Foto tratta dal sito www.fondazioneleonardo-cdm.com

Serve una nuova “Civiltà delle Macchine”

Daniele Bonecchi

Rinasce a Milano la storica rivista dell’innovazione che accompagnò il miglior pensiero della Ricostruzione. L’iniziativa della Fondazione Leonardo presentata oggi. Alessandro Profumo: “Favorirà la nascita di un umanesimo digitale”

Dio solo sa quanto ci sia bisogno di civiltà del sapere. Nella stagione della superficialità divenuta dogma sociale e di governo, l’idea di garantire una “seconda vita” alla rivista Civiltà delle macchine (della Fondazione Leonardo). “Favorirà la nascita di un umanesimo digitale”, come ha ricordato a Milano, durante la presentazione della nuova edizione della pubblicazione Alessandro Profumo. Civiltà delle macchine rinasce dopo trent’anni. La Fondazione Leonardo, costituita da qualche mese, rinnova il progetto editoriale che nel 1953, con Leonardo Sinisgalli, ingegnere, poeta, matematico e primo direttore della rivista, appassionò tanti lettori nel periodo della Ricostruzione e dello sviluppo economico dell’Italia. Il nome della pubblicazione, che è trimestrale, rimane quello originario ed è un incontro felice tra due parole preziose: “Civiltà” che rappresenta le conquiste di una società che raggiunge un livello culturale evoluto e “Macchine” che simboleggia il lavoro della mente dell’uomo, capace di realizzare congegni sempre più perfezionati per compiere lavori, spesso straordinari, con risparmio di fatica e di tempo. La rivista, grazie al contributo di filosofi, scienziati e artisti, ha proprio l’obiettivo di far dialogare scienza e umanesimo nella fase del pieno sviluppo tecnologico.

 

Non a caso la Fondazione Leonardo ha scelto di presentare il primo numero della rivista a Milano, nel Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, luogo simbolico e crocevia di saperi e culture. E lo ha fatto dando la parola a chi, con pazienza, sta contribuendo a questo progetto. Tra questi, Luciano Violante, presidente della Fondazione Leonardo: “Con ‘Civiltà delle Macchine’ ci rivolgiamo alle generazioni più giovani che nel mondo digitale vivono e vivranno. Potranno sfogliare liberamente la rivista collegandosi al sito della Fondazione e potranno interloquire con il direttore, dandoci idee, suggestioni, proposte. Per loro stiamo anche lanciando un concorso di idee per temi legati all’intelligenza artificiale, nei campi della medicina, finanza, giustizia e difesa; stiamo organizzando, in collaborazione con le università, alcune conversazioni sul futuro incontrando grandi protagonisti del mondo d’oggi. Aiutare l’uomo a servirsi della tecnica; aiutare la tecnica a servire l’uomo. Questi i nostri obiettivi, che abbiamo chiamato umanesimo digitale”. Anche per Peppino Caldarola, direttore della nuova rivista, ci troviamo davanti a una grande scommessa culturale: “Civiltà delle Macchine nel 1953 era un giornale controcorrente e anche oggi ha l’ambizione di esserlo. Controcorrente perché fa dialogare ciò che è diverso, perché ama la parola ragionata e non quella urlata, cerca un nuovo umanesimo nelle lettere e nella scienza. Non avrà limiti nell’esplorare i prodotti del pensiero, dei sogni, delle invenzioni. La cultura è l’unica nostra tesi e dà gioia”.

 

La presentazione del primo numero di Civiltà delle Macchine è stata chiusa da Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo Spa che per primo, insieme al presidente Giovanni De Gennaro, ha creduto in questo nuovo progetto. “In un mondo profondamente cambiato e che affronta la rivoluzione digitale, le motivazioni per la rinascita di Civiltà delle Macchine sono le stesse di 66 anni fa: riflettere sul rapporto tra scienza, tecnologia e uomo e creare un luogo di incontro interdisciplinare e aperto alla contaminazione tra mondi in apparenza distanti, ma in realtà profondamente interconnessi. Sono convinto che questa seconda vita della rivista potrà essere utile per tutti noi, favorendo così la nascita di un ‘umanesimo digitale’, in cui il saper fare sia importante almeno quanto il saper pensare, per crescere umanamente e professionalmente e per arricchire le comunità in cui viviamo” ha detto Alessandro Profumo.