Raphaël Glucksmann ci racconta la sua nuova rivista metapolitica

Il saggista parigino ci racconta la sua avventura editoriale del Nouveau Magazine littéraire. Basta con la nostalgia, diamo un’altra vita al progressismo

20 Dicembre 2017 alle 06:15

Raphaël Glucksmann ci racconta la sua nuova rivista metapolitica

Raphaël Glucksmann

Parigi. “Se questo nuovo magazine riuscisse ad avere anche solo un briciolo dell’autorità che l’Obs aveva cinquant’anni fa, sarebbe un successo”. Al Procope, storico caffè parigino nel cuore di Saint-Germain-des-Prés, si presenta il Nouveau Magazine littéraire, e Claude Perdriel, principe degli editori francesi, ha la stessa energia del 1964, quando assieme a Jean Daniel fondò il settimanale di riferimento della gauche, il Nouvel Observateur, ribattezzato l’Obs nell’ottobre del 2014. A 91 anni, Perdriel, che ha appena fatto entrare Renault nel suo gruppo editoriale con una quota del 40 per cento, ha ancora voglia di scommettere, perché “un paese che non dà la parola ai suoi intellettuali è un paese in via di estinzione”. Per questo a guidare la sua nuova creatura a Raphaël Glucksmann, pensatore e saggista parigino, autore di un corrosivo “Manuel de lutte contre les réacs”, innamorato dell’universalismo francese e ossessionato dalla scrittura di un nuovo romanzo nazionale progressista, perché “il progresso non è un’idea morta” e “c’è bisogno di creare una casa per coloro che credono nella società aperta”. Tra i finanziatori della rivista, di cui Perdriel possiede il 60 per cento, figura anche l’imprenditore visionario Xavier Niel, fondatore di Free Mobile, gigante della telefonia francese pronto a sbarcare in Italia, e della Station F, il più grande incubatore di startup del mondo, ma anche coproprietario del Monde, assieme al banchiere Matthieu Pigasse. In compagnia di Thierry Verret, Bruno Ledoux e un terzo azionista, Niel avrà il 40 per cento del magazine guidato da Glucksmann, di cui ha già conosciuto lo stile sulle pagine del “suo” Obs, dove il 38enne parigino è opinionista.

 

Non sarà facile raggiungere le 35 mila copie auspicate da Perdriel nel giro di due anni, per una rivista che ha il peso dell’eredità del Magazine Littéraire, ma punta a fare qualcosa di completamente nuovo. Ma Glucksmann è convinto, come il suo editore, che il momento è perfetto, e che questo magazine potrà rispondere a quella sete di idee e a quella crisi del pensiero che attraversa tutta la sinistra. “L’Europa sta vivendo una crisi intellettuale senza precedenti – dice Glucksmann al Foglio – Il pensiero progressista, tradizionalmente di sinistra, che ha dominato per decenni il dibattito culturale in occidente è entrato in una crisi profonda. Stiamo assistendo a una forma di rovesciamento. Un tempo dire intellettuale ‘di sinistra’ era considerato un pleonasmo, oggi è quasi considerato una contraddizione”. Per il direttore del Nouveau Magazine littéraire, questa crisi strutturale è anche una “crisi della narrazione progressista, non solo delle persone che dovrebbero scriverla, ma della narrazione in quanto tale. Vorrei fare riunire le persone per riflettere attorno a questa crisi e vedere assieme ciò che potrebbe essere una narrazione progressista del Ventunesimo secolo. Non voglio realizzare qualcosa di nostalgico, che riesumi i tempi d’oro della gauche, ma qualcosa di nuovo”.

 

L’elezione di Emmanuel Macron alla presidenza della Repubblica ha favorito il lancio della rivista, che nel suo primo numero offre un “viaggio nel cuore delle nuove utopie”, con i contributi di Leïla Slimani, scrittrice e premio Goncourt nel 2016, Michel Onfray, filosofo e saggista, e Najat Vallaud-Belkacem, ex ministra dell’Istruzione, che scalpita per assumere la guida del Partito socialista francese. “Il momento Macron è legato a questa crisi, al crollo delle strutture tradizionali e dei discorsi tradizionali – dice Glucksmann – Si può vivere questo momento in maniera dolorosa o non dolorosa, ma a prescindere dallo stato d’animo è un momento propizio al pensiero. Sono convinto che in Francia, ovunque e più ancora di un tempo, c’è un appetito di idee”.

