Focolaio Studio Ovale

Daniele Raineri

La West Wing è come il set di un thriller catastrofista, a Washington c'è panico da Covid da quando si è capito che la Casa Bianca accelera il contagio in città e tutto questo fa spostare in massa il voto degli anziani  verso Biden

Lunedì a Washington ci sono stati 105 nuovi casi di contagio, era da giugno che non si toccava quel numero, e in uno dei centri dove si fanno i tamponi le richieste sono raddoppiate e sono arrivate a circa seicento. E’ colpa del cosiddetto cluster della Casa Bianca, quindi della concentrazione di casi di contagio nata in questi giorni all’interno dell’Amministrazione Trump, che sta portando verso l’alto la curva dell’intera città e sta creando panico nel piccolo mondo di Washington, fatto di staff e politici. Almeno quaranta senatori americani hanno chiesto di  fare il tampone dopo che tre senatori sono risultati positivi (l’età media dei senatori americani è sopra i 65 anni), perché adesso è chiaro a tutti che l’incontro di sabato 26 settembre nel Giardino delle rose della Casa Bianca per celebrare la nomina del giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema potrebbe essere stato un evento super spreader, che ha accelerato il contagio. Nei mesi scorsi ci sono stati molti casi di eventi super spreader negli Stati Uniti, come feste, funerali e riunioni di lavoro, ma nessuno aveva pensato che il luogo in teoria più protetto del paese potesse diventare un focolaio. E invece almeno 23 membri dell’Amministrazione sono positivi, incluso come tutti sanno il presidente Donald Trump, che vorrebbe far andare avanti la vita della Casa Bianca come se non fosse successo nulla – ha chiesto di organizzare un discorso alla nazione in diretta tv e vorrebbe lavorare dallo Studio Ovale – ma per ora si deve rassegnare al fatto che assomiglia al set di un thriller su una pandemia mortale. Poche persone, personale ridotto all’osso, atmosfera rarefatta e tutti si muovono con protezioni da ospedale: camici, mascherine, guanti, visiere. La mascherina come bersaglio del sarcasmo di Donald Trump è stata sostituita dalla mascherina come protezione obbligatoria per camminare dentro la Casa Bianca.  

 

Le rilevazioni fatte sui social media dicono che il contagio del presidente è la storia relativa alle elezioni che più ha catturato l’attenzione degli americani. Più della morte del giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, più della somma ridicola versata da Trump al fisco, più del debate con Biden, il contagio del presidente e della First Lady spalmato su almeno tre giorni è stato l’evento che per ora domina queste elezioni – ed è l’esatto contrario di quello che sperava Trump, che da mesi tenta di distogliere l’attenzione dall’argomento pandemia. Ma come fa? Per il momento non può nemmeno andare al secondo debate contro Biden, in programma a Miami giovedì  15 ottobre, perché lo sfidante si rifiuta di incontrarlo fino a quando lui non tornerà negativo al tampone. 

 

E questa situazione accelera uno spostamento vistoso dentro l’elettorato, come nota la sempre attentissima newsletter politica di Axios. La fascia degli anziani sopra i 65 anni che nel 2016 aveva premiato Trump con sette punti di vantaggio su Hillary Clinton si muove in massa verso Biden. Era un movimento già cominciato prima della pandemia, perché un anno fa i sondaggi più favorevoli a Biden dicevano che il democratico aveva undici punti di vantaggio fra gli anziani, ma adesso le rilevazioni gli danno almeno venti punti di vantaggio sul presidente. Il sondaggio Nbc/Wall Street Journal di domenica dice 27 per cento in più. Il sondaggio Cnn/Ssrs di martedì dice 21 per cento in più. Anche i sondaggi a livello nazionale riflettono questo spostamento in stati chiave come la Florida e la Pennsylvania. Persino gli over 65 bianchi, che spesso sono identificati come un serbatoio naturale di elettori repubblicani, adesso sono statisticamente un blocco pro Biden. La ragione di questo trasloco politico che finalmente cambia un po’ il paesaggio immobile dei sondaggi è la gestione del problema Covid-19. Una fonte della Casa Bianca dice ad Axios: “Qualcuno di noi lo gridava dai tetti fin da marzo. Che ci importa di tutti gli altri? Senza i senior non si vince. E se non prendi sul serio qualcosa che uccide gli anziani, allora perdi i senior”. In questo contesto, un’Amministrazione che non riesce a proteggere dalla pandemia non l’intera nazione ma nemmeno la Casa Bianca non offre garanzie sufficienti a molti elettori che un tempo avrebbero votato per Trump. 

 

L’evento super spreader alla Casa Bianca per ora è differente dagli altri perché nessuno sta facendo contact tracing: non c’è un’indagine  per capire la catena di trasmissione seguita dal virus e chi ha contagiato chi. Oltre alla celebrazione nel Giardino delle rose il 26 settembre e agli incontri di quel pomeriggio dentro lo Studio Ovale, si guarda anche alle riunioni tenute da Trump per preparare il dibattito contro Biden. Stephen Miller, il suo consigliere in materia d’immigrazione, non era presente all’evento di sabato ma c’era durante la preparazione e ieri è risultato positivo al tampone. Il giorno dopo Trump fece due incontri, uno con i giornalisti e un altro con alcune famiglie di caduti in guerra. A quel secondo evento era presente l’ammiraglio della Guardia costiera, Charles Ray, che una settimana dopo si è ammalato di Covid e ha costretto  tutto lo Stato maggiore (i leader militari) degli Stati Uniti a ritirarsi in quarantena – dimostrando che il Covid 19 è anche un problema di sicurezza nazionale. Poi, come tutti sanno, Trump si spostò in Ohio per il dibattito con Biden, ma secondo la versione ufficiale non fece in tempo a fare il tampone richiesto dalla regole del faccia a faccia perché “era  in ritardo” – senza però avvertire nessuno. Come nota Jack Tapper, giornalista della rete Cnn, nessuno sa a quando risale l’ultimo tampone negativo di Trump. Dopo l’Ohio il presidente è volato in Minnesota per altri impegni elettorali – uno degli stati americani dove ad aprile ci furono manifestazioni contro le misure restrittive per contenere la pandemia. Trump appoggiò  le proteste con un tweet che diceva: Liberate Minnesota! Liberate il Minnesota. La mattina dopo il ritorno, soffrì un calo dell’ossigeno così brusco che temette di essere sul punto di morire. Ma tutto questo per ora è il risultato non di informazioni e spiegazioni ufficiali, ma della ricostruzione dei giornalisti che si occupano della Casa Bianca e che adesso la considerano un luogo ad alto rischio – quattro di loro sono risultati positivi. 

 

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)