In Francia

La politica del trash di Monsieur Hanouna

Il tribuno populista della tv francese fa sfilare i politici nel suo programma e "ha intenzione di giocare un ruolo catodico di primo piano per le presidenziali del 2022”

Mauro Zanon

Paris Match ha dato qualche informazione sui piani del conduttore nato a Parigi, da genitori ebrei tunisini, in un articolo intitolato “Cyril Hanouna: il suo libro fa tremare i politici”. Hanouna sta ultimando la stesura di un saggio politico che uscirà il prossimo 6 ottobre: “Ce que m’ont dit les français”, quello che mi hanno detto i francesi

Lo scorso aprile, il Monde ci è andato giù pesante nella copertina del suo magazine del weekend, M, dedicata all’animatore televisivo più famoso di Francia: Cyril Hanouna.

 

“La politique du pitre”, ha titolato il giornale dell’establishment parigino, la politica del buffone, del clown, di Hanouna, appunto, alfiere del populismo catodico da conduttore della trasmissione di infotainment “Touche pas à mon poste!”, in onda su C8, canale del gruppo Canal Plus, di proprietà di Vincent Bolloré. “Noto per le sue pagliacciate e le sue provocazioni in diretta, l’animatore vedette di ‘Touche pas à mon poste!’ e di ‘Balance ton post!’ su C8 è un potente uomo d’affari dietro le quinte. A 46 anni, questo amico dei Bolloré ha intenzione di giocare un ruolo catodico di primo piano per le presidenziali del 2022”, scriveva il Monde tre mesi fa. Ieri Paris Match ha dato qualche informazione in più sui piani del conduttore nato a Parigi, da genitori ebrei tunisini, in un articolo intitolato “Cyril Hanouna: il suo libro fa tremare i politici”. Hanouna, secondo quanto rivelato dal magazine parigino, sta infatti ultimando la stesura di un saggio politico che uscirà il prossimo 6 ottobre per i tipi di Fayard: “Ce que m’ont dit les français”, quello che mi hanno detto i francesi.

 

Da un mese a questa parte, secondo le informazioni di Paris Match, Hanouna sta esponendo la sua “visione della Francia del 2022” a Christophe Barbier, editorialista di Bfm.tv ed ex direttore dell’Express: visione che verrà messa su carta quest’estate e rappresenterà il fulcro del libro. Scritto in prima persona, il saggio di Hanouna sarà inoltre impreziosito da alcune analisi di Barbier in versione “psicanalista politico” e dall’analisi di ricercatori ed esperti di comunicazione sugli ultimi tre anni di trasmissione su C8.

 

“Non si è capito nulla di Cyril Hanouna se non ci si rende conto che è un uomo di potere. Un uomo di potere animato dal potere”, ha commentato su M Philippe Moreau Chevrolet, esperto di comunicazione e professore a Sciences Po. A “Touche pas à mon poste!”, trasmissione che registra sbornie di ascolti ogni sera dal lunedì al venerdì, si parla di tutto: dall’ultima riforma di Macron alla polemica sui Måneskin che strappano la vittoria dell’Eurovision alla Francia all’ultima curva, dall’ultimo gossip che riguarda l’attrice del momento ai litigi della nazionale francese, ma lo si fa sempre con toni populisti e modi grossolani.

 

Agli intellò della rive gauche, Hanouna fa venire il voltastomaco, ha la qualità di un vino rosso da due euro che compri al discount, l’apoteosi del trash, il più infrequentabile degli infrequentabili. Ma a prescindere dall’opinione che si ha nei suoi confronti, è innegabile la sua centralità nel dibattito francese. Dai gilet gialli alle vittime delle violenze della polizia, dalle donne velate ai no-vax, dai personaggi del reality show ai virologi, tutti sono passati dalle sue parti.

 

Jérôme Fourquet, politologo e direttore del dipartimento Opinion dell’istituto sondaggistico Ifop, ha calcolato che dieci milioni di francesi hanno visto almeno una volta Cyril Hanouna e sei milioni lo seguono regolarmente. Cifre che non lasciano indifferenti. Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale francese, è stato uno dei primi a partecipare a “Touche pas à mon poste!” nel lontano 2013. Diversi ministri di Macron hanno sfilato da Hanouna, a partire dall’attuale ministra delegata alla cittadinanza Marlène Schiappa, che ha coanimato con lui un dibattito con i gilet gialli.

 

La Schiappa è una fan di Hanouna, non perde mai l’occasione di elogiarlo e lo scorso aprile ha detto che lo vedrebbe bene come animatore del dibattito tra il primo e il secondo turno delle presidenziali del prossimo anno. A Parigi, quella di Hanouna, la chiamano “force de frappe mediatica”. L’inquilino dell’Eliseo sa bene che è anche una “force de frappe elettorale”, che potrebbe cambiare le sorti dello scrutinio presidenziale. “Emmanuel Macron ama parlare con lui, tastare il polso della Francia profonda”, scrive Paris Match. Dopo l’estate, Hanouna animerà una nuova trasmissione politica, nella quale spera di poter invitare tutti i candidati alle presidenziali 2022.

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