Vita di campagna

Micol Flammini

Cosa c’entra Trump con le piccole città della Polonia? Più di qualsiasi promessa atlantista, e Duda lo sa

Roma. Entrare alla Casa Bianca quattro giorni prima delle elezioni presidenziali in Polonia potrebbe essere un vantaggio alle urne per il candidato del partito nazionalista PiS e attuale presidente in carica Andrzej Duda. Come molti leader sovranisti, anche Duda, che non è certo un leader ma è rappresentante di un partito sovranista, è andato a cercare il sostegno di Donald Trump e quel sostegno in Polonia può valere molto anche se poi il presidente polacco è tornato a Varsavia con una bella foto ma senza promesse concrete da parte del capo della Casa Bianca. Donald Trump ha detto che forse arriveranno più truppe in Polonia, che potrebbe accadere che parte del contingente ritirato dalla Germania sarà dislocato sul territorio polacco e che c’è una trattativa in corso che riguarda la costruzione di una centrale nucleare in Polonia con tecnologia americana. Tante belle parole sul rapporto privilegiato di Washington con Varsavia, ma nulla di concreto. Tuttavia l’incontro è entrato a far parte della campagna elettorale, soprattutto la foto di Duda intento a mettere una firma. Il PiS ha subito mostrato l’immagine come se fosse la prova di un qualche accordo sulla sicurezza, ma quello che il presidente americano ha messo di fronte all’omologo polacco era soltanto il libro degli ospiti della Casa Bianca. La foto continua a girare, e per un po’ Duda e i suoi hanno continuato a parlare della visita con molto entusiasmo nella speranza di contrastare gli ultimi sondaggi che danno il PiS in vantaggio al primo turno, sopra al 40 per cento, ma indicano anche che il presidente in carica potrebbe perdere al secondo turno contro il principale candidato dell’opposizione, il sindaco di Varsavia Rafal Trzaskowski che, che mentre Duda andava a Washington, riempiva la piazza della cittadina di Rzeszow, una roccaforte del PiS.

  

Ieri il quotidiano Gazeta Wyborcza titolava: “Duda perde le città più piccole in Polonia, quindi vola in America”, mettendo in correlazione le due cose – le città piccole e l’America. E in effetti una delle caratteristiche impensabili di questa elezione è che l’iperattivo Trzaskowski, secondo i sondaggi, comincia a essere il favorito anche nelle città che hanno meno di ventimila abitanti, anche nelle zone rurali, proprio lì dove il PiS sembrava imbattibile. Il viaggio di Duda negli Stati Uniti parlava proprio a queste aree, che inaspettatamente sono le più interessate alla notizia di un incontro con Trump e della possibilità di veder crescere il contingente americano in Polonia. Sono le città più piccole che ieri seguivano con più attenzione quel che accadeva negli Stati Uniti.

  

Dalla visita, lo hanno ammesso anche gli alti gradi dell’esercito polacco, sono usciti soltanto molti forse e i media vicini al governo hanno mostrato e rimostrato le immagini dei due presidenti, Duda che firma, Trump che parla dell’amicizia tra americani e polacchi. Il candidato dell’opposizione ha mandato una lettera al presidente per chiedergli di chiarire quali accordi sulla sicurezza sono stati raggiunti alla Casa Bianca, se sono stati raggiunti, altrimenti di ammettere che si trattava di un evento della campagna elettorale.

  

Il PiS e Duda non hanno risposto, ma durante il pomeriggio di ieri hanno smesso di parlare di Trump e si sono concentrati su un incidente automobilistico che si è verificato su un ponte di Varsavia, la città amministrata da Trzaskowski. Il presidente in carica ha mandato ministri e politici alla ricerca di un nesso tra il suo sfidante e l’incidente. Sperava di trasformarlo in uno scandalo nazionale, ma non è venuto fuori nulla di imputabile al sindaco: l’autista ha avuto un colpo di sonno. La strumentalizzazione dell’incidente è stata molto criticata e pare che dal partito sia arrivato l’ordine a Duda di rimanere in silenzio.

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