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Un’Europa in vacca

Una mucca oltre confine, gli animalisti e il cortocircuito sulla frontiera esterna

13 Giugno 2018 alle 06:00

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La vicenda peculiare di una mucca da latte rimasta bloccata tra il confine della Bulgaria e quello della Serbia e ben presto diventata un piccolo caso online è un promemoria eccellente delle tante contraddizioni che si generano ai confini esterni dell’Unione europea, in periodo di discussioni intorno alla Brexit e crisi migratoria. La mucca Penka, proprietà di una fattoria bulgara, durante il pascolo ha sconfinato qualche settimana fa nella vicina Serbia. Due settimane fa, le autorità serbe hanno avviato le procedure per il rientro dell’animale in Bulgaria, dunque su suolo comunitario, dopo aver rintracciato il proprietario. La vacca, tuttavia, non era più gradita in Bulgaria, perché priva della necessaria documentazione.

 

L’animale (peraltro incinta) e il suo proprietario, il signor Ivan Haralimpiev, sono stati fermati dai doganieri bulgari e la vacca è messa in quarantena: Penka era uscita dall’Ue senza i documenti per l’espatrio del bestiame, e non era più possibile farla rientrare come vacca europea. L’unica soluzione trovata da Sofia per la questione è stata l’abbattimento, con gran scorno del signor Haralimpiev. Per una volta, la facile indignazione animalista ha funzionato a dovere. La mucca Penka è diventata argomento di discussione sulle testate internazionali, dal Welt al Sun, da Reuters a Politico, fino a trasformarsi nella protagonista di una battaglia culturale sulle pagine di India Today – in India le vacche sono sacre. Sui social si è scatenato l’hashtag #savePenka e la povera vacca ignara della differenza tra prati bulgari e serbi, del concetto di confine, all’oscuro di essere stata condannata a morte improvvisamente si è ritrovata sulla pagina Facebook di Paul McCartney che ha chiesto alle autorità di “graziare una mucca gravida”. I più scatenati sono stati gli inglesi, che nel caso Penka hanno visto le falle della burocrazia europea dalla quale hanno deciso di tirarsi fuori. John Flack, eurodeputato conservatore britannico, ha indirizzato una lettera sia al primo ministro bulgaro Boyko Borisov sia ad Antonio Tajani, presidente dell’Europarlamento. Alla fine, il governo di Sofia ha ceduto alle pressioni e graziato la vacca, concedendo i documenti. “Si può sempre tornare nell’Ue dopo averla abbandonata”, ha detto Margaritis Schinas, portavoce della Commissione Ue. Parlava di Penka, pensava alla Brexit.

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