Ma gli immigrati sono poi diminuiti nel Regno Unito?

Luca Gambardella

Arrivano i primi dati ufficiali su base annua dopo il referendum sulla Brexit. E dicono che è iniziata la fuga dal paese dei cittadini dell'Ue in cerca di lavoro

I sostenitori del divorzio del Regno Unito dall'Unione europea hanno centrato uno degli obiettivi principali della loro campagna. I dati ufficiali comunicati oggi dall'Office for National Statistics (Ons) – i primi su base annua dal referendum del 2016 a oggi – dicono che è aumentato il numero dei cittadini dell'Ue in cerca di lavoro che hanno abbandonato il Regno Unito. Dal 2010 la riduzione del saldo migratorio netto è anche nell'agenda politica dei conservatori: "Stiamo lavorando per questo", aveva detto Theresa May lo scorso giugno, ribadendo che l'obiettivo era quello di tagliarlo fino ad arrivare a quota 100mila. Per i conservatori, un'immigrazione troppo veloce e incontrollata rischia di diventare insostenibile sotto l'aspetto economico e sociale, soprattutto quando questa coinvolge manodopera poco qualificata. Sia David Cameron sia Theresa May non sono mai riusciti prima d'ora ad avvicinarsi in modo consistente a quella soglia, ma ora potrebbe essere arrivata una svolta.

 

 



 

Il saldo migratorio è la differenza tra coloro che arrivano nel paese e quelli che lo abbandonano. Il valore è ancora positivo (lo è dal 1994), spiega l'Ons, ed è pari a 230 mila unità, il che significa che il flusso di arrivi continua ad aumentare la popolazione del Regno Unito. Ma la novità è che il rapporto tra chi arriva e chi lascia il paese è diminuito del 43 per cento, un calo inedito dal 1964, quando l'Istituto di statistica ha cominciato a fare rilevazioni. Tre quarti di coloro che hanno lasciato il Regno Unito sono cittadini dell'Ue in cerca di lavoro (123 mila persone in totale) e sono originari soprattutto dei paesi dell'Europa occidentale.

    

  

Per il responsabile dello studio realizzato dall'istituto, Nicola White, non si può parlare di "Brexodus", ovvero di un esodo dei lavoratori di lungo periodo causato dalla Brexit, il cui numero è rimasto più o meno lo stesso nell'ultimo anno. Inoltre, le domande presentate dai migranti europei per ottenere la cittadinanza britannica sono cresciute dell'80 per cento.

 



 

Ma la Brexit ha probabilmente influito in modo decisivo alla diminuzione degli arrivi di persone con medio o basso reddito. "Alcuni di questi cambiamenti potrebbero essere causati dalle mutate situazioni economiche nell'Ue, per esempio da un aumento delle opportunità di lavoro e dalla svalutazione della sterlina", spiega ancora White. "La Brexit è probabilmente un fattore che incide sulla scelta delle persone di lasciare il Regno Unito o restarci", ha aggiunto. Sebbene sia troppo presto per dire se la tendenza possa restare costante anche nel lungo periodo, la tanto agognata "quota 100 mila" a cui puntano i Tory adesso si è avvicinata di molto.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it