
l'editoriale dell'elefantino
Stanca della politica la Francia s'annoia. Mala tempora
Macron è impopolare, Bayrou fa le valigie, ora verrà forse il turno di Mélenchon o dei frontisti di destra rifatti di bel nuovo, ma liberali no, mai. Bel problema per un’Europa stretta tra Putin che spadroneggia a est e Trump che spadroneggia a ovest
Macron è impopolare. Bayrou il democristiano, il centrista, fa le valigie con tutta l’austerità incorporata nel suo bilancio, addirittura due festività abolite nel paese della festa continua e delle pensioni giovanili. A parte i suoi errori, Macron è un presidente liberale, già è un miracolo che abbia fatto un mandato e mezzo, il presidente dei ricchi, Giscard d’Estaing si limitò a uno, e la Francia si compiace di essere giacobina, barricadera, anche quando a dominare sono i conservatori, un mon général come de Gaulle o un professore di liceo della provincia come il gollista Pompidou, e ora verrà forse il turno di un altro docente liceale come Mélenchon, il trombone della Francia indomita, frontista di sinistra, o della Le Pen, ostruita dai processi, o del giovane sperimentale Jordan Bardella, frontisti di destra rifatti di bel nuovo, ma liberali no, mai.
Chissà che le macumbe dei liberali e conservatori riescano a sbarrare la strada ai nuovi barricaderi, non sembra facile la strada per i residui del gollismo d’antan e per il giovane un po’ flebile e bravo Glucksmann, socialdemocratico tinto di liberalismo militante, malgrado la situazione pesante del bilancio pubblico e altri grandi rischi legati da un lato all’antisemitismo ducesco di Jean-Luc o alla fobia xenofoba degli eredi di Jean-Marie Le Pen. L’unico che li aveva domati, i francesi, per ben quattordici anni, era stato François Mitterrand, che era un vichista trasformista trasformato in socialista, che vinse su un programma di nazionalizzazioni e sull’odio per l’argent, il denaro, e procedette poi spedito con le astuzie del fiorentino, in compagnia di un capitalismo arrembante e mascherato. Il centro socialdemocratico (Hollande) e la destra moderata e modernizzatrice liberaloide (Sarkozy) fecero cattiva figura, un’incompiuta.
Bel problema per un’Europa stretta tra Putin che spadroneggia a est, e ora si raccoglie anche in Cina con i peggio nuovi presunti padroni del mondo, e Trump che spadroneggia a ovest con le sue vendette e le sue peripezie da wannabe autocrate. Non fosse per il solido Merz, troppo abbronzato, e la solida Giorgia Meloni, che con Giorgetti spalma senza problemi l’immenso debito del meraviglioso e utilissimo 110 per cento (si sapeva, il nostro destino è spendere e spalmare) e supera la Francia anche nel rendimento dei titoli di stato, saremmo messi proprio benone, con Sánchez e Begoña nei pasticci neri e tutto il resto. Ma ai francesi piace così, adorano la messinscena robespierrista o il maurrassismo riformato, tutto tranne il liberalismo. Eppure è un paese di banche, di servizi pubblici fenomenali, di negozietti di prossimità, di esperienze naturalmente liberali nel reddito medio, nei costumi, nelle abitudini, nella cultura, ma guai a ricordarglielo. Ora è il momento della lassitude, della stanchezza per la politica, la Francia di nuovo s’annoia, e la sua noia è sempre stata portatrice di avventura, non sempre della stoffa migliore. Per come è messo il mondo, nonostante una certa sua leggerezza di tatto e volubilità mentale, la soluzione Macron, con un eventuale erede, era appunto una soluzione, la successione sarà il problema, un altro problema che il Grande Sud integrato dagli incubi eurasiatici e l’ex impero americano destinato a affogare in dazi e sentenze ineseguibili, sconfitto da sé stesso e dal tribunismo della democrazia, non faticheranno a usare per i loro scopi strategici.
Mala tempora. Non è lontano il momento in cui saranno rimpiante la tanto criticata globalizzazione, la promessa del liberalismo, sempre sfrenato e cattivo, un modo di vivere che le future generazioni avrebbero apprezzato, se la grande tempesta non ci avesse tutti travolti.