla ragione “fondante” del Mondo. Sgombrato il campo quindi dalla sua preoccupazione, che io ritengo assolutamente infondata, di risultare eretico poiché consapevole della forza e della scoperta (per la verità che altri prima di lei hanno fatto) che il mondo è governato dalla forza, c’è da disquisire in merito alla preoccupazione di Dietrich Bonhoeffer dal carcere di Tegel il 21 febbraio 1944: “Mi sono chiesto molte volte dove passi il confine tra la necessaria resistenza e l’altrettanto necessaria resa davanti al destino” che lei fa sua. Ora siccome Gesù ci ha lasciato lo Spirito Santo, lavorando su se stessi in un cammino di ascesi, e quindi lasciando sempre più spazio allo Spirito, (che ricordo a me stesso è Dio) il confine tra resistenza e resa risulta assolutamente visibile e distinguibile e altrettanto la scelta tra le due opzioni poiché l’Eterno è esterno e sopra al Mondo e quindi dal di fuori del sistema è in grado di scegliere, avendo avuto spazio dentro di noi. Circa le sue conclusioni non si può che condividerle senza però il velo di scetticismo da cui sono attraversate. Coraggio!

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