Marco Mazzocchi (foto LaPresse)

Tra Amedeo Goria e Paola Ferrari, quanto è dura guardare Euro 2016 sulla Rai

Mahatma
I collegamenti dalla Francia in uno sgabuzzino dalla scenografia che forse neanche userebbero in una tv locale dell’Abkhazia, le domande degli spettatori, i teatrini sportivi, le interviste degli inviati. Tutto il peggio dell'Europeo sulla rete di stato.

Il neodirettore di Raisport, Gabriele Romagnoli, mi aveva messo di buon umore. In primo luogo perché aveva mandato a quel paese i suoi redattori durante un’assemblea di redazione – e naturalmente aveva fatto bene – poi perché tra le sue prime mosse c’era stata quella di azzerare Varriale e i suoi programmi che da decenni dominano il palinsesto sportivo della tv di stato. Perdonata a Romagnoli la cavolata della “narrazione”, cioè il voler imitare Buffa di Sky quando il meglio che hai è la prosa d’un Saverio Montingelli, mi sono messo per una mezza sera a guardare mamma Rai.

 

Ero collegato naturalmente su SkySport 1, con il salotto pre partita condotto da Marco Cattaneo. Lì c’era Billy Costacurta a parlare di calcio e il monumentale Paolo Condò. Decido di cambiare canale, di tentare l’azzardo, di andare su Raiuno. Mi ritrovo con Paola Ferrari che sembrava l’estasi di Santa Teresa tanto era illuminata e Marco Mazzocchi. Seduti vicini vicini su due precari sgabelli, in uno sgabuzzino dalla scenografia che forse neanche userebbero in una tv locale dell’Abkhazia. Mi si è mosso qualcosa dentro e ho pensato che la rivoluzione forse non toccava lo studiolo del pre e post partita. Così, costretto da parentame vario over 70 sprovvisto di Sky, ieri ho riprovato a guardare la Rai. Un’immagine plastica che non scorderò mai più: in collegamento dal ritiro degli Azzurri, ecco Amedeo Goria con a fianco il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, con addosso una maglietta maniche corte dell’Italia super attillata che lo rendeva molto portaborracce da campo di periferia. La cosa peggiore è il Goria che lo trattava come fosse il Re Sole, con domande e inchini da Ancien Régime.

 

Alle 7 (di sera) c’è l’attesissima rubrica per i giovani, cioè per quelli che secondo la Rai usano i social network. Si chiama #chiediloagianni, dove il Gianni in questione è il bravo Cerqueti, telecronista. Due esempi di domande arrivate a #gianni: “E’ giusto che nel calcio vince sempre il più forte?”. E ancora, “Secondo te Mudingayi in carriera è stato penalizzato dal bagaglio a mano che doveva portarsi appresso?” La sera, poi, uno show da Mondiali Italia 1990 con Insinna e vari ospiti, tra cui Arrigo Sacchi in posa rigida (e in prestito da Mediaset!), Balzaretti e tanti altri. Non volevo crederci, ero pronto a perdonare tutto e dare fiducia. Fino a quando non mi sono imbattuto nel sondaggio di Raisport: “Secondo voi, i disordini di Marsiglia erano prevedibili?”.

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  • E' nato al nord (non serve dire dove né quando, anche perché sono informazioni buone per necrologi e che poco interessano il lettore più o meno interessato). Si considera maturo quanto a età, meno a dotazione intellettuale. Non se ne cruccia, sapendo che la capacità d'elaborazione mentale in codesto mondo non deve essere per forza alta (d'altronde Hegel e Kafka non sono più bestseller da qualche decennio). Segue lo sport in generale a eccezione delle bocce, del sumo e del golf, che considera una delle più grandi sciagure capitate all'umanità, quasi quanto lo sport trasmesso sulle reti Rai. (ne parla sovente su questo giornale) Appassionato di cucina televisiva, ama le pentole che si vedono a MasterChef (delle cui puntate cura periodicamente le recensioni sempre su questo giornale) e soprattutto la relativa dispensa. Ricorda con rimpianto la tv del cane di Paolo Limiti, Floradora.