 

E dice ancora Glucksmann: “Prima la politica era una bilancia destra-sinistra sinistra-destra pressoché meccanica. Con Macron la bilancia si è rotta. Il neopresidente è il nome di questa crisi, di questa rovina, di questo sgretolamento, ed è anche l’emblema di un momento dove più nulla è evidente, più nulla è naturale. Il momento è favorevole alle nuove avventure. Dunque: o si guardano le rovine e si dice che si stava meglio prima, o si approfitta di questo momento e si crea qualcosa di nuovo”.

 

Quando gli chiediamo se c’è una volontà gramsciana di fare egemonia culturale, Glucksmann spiega che questa sua nuova avventura editoriale “non è soltanto un media cartaceo, con un’antenna su internet e una sui social network. E’ un progetto che nasce dalla volontà di federare una comunità di persone, di costruire e produrre delle idee. E’ sicuramente un’azione gramsciana. La sinistra ha abbandonato Gramsci alla destra radicale da ormai molto tempo ed è per questo che ha perso ogni capacità di pesare sul dibattito culturale. Noi vogliamo recuperarlo. Il Nouveau Magazine littéraire è un’avventura metapolitica: non vogliamo partecipare al dibattito politico nell’immediato, vogliamo provare a costruire delle idee e delle tendenze che possano dominare il dibattito culturale nel futuro”.

 

Il primo numero è uscito lunedì al costo di 4,90 euro, con un dossier dedicato alle “idee che cambiano il mondo” – il prezzo salirà a 5,90 euro. Il budget a disposizione di Glucksmann e soci è di due milioni di euro che, secondo Perdriel, dovrebbe “permettere di mantenerlo in vita per almeno due anni”. “Il nostro è un progetto ‘bastardo’ – dice Glucksmann – Vogliamo essere un magazine popolare con la stessa esigenza di una rivista letteraria. La scommessa è quella di aver accesso alla profondità del dibattito e di toccare il maggior numero di persone possibile. Il modello dei news magazine che danno le informazioni senza prendere posizione, senza fare una ricerca letteraria, senza dare un’impronta e uno stile è condannato a sparire nell’epoca di internet”, dice l’intellettuale, che pure non si accoda a tutti quelli che incolpano il web per la crisi del cartaceo: “La concorrenza di internet può essere un’opportunità per la stampa cartacea. Resteranno le testate che saranno in grado di sfuggire all’immediatezza del tweet, al giornalismo da agenzia stampa, alla corsa alla rapidità, offrendo invece una coerenza, una profondità e una temporalità diverse”. La filosofia della rivista è: “L’unanimità è la morte”. “Quando ci si rifiuta di dibattere e tutti pensano allo stesso modo è la morte del pensiero, non si pensa più. Nel primo numero ci sono persone che vengono da orizzonti differenti. Ci sono Frédéric Beigbeder e Slavoj Zizek, di cui non condivido molte posizioni, così come non condivido certe inclinazioni decliniste di Onfray. Ma sono contento di intavolare un dialogo con loro. Se ci sono persone che la pensano come me, tutto è finito, non ci sarà più nessuna avventura, più nessuna produzione. Ci sono due princìpi di vita – conclude Glucksmann – l’endogamia e l’esogamia: la prima è la morte. E la sinistra è morta perché è stata endogamica per decenni”.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    24 Dicembre 2017 - 18:06

    Aborro a prescindere la rivista. 'Sti francesi assai prosopopaici, autocelebratori, autonominatisi alternativa europea ai tedeschi; i francesi nell'euro ma col franco africano così pour ecasser les balles; questi francesi che ancora accattano a sè oltre il 50% dei fondi agricoli ue; che fanno pascolare le mucche vicino alle centrali nucleari ma ullallà le fromage franceois; sti cacaminkia di sti francesi dicono che sono nostri cugini. Ma che andassero retro, capponi!

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