Una Beslan infinita

Per l’islam radicale i figli di sufi, ebrei, yazidi e cristiani sono armenti da dare in olocausto al jihad

28 Novembre 2017 alle 06:00

Una Beslan infinita

La moschea sufi di al Rawda (foto LaPresse)

Roma. La strage alla moschea sufi di al Rawda, nel Sinai egiziano, col suo numero impressionante di vittime, 305, è stata una sorta di Oradour-sur-Glane islamista, dal nome della cittadina francese dove i nazisti realizzarono in una chiesa uno dei più grandi massacri della Seconda guerra mondiale. Ma c’è un numero ancora più impressionante: i 27 bambini sufi uccisi a sangue freddo dai fondamentalisti islamici. Qualche giorno prima della strage nel Sinai, nel Sinjar iracheno, è stata scoperta un’altra fossa comune con i corpi di 73 yazidi, molte donne e bambini. Quindici i bambini uccisi nell’attentato di al Shabaab di poche settimane fa a Mogadiscio.

 

Il terrorismo islamico ha compiuto un salto di qualità impressionante. La mattanza dei bambini ora è giustificata persino teologicamente. Poche settimane fa, un manifesto dell’Isis con la Tour Eiffel ha indicato nei bambini un obiettivo delle stragi: “Uccideremo i vostri figli”. Un numero di Rumiyah, il magazine di propaganda del Califfato, ha legittimato l’uccisione dei bambini. Lo scorso 15 aprile, ad Aleppo, un kamikaze fece strage di 126 persone, fra cui 60 bambini. Nel giorno della Pasqua di un anno fa, in un parco a Lahore, 30 bambini cristiani furono assassinati da un attentatore suicida. Altri 132 bambini vennero uccisi a Peshawar, sempre in Pakistan. Ci sono i bambini palestinesi usati come scudi umani da Hamas.

 

A Jabaliya, nella Striscia di Gaza, sotto le macerie di un bombardamento israeliano furono estratti il cadavere di Nizar Rayan, carismatico e letale leader islamista, assieme a quattro mogli e due figli. Rayan scelse il martirio anche per loro, nonostante sapesse del raid. Rayan aveva già inviato un altro figlio in missione suicida contro una colonia ebraica. Contro i bambini israeliani falcidiati a centinaia negli autobus e nelle pizzerie, come Sbarro a Gerusalemme. La loro morte è stata sanzionata da eminenti imam come Yusuf al Qaradawi, il guru della Fratellanza musulmana. E gli islamisti hanno ucciso bambini ebrei in Europa per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale (a Roma Stefano Taché e altri tre a Tolosa).

 

Il massacro a Beslan nel 2004 il primo giorno di scuola è stato il punto di svolta, con la morte di 156 bambini. Un anno fa, a Minya, in Egitto, gli islamisti hanno ucciso dieci bambini cristiani copti su ventinove vittime. Il commando di islamisti salì sui pullman finendo chiunque desse segni di vita, bambini compresi. In Iraq, i gruppi islamisti hanno dispensato morte a migliaia di bambini, spesso presentandosi con caramelle e cioccolatini in mano. Nella strage di Nizza, dieci bambini rimasero uccisi e altri quaranta feriti. Poi la bomba a Manchester, dove venne uccisa Saffie Rose di otto anni. La guerra islamista contro l’occidente è diventata anche una guerra contro i bambini occidentali. Si è saldata la “logica algerina” del massacro di bambini con quella iraniana che li ha usati come vettori di morte durante la guerra contro Saddam Hussein, quando l’ayatollah Khomeini importò mezzo milione di chiavette da Taiwan e, prima di ogni missione suicida, ne diede a ciascun bambino. Avrebbero loro spalancato le porte del paradiso. Per l’islam fondamentalista, i bambini degli “infedeli” sono armenti da offrire in olocausto. E a migliaia – musulmani, ebrei, cristiani, sufi, yazidi e altri – sono ora offerti in sacrificio al dio del jihad.

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