cerca

Dal 26 maggio in edicola con Il Foglio “L’antirazzismo come terrore letterario” di Millet

Secondo appuntamento con la collana “Liberi dal populismo”. Cinque libri per pensare in modo diverso in collaborazione con la casa editrice Liberilibri

23 Maggio 2018 alle 19:42

Dal 26 maggio in edicola con Il Foglio “L’antirazzismo come terrore letterario” di Millet

Nel pamphlet L’antirazzismo come terrore letterario, Richard Millet denuncia l’attuale antirazzismo come nuova ideologia internazionale, il cui obiettivo è imporre una visione del mondo che demolisca le identità dei popoli, per sostituirle con una non-identità globale. Sostenuta dai gruppi di potere dominanti, dei quali fa parte anche la sinistra mondiale, questa ideologia agisce, in forme subliminali ma anche con interventi eclatanti, per mezzo di un capillare controllo. Chi tenti di sfuggire a questa dittatura viene immediatamente perseguito dagli adepti del «partito devoto». Vittima eccellente di questo perverso meccanismo, Millet è stato accusato di razzismo: subdola forma intimidatoria, che mira a paralizzare la libertà di espressione. A tale accusa Millet replica che l’antirazzismo è un terrorismo letterario, teso a ridurre al silenzio chiunque osi esprimersi in senso contrario ai paradigmi del politicamente corretto. Così, oggi, diventa una vera forma di persecuzione per imbavagliare i dissidenti, la letteratura e la libertà di pensiero.

 

Questo tipo di approccio ideologico alla cultura e al dibattito pubblico porta a una limitazione e uno svilimento del linguaggio causa della paura, il terrore appunto, di dire qualcosa che ricade al di fuori di ciò che viene considerato linguisticamente accettabile, induce persino un’inibizione a pensare in maniera diversa rispetto a quello che è il tribunale del correttismo politico e dei direttori unici delle coscienze. E il paradosso di tutto ciò è che proprio questo tipo di approccio, a causa delle maglie sempre più strette in cui stringe la libertà di pensiero, porta alle conclusioni grossolane e pericolose, ma in un certo modo terribilmente liberatorie (come lo sono le eruzioni dei processi digestivi), del populismo attuale.

 

Di seguito, un breve estratto del libro.

“Ciò che si chiama letteratura, oggi, e, più estesamente, cultura, non è che la faccia edonistica di un nichilismo di cui l’antirazzismo è il ramo terrorista. Non c’è in Francia più razzismo di quanto ci siano frutti d’oro ai rami degli alberi, e l’ideologia antirazzista ha bisogno di inventarlo per giustificare il terrore permanente che essa esercita su tutti, a partire dagli scrittori, ai quali rimane solo la scelta fra la collaborazione (a cui acconsente la maggioranza, soprattutto gli indignati) e il rifiuto di questo terrore. Opporsi a questa ideologia dominante equivale a indossare un abito d’infamia, oppure di gloria, quando si abbia per tutta la vita riprovato nei razzisti, negli antisemiti, negli anticlericali, nei rigoristi e negli atei la medesima bestialità, il medesimo rifiuto di pensare, il medesimo odio. A costoro bisogna oggi aggiungere gli antirazzisti. In un mondo dai valori interamente rovesciati e in cui la parola vietata di “razza” diventa l’ossessiva metafora della donna, dell’omosessuale, dell’obeso, del “giovane”, dell’animale ecc., gli antirazzisti si dedicano, in nome del Diritto, a ciò in cui si sono distinti i razzisti più violenti: linciaggio mediatico, condanna giudiziaria, distruzione dell’uomo libero. E ciò mi conduce a sostenere che l’antirazzismo contemporaneo non è altro che una manifestazione isterica e al tempo stesso fredda dell’odio degli altri.”

   

 

La collana “Liberi dal Populismo” nasce contro questo tipo di atteggiamento che in Italia ha preso piede senza la benché minima opposizione culturale, anzi, venendo nobilitato facendolo passare per un grido di dolore mentre non si tratta d’altro che di un colossale rigurgito. La casa editrice Liberilibri e Il Foglio hanno scelto di portare avanti assieme questa battaglia culturale con cinque grandi testi, su argomenti che vanno dalla giustizia all’economia passando per la critica del moralismo e l’analisi del linguaggio. Un invito a pensare in maniera diversa e liberatoria rispetto all’asfittica cortina fumogena in cui è avvolto il ceto medio riflessivo del nostro Paese.

 

Questi i titoli: 

Daniel Soulez Larivière, Il circo mediatico-giudiziario

Richard Millet, L’antirazzismo come terrore letterario

Anatole France, Crainquebille

Michael Novak, Verso una teologia dell’impresa

Lysander Spooner, I vizi non sono crimini

 

Ogni due settimane, in edicola con Il Foglio troverete un volume della collana “Liberi dal Populismo” (4,50 euro + il prezzo del quotidiano). Richiedetelo al vostro edicolante!

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Hebden

    29 Maggio 2018 - 16:04

    Il razzismo e sempre un'espressione della persona primitiva, di basso livello di cultura e istruzione (basta vedere tutti i personaggi razzist di oggi e di ieri - Hitler, Mussolini. Il razzismo non e affatto "natural". Come l'anti-semitismo, e un comportamento imparato. La piu grande tragedia della storia e la nascita di questi maledetti razzisti e anti-semiti che non hanno portato altro che morte, distruzione e miseria

    Report

    Rispondi

  • Giossone

    Giossone

    26 Maggio 2018 - 19:07

    L'umana gente, come tutto il mondo animale, è razzista per eccellenza. Lo sconosciuto e qualsiasi forma vivente è vista con circospezione. L'antirazzismo è un fatto culturale. L'umana gente va coltivata ad accettare lo sconosciuto, ad essere tollerante. Questa cultura può essere oggetto di strumentalizzazione, come infatti descrive questo articolo. Se l'estraneo crea delle negatività al proprio modus vivendi scatta subito in noi il razzismo più evidente.

    Report

    Rispondi

Servizi