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l'asse francia-germania

Macron e Merz si fanno le feste, ma sullo Scaf c'è poco da brindare

Mauro Zanon

Il presidente francese e il cancelliere tedesco si mostrano uniti, ma il progetto per lo sviluppo dei caccia del futuro è in crisi. I due paesi sono ai ferri corti sulla governance. Parigi vuole la leadership, ma Berlino minaccia il ritiro in favore del progetto alternativo Gcap

Parigi. Era il luglio del 2017 quando il neoeletto presidente francese, Emmanuel Macron, e l’allora cancelliera tedesca, Angela Merkel, annunciarono il Système de combat aérien du futur (Scaf), un ambizioso progetto per lo sviluppo entro il 2040 di un caccia multiruolo di sesta generazione, New generation fighter (Ngf), assieme a un sistema di combattimento interconnesso che permetta di migliorare la condivisione delle informazioni tra i vari attori operativi: aerei, droni, satelliti, missili, navi da guerra. Nell’aprile del 2018, nel quadro della Mostra internazionale dell’aeronautica e dello spazio di Berlino, i due colossi coinvolti nel programma, Dassault Aviation per lo sviluppo del caccia, e Airbus Defence and Space per la parte droni e cloud, firmarono un primo accordo. E nel 2019, al progetto, aderì anche la Spagna, azionista di riferimento di Airbus assieme a Francia e Germania. Le basi per una convergenza storica nel campo della difesa, in quell’ottica di autonomia strategica europea tanto cara al presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, sembravano solide fino allo scorso luglio.

Ossia fino a quando il ceo di Dassault, Éric Trappier, ha denunciato i problemi di governance dello Scaf. “Non siamo padroni del nostro progetto. Abbiamo un consorzio che blocca molte decisioni”, dichiarò Trappier, prima di aggiungere: “C’è un problema di efficacia in un progetto dove non c’è un vero leader ma tre ‘co-co-co’. Citatemi un solo esempio di progetto industriale ambizioso in cui non c’è un unico leader. Se non possiamo guidare il Ngf, non possiamo andare avanti. Non è un problema di soldi, ma di governance”. Nei progetti iniziali, Francia, Germania e Spagna dovevano avere una ripartizione dei ruoli più o meno equilibrata. Ma Parigi, a luglio, ha fatto sapere a Berlino di voler controllare l’80 per cento del progetto, poiché il cuore dello Scaf, ossia lo sviluppo del caccia Ngf, è di competenza di Dassault. 
La pretesa francese ha indispettito la parte tedesca, contraria a qualsiasi revisione che possa ridurre la sua quota o il proprio controllo sul programma. “Se questa richiesta venisse accolta, rinunceremmo a troppa indipendenza e sovranità, e finiremmo per finanziare un progetto francese con fondi tedeschi”, dichiarò già a luglio il deputato Spd e membro della commissione Difesa Christoph Schmid.

Martedì, in un documento inviato alla Commissione bilancio del Bundestag, il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha ribadito la contrarietà di Berlino a uno squilibrio a favore di Parigi nello sviluppo dello Scaf, accusando l’industria francese di compromettere il successo del progetto con le sue richieste di leadership esclusiva. Accuse che hanno suscitato la reazione immediata di Dassault. “Se un domani vogliamo avere un prodotto performante, con un budget ottimale, è necessario che le competenze siano messe in primo piano. Altri direbbero che devono essere i ‘best athletes’ a dirigere”, ha dichiarato martedì il ceo di Dassault Éric Trappier, prima di aggiungere: “Non spetta a me dire che siamo i migliori atleti. Dico solo che, se prendo l’esempio del Rafale, è il miglior aereo da combattimento costruito in Europa”.  Difficile avvicinare la Germania alla posizione francese dopo dichiarazioni del genere. Ci proverà il capo dello stato, Emmanuel Macron, che ieri ha accolto il cancelliere tedesco Friedrich Merz nella sua residenza estiva del Fort de Bregançon, e oggi a Tolone presiederà il consiglio dei ministri franco-tedesco. “Se non otteniamo una decisione per passare alla fase 2 (la sviluppo di un dimostratore, ndr), tutto diventerà sempre più difficile. Più la decisione viene ritardata, più l’attuazione dello Scaf diventa irrealistica”, ha dichiarato mercoledì con toni piuttosto pessimistici il deputato dell’Spd Christoph Schmid. E da Berlino non escludono più che la Germania possa abbandonare lo Scaf e orientarsi verso il progetto concorrente italo-anglo-nipponico Global combat air programme (Gcap).