Il nuovo Novichok

Un esperto sospetta che la Russia stia producendo un nuovo agente nervino in violazione dei trattati internazionali e lo abbia usato contro Navalny
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24 SEP 20
Ultimo aggiornamento: 09:08 AM
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Hamish de Bretton-Gordon è l’ex capo dell’unità dell’esercito inglese che si occupa di armi chimiche ed è al lavoro su una pista interessante che riguarda l’avvelenamento di Alexei Navalny, l’oppositore del presidente russo Vladimir Putin. De Bretton Gordon ha spiegato ieri in una conferenza a Londra e poi in un’intervista con il Foglio che “c’è il sospetto che gli avvelenatori di Navalny abbiano usato un nuovo tipo di Novichok, non ancora conosciuto”. Il Novichok è un agente nervino creato in un laboratorio militare dell’Unione sovietica all’inizio degli anni Ottanta, è molto sofisticato e incredibilmente tossico. E’ il veleno ideale per gli omicidi perché può essere trasportato sotto forma di altre due sostanze che sono innocue e poi miscelato poco prima dell’operazione, ed è molto difficile da rilevare. E’ sufficiente spruzzarlo su una superficie che la vittima toccherà.
L’esperto inglese sospetta che i sicari nel caso di Navalny abbiano usato “una versione del Novichok meno tossica e con un’azione più lenta rispetto a Salisbury”, dove i russi avvelenarono un disertore nel marzo 2018. E questo “vorrebbe dire che la Russia sta ancora lavorando al programma armi chimiche per produrre armi di distruzione di massa”, in violazione dei trattati internazionali che la stessa Russia ha firmato. Avevano annunciato nel 2017 di avere distrutto tutte le loro scorte”. E’ un fatto che, se fosse possibile trovare una conferma, sarebbe ancora più grave dell’avvelenamento dell’oppositore russo. Navalny quando è stato avvelenato – il 20 agosto – era nel mezzo di una campagna elettorale in Siberia e quindi si spostava di continuo. Questo avrebbe reso più difficile in teoria risalire al momento esatto della contaminazione e avrebbe reso più difficile anche per i medici russi identificare la causa del malore. Il piano di fatto stava funzionando, perché Navalny si è sentito male su un volo aereo interno. Ma a quel punto sono successi tre imprevisti che hanno fatto fallire il piano per uccidere il politico russo. Il pilota d’aereo ha deciso di fare un atterraggio d’emergenza, cosa che non era scontata. I medici russi che hanno ricevuto Navalny non sono riusciti a capire che cosa avesse, ma gli hanno somministrato l’atropina – che è un antidoto contro i veleni, anche quelli nervini. L’ospedale poi ha dato versioni differenti sul coma di Navalny, ma a quel punto ormai era difficile capire quanto i medici fossero liberi di parlare. Il terzo imprevisto è che lo staff di Navalny è tornato indietro nella camera d’albergo e ha preso tutto quello che c’era, incluse due bottigliette d’acqua. Su una di queste due bottigliette gli analisti tedeschi hanno poi trovato tracce di Novichok e la scoperta è stata confermata da un laboratorio francese e da uno svedese. In pratica, sia il pilota di linea russo sia i medici russi che hanno trattato Navalny per le prime trenta ore sia il suo staff si sono comportati tutti come se l’avvelenamento fosse la spiegazione più probabile del malore – anche se non c’era ancora alcun elemento per dirlo. Questo è il clima politico nella Russia dell’anno 2020.
De Bretton-Gordon nota che Navalny in Germania si è già rimesso in piedi, segno che il Novichok potrebbe essere stato davvero diverso da quello usato a Salisbury. Il Novichok fu usato da due sicari dell’intelligence militare russa nel marzo 2018 per tentare di uccidere un disertore che viveva a Salisbury, vicino Londra. L’agente nervino mandò in coma il disertore per un mese intero e sua figlia per tre settimane. Un poliziotto finì in terapia intensiva per tre settimane (i due sicari avevano spruzzato il veleno sulla maniglia). Una donna inglese che cinque mesi più tardi trovò il flaconcino del veleno usato dai sicari – la forma era quella di un piccolo contenitore di profumo – lo annusò e morì nel giro di una settimana. Di fatto è l’unica vittima conosciuta di un’arma chimica sovietica in Europa (l’esperto militare inglese ci ha scritto un libro, “Chemical Warrior”, in uscita adesso). Navalny chiede alla Russia la restituzione dei vestiti che indossava quando si è sentito male, perché il governo di Mosca diede il permesso al trasferimento a Berlino – non avrebbe potuto fare altrimenti – ma tenne tutto quello che indossava. Il sospetto è che sugli indumenti ci siano altre tracce di novichok che potrebbero aiutare le indagini. Non è ancora chiaro se sia stata la bottiglietta di acqua trovata nella camera d’albergo a passare il Novichok a Navalny o se non sia stato Navalny già avvelenato a passare il Novichok sulla bottiglietta. Per ora la Russia lamenta di non avere ricevuto prove dalla Germania.