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L'Opa Letizia. Come cambiano gli equilibri nel centrodestra con la nuova egemonia lombarda

Fabio Massa

Nella sua parabola politica Letizia Moratti è tornata alla sua prima casa, Forza Italia, con benedizione di Tajani e regia di Alessandro Sorte, il coordinatore regionale. La prova da superare sono le Europee

Se non si trattasse di politica, si potrebbe dire che gli amori fanno giri immensi e blablabla. ma come che sia, nella sua parabola politica Letizia Moratti è tornata alla sua prima casa, Forza Italia. Una casa che, vivente il Cavaliere, aveva abitato sempre con grande autonomia. Celebri gli scontri con Tremonti e quelli con Arcore quando era sindaco di Milano. La sua indipendenza quando era presidente della Rai, e poi all’Istruzione. Roba che irritava qualche azzurro. Il suo status, ça va sans dire, le dava la possibilità di dire dei no che ad altri non erano consentiti.  E anche di prendere decisioni: a volte sbagliate, a volte giuste. Come quella (errata se vista ad anteriori e pure a posteriori) di correre in Lombardia come presidente contro Attilio Fontana. A guidarla, in quel momento, fu più la delusione per una promessa che riteneva essere stata tradita che non il calcolo politico. Il raccolto alle urne fu scarso. Provò poi a mettere ordine e a mettere pace tra Calenda e Renzi, ma fu un insuccesso. Il Terzo Polo ha resistito come un gatto in tangenziale. Da allora in poi ciascuno l’ha tirata un po’ per la giacchetta. Infine, dunque, Forza Italia. 

 
A livello nazionale l’operazione è stata benedetta e promossa da Antonio Tajani. Ma la regia è locale, con Alessandro Sorte, il coordinatore regionale, che ha tessuto la tela. Una tela inserita nel più vasto disegno globale dell’acquisizione di esponenti e reti per resistere alla prossima grande prova: le Europee. L’incubo infatti non è la soglia di sbarramento al 4 per cento, ma il fatto che questa potrebbe essere superata brillantemente al Sud e magari non valicata al Nord. “Vogliamo la doppia cifra”, azzarda Alessandro Sorte. Grazie all’asset Letizia Moratti, che avrà fin da subito impatti non irrilevanti sul Consiglio regionale. Oggi infatti Forza Italia ha sei consiglieri, Lombardia migliore - Lista Letizia Moratti ben quattro. Con 10 consiglieri, pur rimanendo dietro Fratelli d’Italia e Lega, aumenta di molto il suo peso specifico. Sempre che passino tutti. C’è infatti chi dice che Manfredi Palmeri potrebbe rimanere per tenere in vita il gruppo, per un motivo anche squisitamente tecnico: se infatti rimane in vita, alle prossime elezioni non andranno raccolte le firme per varare una ipotetica una lista civica, o comunque terza rispetto ai partiti. Non una opportunità da poco.

 

C’è poi da considerare il rapporto tra Fontana e Moratti, arrivato ai minimi storici in campagna elettorale. L’ex vicepresidente non ha risparmiato critiche al presidente. Si è ingenerata una querelle nella quale il sunto era quello di una irrimediabile distanza di posizioni politiche e di disistima personale. Come potranno adesso ricomporre i cocci, mentre lei va a ricoprire un ruolo primario nella Forza Italia nazionale, controllando almeno un terzo dei consiglieri regionali della terza forza di maggioranza? Tutti problemi da risolvere. Alessandro Sorte, il coordinatore regionale, è molto ottimista: “Insieme al coordinatore nazionale Antonio Tajani abbiamo fatto questa operazione che allarga i confini e tiene come riferimento il Ppe. Il nostro progetto è ambizioso: riportare Forza Italia al 20 per cento. Nelle prossime settimane diverse le personalità torneranno nel partito. Vogliamo essere una forza libera e forte e determinante in Lombardia. Questo è un laboratorio politico”. Fin qui, tutto bene. Spiega poi al Foglio: “Per quanto riguarda i rapporti con Fontana sono ottimi, tra Forza Italia e la presidenza. Io credo che l’allargamento della maggioranza per qualsiasi amministratore è sempre qualcosa di auspicabile. I rapporti tra Letizia e Attilio? Sul merito della persona non possono esserci dubbi altrimenti non l’avrebbe nominata ai tempi vicepresidente e assessore al Welfare, e credo che le ruggini da campagna elettorale siano ormai cosa passata”. 


Intanto Pierfrancesco Majorino, già candidato contro Fontana superando la contrarietà di un pezzo rilevante (mediaticamente) del partito schierato sull’opzione del sostegno a Moratti, la quale per parte sua vide de visu di fatto tutti gli attori del Pd sia locale che nazionale, spara a palle incatenate: “Moratti dice che rientra in Forza Italia, nel centrodestra. A me pare non fosse mai uscita. Ancora complimenti vivissimi a chi l’ha usata per spaccare l’alleanza alternativa alla destra di Fontana”. Ma in effetti, se anche non ci fosse stata Moratti, visti i numeri ottenuti da Majorino il risultato finale non sarebbe cambiato.