Il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo con Melissa DeRosa (foto Bennett Raglin/Getty Images) 

Com'è che l'idolo di NY Cuomo è finito in così tanti guai

Simona Siri 

I punti stampa del governatore durante la pandemia hanno vinto l’Emmy. Ora ci sono gli scandali

Come nelle migliori tragedie, a dare il colpo finale all’eroe in disgrazia è la persona a lui più vicina, la sua collaboratrice più stretta. Si chiama Melissa DeRosa, e glaciale e bella come una protagonista di Hitchcock (a luglio era addirittura sulla copertina di Harper’s Bazaar) per quasi un anno è stata seduta alla destra del governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo. Poi gli ha assestato una pugnalata – forse involontaria, forse no, chissà – e la figura di riferimento tecnica e morale non solo di uno stato, ma di una nazione intera, con popolarità alle stelle, è diventato probabile oggetto di un’indagine federale. In una parola: guai grossi. 

 
Lo scandalo su Cuomo è recente, anche se sulla sua gestione delle case di riposo per anziani – istituzioni che da sole, a New York, hanno visto più di 13 mila morti – c’erano dubbi da tempo. E numeri che non tornavano. E’ appunto la glaciale Melissa, suo braccio destro, che lo scorso 11 febbraio durante una riunione con i politici democratici ammette: ad agosto l’amministrazione Cuomo non ha presentato alle autorità federali che stavano indagando e che quindi lo richiedevano il numero esatto delle morti per Covid avvenute nelle case di riposo. I dati sono stati “congelati” dice lei. In realtà – si scopre poco dopo – l’amministrazione in un primo tempo ha cercato di nascondere, contando come morti in ospedale decessi che in realtà erano avvenuti nelle case di riposo. 

  
All’inizio della pandemia Cuomo era considerato un esempio di leadership in temi di crisi grazie all’istituzione di conferenze stampa giornaliere in cui il governatore – con i suoi modi da ragazzo del Queens – alternava freddi numeri, grafici e percentuali a riflessioni filosofiche condite di grande umanità, tanto da trasformare quei momenti in una specie di messa laica, seguita quotidianamente da centinaia di migliaia di persone. Un successo così clamoroso da avergli portato addirittura un premio Emmy, assegnato con questa motivazione: “Nei suoi 111 briefing quotidiani il governatore ha effettivamente creato programmi televisivi, con personaggi, trame e storie di successo e fallimento", ha detto il presidente e ceo della Academy of Television Arts & Sciences, Bruce Paisner. Poi è venuto il libro, pubblicato in fretta e furia a ottobre – “American crisis: leadership lessons from the Covid-19 pandemic” – in cui Cuomo racconta “l’avvincente storia di come si è assunto il comando nella lotta contro il Covid-19 quando New York è diventata l’epicentro della pandemia, offrendo lezioni di leadership e la sua visione per il percorso futuro”, secondo le parole del New York Times. E senza dimenticare che a febbraio 2020, quando la candidatura di Joe Biden era ancora incerta, il suo nome era quello che si citava di più come possibile salvatore del Partito democratico in funzione anti Trump, anche in virtù degli scontri molto pubblici che il governatore stava avendo con il presidente. E’ proprio questa la giustificazione che Cuomo e DeRosa hanno dato ai politici democratici per aver “congelato” i dati sulle case di riposo: in quel momento – si parla del periodo marzo-agosto – Trump era in modalità attacco, twittava che a New York si uccidevano i vecchietti, era deciso a vendicarsi delle precedenti accuse del governatore sull’inerzia federale. “Vi chiedo un po’ di comprensione per il contesto”, ha chiesto DeRosa. “I morti sono morti”, ha detto molto meno diplomaticamente Cuomo. 

  
Non più di una settimana dopo l’esplosione dello scandalo case di riposo il New Yorker ha pubblicato il racconto del membro dell’assemblea del Queens Ron Kim, reo di aver osato criticare  DeRosa-Cuomo. “Ti distruggo”, gli avrebbe urlato al telefono il governatore dalla collera facile. “Non hai ancora visto la mia rabbia. Domani esco e inizio a dire al mondo quanto sei pessimo come membro dell’assemblea, sei finito”, dicono gli appunti che Kim ha scritto dopo la chiamata e che ha condiviso con il giornalista Eric Lach. A oggi, nove democratici dell’assemblea, tra cui Kim stesso, hanno firmato una lettera in cui accusano Cuomo di aver ostacolato la giustizia e chiedono azioni contro di lui, compreso il procedimento di impeachment. 

 

   
Sabato scorso se ne è occupato anche il Saturday Night Live, nello sketch più riuscito della serata, per quanto macabro. Per bocca del comico Pete Davidson un Cuomo arrogante e battagliero ha detto: “Alcune delle persone che sono morte nelle case di cura non sono state conteggiate come morti nelle case di cura. Sono state conteggiate come morti in ospedale. Fondamentalmente quello che succede a Disney World, ok? Le persone muoiono, e poi spostano i corpi: oh, immagino che Brenda sia morta nel parcheggio, non sulle tazze da tè”. E pensare che nel suo libro solo pochi mesi fa scriveva: “Se non credi che la verità possa vincere, non puoi fare il tuo lavoro. Devi avere fiducia che la cosa giusta verrà apprezzata nel lungo periodo. Solo il lungo periodo conta”.
  

Di più su questi argomenti: