l'altro voto in germania

A Berlino i cittadini vogliono espropriare le case ai fondi immobiliari

Luciana Grosso

Oltre al voto per la cancelleria, a Berlino domenica è stata eletta alla guida della città Franziska Giffey. Passa il referendum che chiede di requisire gli immobili: i cittadini chiedono un intervento per calmierare il mercato 

Ieri sera, mentre tutto il mondo guardava alle elezioni in Germania, Berlino guardava (anche) da un’altra parte: in particolare a altri due voti, tutti locali. Uno, quello per il sindaco è stato vinto dalla candidata di SPD Franziska Giffey, ex ministro della famiglia nel quarto governo di Angela Merkel e costretta alle dimissioni, la scorsa primavera, da un pasticcio di tesi di dottorato copiate. Lo scandalo, a quanto pare, non le ha fatto poi molto male, dal momento che, verso mezzanotte è apparso chiaro il suo vantaggio sull’altra favorita, la Verde Bettina Jarasch (22% a 19%), con la quale, da qui in poi, dovrà contendersi il ruolo di sindaco nelle lunghe e consuete trattative post elettorali tedesche. 

 

 

L’altro voto che ha tenuto occupati i berlinesi (la cui giornata elettorale, per altro, è stata funestata da ritardi, code e pasticci)  è stato quello per il referendum per l’Esproprio dei patrimoni immobiliari di più di 3000 case. Il risultato del voto è stato positivo: ha vinto il sì  con il 56%.

 

 

Tuttavia, nonostante il voto, difficilmente ai fondi immobiliari berlinesi (che possiedono e affittano a prezzi che, di fatto, stabiliscono da soli, più di 200 mila case) saranno espropriati gli immobili.

 

 

Il referendum, infatti, è solo consultivo e non ha nessuna forza vincolante, se non quella di imporre al Senato della città di prendere in considerazione la cosa e di discutere dell’opportunità di una legge in tal senso. Il problema però è che, nell’assemblea berlinese, non sembra ci possa essere, in nessun caso, una maggioranza disponibile a votare una misura del genere. L’unico partito che si è espresso a favore del referendum e degli espropri è la Linke (che ha preso poco meno del 15%), mentre Spd e Verdi non vogliono nemmeno sentirne parlare (e tanto meno) vuole sentirne parlare Cdu. Non solo: l’operazione di esproprio potrebbe avere un costo enorme (stimato dagli otto ai 30 miliardi di euro) e, soprattutto potrebbe incontrare la praticamente certa opposizione legale dei fondi immobiliari proprietari che impugnerebbero la cosa, facendo cause su cause con lo scopo di bloccare, o quanto meno di rallentare fino alla sfinimento, l’operazione.
 

Eppure, nonostante l’impresa di esproprio appaia disperata e senza nessuna possibilità concreta di successo, i berlinesi la hanno votata comunque. Perché? Probabilmente per chiedere cento per ottenere dieci, ossia per ottenere un intervento del governo locale affinché calmieri gli affitti o imponga ai grandi proprietari di mettere le loro case a disposizione dell’edilizia popolare. O più prosaicamente affinché si trovi una soluzione al problema delle case a Berlino. 

 

 

Un risultato che, in parte, potrebbe già essere stato raggiunto, dal momento che Bloomberg riporta che “il 17 settembre, Berlino ha raggiunto un accordo per riacquistare 14.750 appartamenti al costo di 2,46 miliardi di euro (2,9 miliardi di dollari) dai due fondi immobiliari, Deutsche Wohnen e Vonovia SE. Sebbene questo trasferimento rappresenti una frazione delle partecipazioni berlinesi delle società - e il costo pubblico del piano è stato criticato dagli attivisti pro-espropriazione - suggerisce comunque che la campagna potrebbe esercitare pressioni per il cambiamento”. 

 

La questione degli affitti a Berlino, da tempo, è uno dei più complicati problemi della città: le case non ci sono, e quelle che ci sono costano troppo. La cosa può suonare strana a chi si è perso qualche pezzo dell'evoluzione della città ed è rimasto fermo ai primi anni 2000, quando Berlino, con i suoi prezzi decisamente abbordabili, era considerata una specie di bengodi per chi cercava casa. La situazione però, con il tempo, è cambiata: la municipalità indebitata ha venduto quasi tutti i suoi appartamenti, comprati per lo più da fondi immobiliari, la gentrificazione ha fatto il suo inevitabile corso e, in breve tempo, gli affitti sono raddoppiati (+20% solo nel 2017) a fronte di un numero di case disponibili sul mercato sempre minore. 

 

Così un gruppo molto composito di residenti ha raccolto circa 300 mila firme (il doppio delle 175 mila necessaria) per ottenere il voto  per chiedere l’esproprio delle proprietà delle società immobiliari che hanno più di 3000 appartamenti.  Il che significa, in buona sostanza, espropriare soprattutto il patrimonio immobiliare dei grandi fondi immobiliari, il più noto (e odiato) dei quali è il gigante Deutsche Wohnen, il cui nome, non a caso, era parte del nome stesso del referendum “Espropriare Deutsche Wohnen & co.”.

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