Lo strano rapporto di Steven Seagal con Russia e Venezuela

Mattia Giusto Zanon

Regala una katana a Maduro e difende le politiche di Putin. L’attore americano e le sue frequentazioni discutibili. Cittadino russo dal 2016, l’amicizia con il leader del Cremlino e ora gli incarichi di rappresentanza diplomatica. Un personaggio picaresco che gira il mondo come una trottola

    La scorsa settimana sulla tv di stato venezuelana sono state trasmesse delle immagini assurde, riprese nel palazzo di Miraflores, la residenza di Nicolas Maduro. Si vede il codino più famoso del mondo, forse l’unico più famoso di Baggio, Steven Seagal, attore di action e grande appassionato di arti marziali, mentre omaggia il presidente venezuelano con un dono se non altro insolito: una katana, la celebre sciabola giapponese. L’arma è sacra per i samurai, un regalo simbolico che rappresenta i loro valori morali.

     

     

    Maduro lo ha ricevuto vestito in liqui liqui, un tradizionale abito maschile venezuelano, ma invece di quello candido usato da Gabriel García Márquez per andare a ritirare il Nobel, ne aveva uno nero come la pece, le stesse tinte fosche che avvolgevano Seagal, ormai più simile al cattivo di un film di Austin Powers che all’eroe macho delle mille pellicole d’azione degli anni Novanta.

     

     

    Maduro, in presenza della moglie Cilia Flores, del presidente del Parlamento Jorge Rodríguez, e del ministro delle Comunicazioni Freddy Náñez, non si è fatto pregare: ha sfoderato la sciabola e si è offerto a favor di telecamere in diverse pose da combattimento, quasi caricaturali. "Ho avuto un incontro molto amichevole e affettuoso con Steven Seagal" ha dichiarato in una trasmissione televisiva in cui si riferiva all’attore statunitense come «mio fratello». I due hanno parlato di amici comuni come il presidente della Russia, Vladimir Putin.

     

    Nel 2016, Putin ha concesso a Seagal la cittadinanza russa e gli ha consegnato il passaporto durante una celebrativa trasmissione televisiva allestita per l’occasione. Due anni dopo, al giuramento di Putin per il quarto mandato, erano presenti anche Seagal e la moglie Erdenetuya Batsukh, originaria della Mongolia che l’attore ha conosciuto in qualità di sua interprete nel paese asiatico nel 2009. Dopo il giuramento il presidente russo decide di affidargli un compito molto particolare: migliorare i legami tra Mosca e Washington in qualità di “inviato diplomatico speciale”, facilitando «le relazioni tra Russia e Stati Uniti in campo umanitario, compresa la cooperazione nella cultura, nelle arti, negli scambi pubblici e giovanili».

     

    L’attore, ha sempre difeso a voce alta le politiche di Putin, inclusa l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, e ha criticato più volte il governo degli Stati Uniti. L’anno scorso, l’Ucraina ha vietato a Seagal di entrare nel paese per cinque anni, adducendo ragioni di sicurezza nazionale.

    Non è la prima volta di una visita di Seagal con una figura politica polarizzante. Nel 2017 incontrò il presidente filippino Rodrigo Duterte, noto per le sue politiche repressive e spietate di tolleranza zero che gli sono valse il nome di “The Punisher”.

     

     

    Maduro è considerato un dittatore dagli Stati Uniti che lo accusano di violazioni dei diritti umani e di aver truccato la sua rielezione nel 2018. Ma è rimasto al potere in parte anche grazie al continuo sostegno della Russia, che ha invitato Washington a non intromettersi negli affari interni di Caracas. L’incontro di questa settimana avviene nell’ambito del continuo sostegno di Mosca a Maduro. Gli Stati Uniti sono tra i 50 paesi che riconoscono ancora il leader dell’opposizione Juan Guaido come leader del paese sudamericano, attualmente sottoposto a sanzioni.

     

    Nel corso di questi ultimi anni, Seagal ha fatto di tutto: lanciato una nuova bevanda energetica dal titolo evocativo, “Lightning Bolt”, per cui racconta di aver attraversato tutta l’Asia per raccogliere gli ingredienti; un dopobarba chiamato “Scent of Action”; scritto un libro; prodotto tre film; fondato un dojo, una palestra di arti marziali tipica in Giappone; è diventato mascotte della criptovaluta BitCoin ed è stato al centro del ciclone delle polemiche durante il MeToo. Per questo personaggio da novella picaresca la domanda è solo quanto oltre il limite può essere spinto. E la risposta potrebbe tranquillamente essere: infinitamente più lontano.