“Un'ecologia benevola, un femminismo non aggressivo”. Parla Ségolène Royal

Mauro Zanon

L’ex candidata alle presidenziali francesi ci parla dell’unione tra sinistra ed écolo e della sua voglia di rimettersi in gioco

Parigi. Domenica prossima, in occasione del secondo turno delle elezioni amministrative, il partito dei Verdi francesi, Europe écologie les verts (Eelv), potrebbe conquistare numerosi municipi, compresi quelli delle grandi città: Tolosa, Grenoble, Bordeaux, Besançon, dove è al vertice di una coalizione che comprende il Partito socialista (Ps), Lilla, Lione e Strasburgo, dove si è presentato con una lista autonoma, e Marsiglia, dove il candidato ufficiale, Sébastien Barles, ha aderito all’Unione della gauche guidata da un’altra ecologista, Michèle Rubirola. Libération, lunedì, le ha chiamate “le speranze verdi della sinistra”, e Ségolène Royal osserva soddisfatta la nouvelle vague écolo. “Le municipali hanno dimostrato che l’unione tra sinistra e ecologia è una carta vincente”, dice al Foglio l’ex candidata alle presidenziali francesi e ministro dell’Ambiente durante il quinquennio Hollande. “La verità è semplice: per poter vincere, bisogna riunirsi. Noi non possiamo vincere senza di loro (gli ecologisti, ndr), loro non possono vincere senza di noi”, ha dichiarato Olivier Faure, segretario nazionale del Ps.

  

 

C’è voglia di “union” a gauche, e di dimenticare anni di elezioni mandate all’aria per le solite questioni di ego, i soliti spezzatini, le solite querelle. “Nel 2012, la sinistra era al governo, aveva l’Assemblea nazionale, il Senato e guidava la maggior parte delle regioni. Nel 2017, il candidato del Ps, Benoît Hamon, ha fatto poco più del 6 per cento, il peggiore risultato della storia del partito. Sono stati fatti molti errori. Ma ora è arrivato il momento di ripartire”, dice Ségò. Il suo ultimo libro, “Résilience française”, è un appello a salvare il modello sociale francese e allo stesso tempo ad accelerare la transizione ecologica. “E’ giunto il tempo delle donne e dell’ecologia”, sostiene. E’ giunto il momento di Ségolène? “Io sono pronta a rifare una campagna presidenziale, ma la sola condizione per vincere è l’unità tra la sinistra, i socialisti, gli ecologisti, gli umanisti, i centristi. La politica è una questione di dinamiche che si azionano. E le elezioni comunali mostrano che la dinamica di unione tra sinistra e verdi funziona, a differenza di quanto è successo durante le europee, quando Eelv si è rifiutato di unirsi al Ps. Io avevo accettato di essere numero due, lasciando a Yannick Jadot il posto da capolista: ma i Verdi hanno comunque voluto andare da soli. Quando c’è un’unione, ognuno deve fare uno sforzo. Se le forze della sinistra saranno pronte a farlo, io ci sarò”, assicura Ségò.

 

Per l’ex ministra dell’Ecologia è una questione di “responsabilità collettiva” per la gauche, che deve “offrire un’alternativa che non sia quella del 2007”, ma anche di “responsabilità individuale”. “Ho un debito nei confronti di François Mitterrand e di quella storia, che non può sparire. Non voglio ritrovarmi seduta sul divano di fronte alla televisione e vedere Marine Le Pen eletta senza essermi mossa. Se la prima donna presidente della Repubblica fosse di estrema destra, non mi darei pace per il resto della vita: sarebbe imperdonabile e mi sentirei in parte responsabile. Preferisco prendermi dei rischi e muovermi”, dice.

 

 

A gennaio, Ségò, ha lanciato il suo laboratorio di idee: Désirs de France, Avenir de la planète, un richiamo all’associazione Désirs d’avenir, fondata nel 2007 per sostenere la sua candidatura alle presidenziali poi perse contro Nicolas Sarkozy. “La sinistra deve riappropriarsi di parole e di temi che ha lasciato alla destra per paura di essere tacciata di estremismo”, spiega al Foglio Ségolène Royal. “Nel 2007, quando parlavo di nazione, la sinistra era terrorizzata dall’idea di prendere in mano la bandiera francese. L’ho fatta issare a Marsiglia, durante la Marsigliese, e sono stata accusa di essere petainista. La stessa cosa riguarda le radici. La sinistra ha paura di riprendere il vocabolario dell’estrema destra e non osa pronunciare la parola ‘radici’ perché richiama le ‘radici cristiane’. Ma che la Francia abbia un’eredità cristiana è un fatto evidente”, afferma la Royal. E ancora: “La sinistra non può andare avanti per slogan, deve avere un’esigenza intellettuale, indicare il cammino, prendere il popolo per mano, senza mai rinunciare al dialogo, al dibattito. Deve finirla di essere settaria”. La crisi provocata dal Covid-19 ha rafforzato le sue “convinzioni sulla necessità di preservare il modello sociale francese, sul bisogno di resilienza, sull’assurdità della regola del 3 per cento deficit/pil, ma soprattutto sul bisogno di disegnare la Francia che verrà all’insegna di un’ecologia benevola, non punitiva, e di un femminismo positivo, non aggressivo”.

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