Un poster del partito Russia Unita recita: "Per il Donbas, dove vuoi vivere!" prima delle elezioni locali a Donetsk il 7 settembre 2023 (AP Photo) 

Quanto si somigliano la propaganda di Hamas e quella della Russia nelle due guerre

Tetayana Bezruchenko

L’attacco del 7 ottobre e Mariupol, le notizie false, l’indignazione soltanto per alcune vittime. Il marchio inconfondibile dei regimi si riconosce

Alcuni video che girano in rete e riguardano la guerra di Israele contro Hamas mi rimandano a sensazioni già vissute e mi fanno rivivere lle operazioni che il  Cremlino ha svolto nella regione ucraina del Donbas dal 2014, con la fabbricazione di  filmati falsi per accusare Kyiv di aver compiuto atrocità contro la popolazione dell’Ucraina orientale. La propaganda opposta veniva fatta da Mosca quando invece fabbricava le prove per negare le atrocità compiute dal suo stesso esercito, a Bucha, per esempio. Oggi, tutto questo è simile a quello che sta vivendo Israele, che dopo aver subìto l’attacco di Hamas, deve proteggersi anche dalla sua propaganda.  


Il 2014 segnò l’inizio di una narrazione distorta, con la Federazione russa specializzata nella produzione di video riguardanti un immaginario  “genocidio del popolo del Donbas”. Questi “orrori”, inizialmente documentati, si sono rivelati tutti fasulli e facilmente confutabili con una rapida verifica delle immagini.  Il conflitto in medio oriente ha riportato in auge le immagini e “i dubbi” vissuti anche durante l’assedio di Mariupol da parte dell’esercito di Mosca, come nel caso del bombardamento dell’ospedale di maternità a Mariupol.  L’inganno richiede spazio e tempo, risorse che i difensori della città  assediata non avevano a disposizione.


 Questo modus operandi, in cui si  dipinge l’avversario come aggressore, trova un parallelo nella narrativa di Hamas contro Israele. Il paradigma è identico: distrarre dall’aggressione reale puntando il dito accusatore verso le vittime. Un gioco pericoloso che attraversa confini geografici, richiedendo una comprensione critica della realtà al di là delle menzogne orchestrate dai terroristi. Ho collaborato con numerosi giornalisti sin dall’inizio di febbraio 2022. Con una giornalista che si occupa non solo di giornalismo ma anche di progetti culturali, abbiamo affrontato diverse tematiche.  Mi ha contattato nel giorno in cui l’esercito della Federazione russa (i “russi”) ha  bombardato l’ospedale di maternità a Mariupol, un attacco che ha devastato la sensibilità di tutto il mondo nei confronti della parte di popolazione più fragile, le donne incinte e i neonati.  La giornalista mi ha scritto: “Dicono che è una scena creata dagli ucraini. Tu cosa dici?”.  Fisicamente, sottolineo, ero a Milano nella mia confortevole casa, ma vivevo virtualmente a Mariupol attraverso le chat  di Telegramm.  Le ho risposto esattamente questo: “Non sono a Mariupol, non posso rassicurare come un testimone oculare che ho visto qualcosa con i miei occhi, ma conoscendo la città, la distribuzione delle aree e le strutture, ho visto su video recenti che quella zona è stata pesantemente bombardata dal cielo, cioè con bombe aeree, che lasciano un’impronta inconfondibile. E gli aerei ucraini non arrivano a Mariupol”. Le ho inviato foto degli altri edifici della zona, tra cui  l’università completamente distrutta. 


Con il ritmo degli attacchi e della distruzione da parte degli invasori, sembrava evidente e incomprensibile perdere tempo a creare scenari di distruzione minore. Tuttavia, ricordavo la propaganda del Cremlino che, dal 2014, si era specializzata nel filmare gli “orrori” del “genocidio del popolo del Donbas”, tutti semplicemente falsi. Agilmente confutabili con  un piccolo controllo delle immagini. Per creare video del genere, devi avere spazio e tempo, ma i difensori di una città assediata non ne avevano. Inoltre, non avevano bisogno di danneggiare le proprie case e uccidere i propri concittadini per peggiorare l’immagine dello stato aggressore, lo stato terrorista, che abbiamo l’abitudine di chiamare Russia,  un paese che non ha mai smesso di uccidere, distruggere e nascondere la verità con falsità e bugie, puntando il dito verso le vittime. Il paradigma utilizzato per i “bambini palestinesi ammazzati dai cattivi israeliani” è identico e non ha rispetto neppure per le tante vittime dentro alla Striscia di Gaza, dove si combatte una gierra che i miliziani sapevano bene che avrebbero provocato con l’attacco del 7 ottobre. Non so cosa pensino le persone quando accendono “l’interruttore della giustizia” solo per alcuni bambini o per alcuni popoli, rimanendo indifferenti quando altri vengono massacrati. Dopo dieci anni di propaganda di ogni genere proveniente dalla Federazione russa, riconosco lo stile inconfondibile che si usa per puntare il dito verso le vittime, e  seminare il “dubbio”. Lo riconosce non attraverso la pelle, ma attraverso la carne viva di una ferita ancora aperta.

   

Tetayana Bezruchenko è attivista per i diritti umani e mediatrice linguistico e culturale originaria di Mariupol