esclusiva del Foglio

L'Italia raddoppia in Libia

Daniele Raineri e Valerio Valentini

Una guarnigione di soldati italiani a Tripoli, altri duecento soldati per aumentare la sicurezza al confine con il Niger, mettere la Guardia Costiera sotto Irini. Il piano del governo Draghi

Secondo informazioni esclusive del Foglio, il governo Draghi si prepara ad aumentare di molto l’impegno militare in Libia al fianco dell’esecutivo provvisorio del primo ministro Abdelhamid Dabaiba con un piano ambizioso e coordinato con la Francia. Dalla discussione in corso sul decreto per il rifinanziamento delle missioni militari all’estero, che arriverà in Parlamento per essere votato nella prima metà di luglio, risulta che l’Italia vuole schierare più di seicento soldati in Libia e al confine sud con la Libia, grazie a un accordo politico con Dabaiba. Andiamo con ordine. Quattrocento soldati italiani partiranno per Misurata, la città libica sulla costa dove nel compound dell’aeroporto internazionale c’è un ospedale militare gestito e sorvegliato da duecento militari italiani – è lì dal 2016 – nell’ambito della missione Miasit. Duecento soldati resteranno a Misurata per il normale avvicendamento con altrettanti commilitoni che sono già lì e gli altri duecento si sposteranno – se l’accordo politico è confermato da un invito formale dei libici – a Tripoli, dove parteciperanno alle complesse operazioni di sminamento attorno alla città. Un anno fa, quando le milizie del generale Khalifa Haftar (comprendevano mercenari russi) furono costrette alla ritirata, seminarono l’area del fronte con migliaia di trappole esplosive. Rimettere in sicurezza quelle zone è un’operazione laboriosa e ci sono già squadre di specialisti turchi al lavoro. L’arrivo degli italiani è un aiuto importante ma anche un segnale diplomatico: non c’è soltanto la Turchia. La presenza di una guarnigione di duecento soldati italiani a Tripoli sarebbe molto significativa. La capitale libica per anni è stata agitata da scontri e tentativi di golpe e ci sono stati periodi di caos completo, ma l’ambasciata italiana è stata la sola a restare. Adesso alla presenza diplomatica si affiancherebbe anche una presenza militare. Il capo di stato maggiore italiano, Enzo Vecciarelli, due giorni fa era a parlare a Tripoli con il suo omologo libico, Mohamed al Hadad. 


La parte più ambiziosa del piano riguarda però il confine meridionale della Libia, da dove arrivano i convogli dei trafficanti che portano i migranti verso la costa, dove poi si imbarcano e tentano la sorte verso le nostre coste oppure sono bloccati e finiscono nei centri di raccolta in condizioni disumane. Dopo Tripoli, Vecciarelli si è spostato nella zona per un sopralluogo, a centinaia di chilometri dalla capitale. Da anni si parla di piazzare sensori di terra lungo il confine, per monitorare i passaggi e capire da dove entrano i trafficanti e quali sono le zone da sorvegliare. Un numero di soldati italiani compreso tra duecento e duecentocinquanta si occuperà di addestrare forze libiche che poi interverranno nei punti più esposti del confine tra Libia e Niger – dove è già presente un altro contingente italiano per la missione Misin. Il piano prevede anche la fornitura da parte dell’azienda italiana Leonardo del sistema di sensori di terra e di quattro elicotteri non armati, del resto c’è un embargo delle Nazioni Unite che proibisce l’esportazione in Libia di armi. Si tratta di mezzi che sarebbero occupati nella regione di confine, che è immensa – duemila chilometri – desertica e spopolata. In quella parte di Libia, il Fezzan, il controllo del governo di Tripoli è tenuissimo, per usare un eufemismo. Quando nel giugno 2018 si parlò di una base italiana nella zona, a Ghat, il generale Khalifa Haftar insorse e denunciò “l’intromissione straniera”. Nella zona da due settimane è di nuovo attivo lo Stato islamico, che era stato in sonno per un anno. Non è ancora chiaro nell’ambito di quale missione agirebbero questi addestratori italiani e se sarebbero presi, è un’ipotesi, dalle missioni militari italiane già in corso nei paesi del Sahel (tra cui Misin e Task Force Takuba). Di certo c’è un coordinamento europeo, in particolare con la Francia che è molto attiva nella regione. 


L’addestramento della Guardia Costiera libica, che l’anno scorso fu un punto molto discusso del rifinanziamento, sarebbe assegnato alla missione europea Irini, come il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha proposto anche di recente a Lisbona. 
 

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