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Il Costa Rica preferisce il rock di Carlos Alvarado al gospel di Fabricio

Il candidato dal Partito Azione Cittadina (Pac), ex musicista e scrittore, vince le presidenziali contro l'avversario evangelico. Decisivo l'appoggio dei due partiti tradizionali e della comunità gay

2 Aprile 2018 alle 14:25

Il Costa Rica preferisce il rock di Carlos Alvarado al gospel di Fabricio

Non è riuscito il blitz protestante in Costa Rica. Con il 60,79 per cento dei voti contro il 39,21, è stato invece l'Alvarado “rock” a sconfiggere l'Alvarado “gospel”, diventando il 48esimo presidente della Repubblica.

 

I due candidati arrivati al ballottaggio avevano infatti lo stesso cognome. E anche un antenato comune, cinque generazioni fa: curiosamente, non da parte di padre, ma un trisavolo dei loro nonni materni. Tutti e due sono stati non solo giornalisti ma anche musicisti. Il vincitore Carlos Alvarado Quesada, classe 1980, all'università fu infatti cantante di varie band di progressive rock. Poi è diventato scrittore, insignito con vari premi (un suo romanzo parla degli italiani in Costa Rica durante la Seconda Guerra Mondiale). Politologo, è infine diventato politico: capogruppo al Congresso tra 2006 e 2010; direttore della comunicazione durante vittoriosa campagna elettorale di Luis Guillermo Solís Rivera nel 2014; ministro prima dello Sviluppo Umano e Inclusione Sociale, poi del Lavoro e Sicurezza Sociale. Lo sconfitto Fabricio Alvarado Muñoz, classe 1974, è nato invece cattolico, ma a 15 anni è passato alla Chiesa evangelica Centro Mondiale dell’Adorazione per cui ora, assieme alla moglie, gestisce un “ministero cristiano” denominato Metamorfosi. Dal 2003 ha iniziato a incidere una serie di album di “musica cristiana”, e nel 2014 è riuscito a diventare il primo deputato del Partito Restaurazione Nazionale (Prn), espressione di una comunità evangelica cresciuta negli ultimi 20 anni dal 10 al 25 per cento della popolazione.

 

Terza caratteristica comune: “los dos Alvarados” sono rappresentanti di forze politiche distinte dai partiti tradizionali eredi delle fazioni della guerra civile del 1948, il Partito Liberazione Nazionale (Pln) e il Partito di Unità Social Cristiana (Pusc). Carlos è un esponente del Partito Azione Cittadina (Pac) che si staccò dal Pln nel 2000, in polemica contro l'evoluzione “neo-liberale” di una formazione tradizionalmente socialdemocratica. Nel 2006 e 2010 il Pac è riuscito a diventare il principale avversario del Pln. Nel 2014 è riuscito a sconfiggerlo. Al primo turno del 4 febbraio il Pln è stato clamorosamente escluso dal secondo turno. Scavalcato da Fabricio Alvarado che cavalcando la polemica contro una sentenza della Corte Interamericana dei Diritti Umani a favore dei matrimoni gay è riuscito ad arrivare primo con il 24,91 per cento dei voti, contro il 21,66 di Carlos. E il suo partito, il Prn, è passato da da 1 a 14 deputati.

 

Più in generale il successo di Fabricio si inseriva in quel “vento di destra” che sta attraversando il sud America e che nelle ultimissime tornate elettorali  ha prodotto la vittoria di Piñera alle presidenziali cilene, l'avanzata dell'Area alle politiche in El Salvador e quella del Centro Democratico di Uribe Vélez alle Politiche in Colombia. A questa va aggiunta la spinta protestante che oltre nell'elezione di Jimmy Morales Cabrera presidente del Guatemala e di Marcelo Bezerra Crivella a sindaco di Rio de Janeiro, ha giocato ruolo decisivo nel referendum che in Colombia ha bocciato la pace con le Farc, e potrebbe spingere il partito evangelico a diventare la vera sorpresa delle prossime elezioni messicane.

 

I due partiti tradizionali Pln e Pusc, fuori dal ballottaggio, hanno deciso di appoggiare Carlos, comunità gay e artisti si sono mobilitati contro Fabricio con “proteste creative”, e alla fine anche i cattolici non si sono fidati. I sondaggi davano un testa a testa e una bassa affluenza, ma invece i votanti sono aumentati dal 65,66 per cento del primo turno al 67,03. E Carlos ha sbancato.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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