Ma la Catalogna esiste davvero? Lo scontro tra gli storici

E' ormai diventata un'idea romantica sulla quale anche gli studiosi si accapigliano

Ma la Catalogna esiste davvero? Lo scontro tra gli storici

Giuseppe Baldrighi, immagine Wikimedia Commons

Roma. Ma la Catalogna esiste davvero? Sono in molti a chiederselo ora che il romanticismo attorno all’idea di una repubblica catalana indipendente dalla Spagna è stato gonfiato al punto da rischiare di scoppiare in faccia allo stesso Carles Puigdemont. La sua personale sfida alla riluttanza di Mariano Rajoy a dargli corda, il presidente del governo catalano l’ha forse vinta. Per ora. Ma da qui a riuscire a dichiarare unilateralmente l’indipendenza ce ne corre. E non è per niente detto che l’avventatezza del presidente del governo catalano non finisca per infrangersi sull’intransigenza di Rajoy. Non dar filo da tessere al nemico finché è possibile e poi rispondere con la forza è pur sempre una legittima strategia politica. Non è detto che Rajoy sul lungo periodo non la spunti. Ammettiamo che il Partito popolare sia stato davvero messo fuori gioco dalla sfrontata mossa catalana, ammettiamo che ostentando sordità ai catalani Rajoy si sia appeso una corda al collo da solo: se l’unica possibilità di uscita dalla follia di questi giorni fosse un accordo tra Psoe e Podemos (non si capisce bene su quali basi, visto che gli uni raccolgono voti quasi solo a discapito degli altri) con dentro catalani e baschi, siamo certi che Puigdemont non finirebbe per rimanerci stritolato dentro?

 

La lite furiosa tra Barcellona e Madrid contrappone con altrettanta veemenza anche gli storici. Esimi studiosi si accapigliano su vicende risalenti al 1714, pur di farcire di una qualche sostanza rivendicabile per memoria storica l’orgoglio identitario che agita le rivendicazioni di indipendenza. Il problema per gli indipendentisti è che nemmeno risalendo indietro nei secoli si riesce a trovar traccia di qualcosa di spacciabile credibilmente per un primo nucleo di Catalogna indipendente. Esperti in quest’arte sono gli storici dell’Istituto di studi catalani (Iec), centro privato con sede a Barcellona fondato all’inizio del XX secolo. Sono stati loro in queste settimane a fornire i migliori argomenti storici ai sogni di gloria della Generalitat. Josep Cruanyes, esponente dello Iec, ha assicurato alla Bbc che “dall’XI secolo fino all’inizio dell’XVIII la Catalogna fu uno stato indipendente”. Jordi Casassas, sempre dell’Iec, spiega perché: “E’ evidente che la Catalogna, con la Corona d’Aragona, fu il principato di Catalogna. Fu cioè un’area indipendente, un paese indipendente, con un proprio Parlamento, un proprio sistema giuridico e un codice commerciale copiato poi in tutto il Mediterraneo. Non si può negare che fu un’area indipendente”.

 

Si può negare invece, secondo altri, perché un Parlamento catalano allora non esisteva. Esistevano delle Corti catalane, come esistevano quelle di Valencia e quelle di Aragona. Esistettero fino al 1714. Poi furono sciolte dopo la guerra con cui i Borboni e l’Austria si contesero il trono spagnolo rimasto vacante. Ed è proprio sul 1714, anno su cui gli indipendentisti fondano il loro mito, che si scannano gli storici disposti a schierarsi sui due fronti contrapposti. Nel 1714, con al guerra di successione, la Catalogna perde i suoi organi di, chiamiamolo, autogoverno. Xosé Manoel Núñez Seixas, professore all’Università di Santiago de Compostela, nega la veridicità storica di quest’interpretazione. “E’ parte della storiografia catalanista indicare il 1714 come perdita dell’indipendenza, ma non corrisponde a verità. Che prima del 1714 la Catalogna sia stata una vera nazione con uno stato proprio non credo si possa affermare perché lo stato nazione esiste, correttamente, solo quando il titolare della sovranità diventa l’insieme dei cittadini con diritti uguali davanti alla legge e quindi a partire dal secolo XVIII”, dice lui. Non sarebbe serio, sostiene Nuñez Seixas, sostenere che dal 1705 al 1714 la Catalogna lottò per preservare la sua indipendenza.

 

Il periodo oggetto delle contrapposte interpretazioni è quello della guerra di successione, quando la corona di Spagna fu contesa tra Filippo di Borbone e Carlo d’Austria. Una guerra dinastica, secondo gli anti indipendentisti. Non una guerra tra una Catalogna che non esisteva come tale e la Spagna, come invece sostengono gli indipendentisti. Alla Universidad Pompeu Fabra di Barcellona, lo storico Josep María Fradera nega che sia mai esistita una Catalogna indipendente. Spiega, però, le origini storiche della nascita del mito. La leggenda, dice lui, è figlia di un grande dolore collettivo condiviso. “Il conflitto polverizza le istituzioni catalane sopravvissute fino a quel momento. Furono spazzate via in una maniera molto dura”, dice Josep María Fradera. “In quel momento molti catalani si sentirono sconfitti. Non tutti. Perché c’erano catalani che appoggiavano i Borboni. Ma l’umiliazione inflitta ferì i sentimenti di molti”.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    03 Ottobre 2017 - 14:02

    Ma le analisi degli storici non possono interessare l'attualità. Una volta c'era anche l'Impero Romano o l' Impero Francese con Napoleone, tanto per fare due esempi. Pertanto la Catalogna adesso fa parte della Spagna.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    03 Ottobre 2017 - 13:01

    A quanto pare l'homo occidentalis, rinnegando la propria identità antropologica che lo aveva portato alla Civiltà somma (persona e sacri diritti e doveri), ha dichiarato guerra a sé stesso, al proprio credo religioso culturale e civile. Ora s'avventa contro la propria storia per rinnegarla e abbattere i monumenti ai padri del suo passato, per tornare allo stato tribale e riprende, quindi, le antiche guerre fratricide di confine. Ma chi non ha perso la testa SA che Dio affratella e unisce, satana odia e divide.

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  • luigi.desa

    03 Ottobre 2017 - 12:12

    Per motivi di lavoro anni fa ho girato in lungo e largo la Spagna e con con un di coversazione commerciale me lòa cavavo bene e poi nel tempo ho milgiorato. Ho letto e sentito autorevoli esperti di Spagna che esistono varie lingue .Catalano castigiano eccetera eppure io con ilmio scarso vocabolario andavo alla grande nel comprendere e farmi comprendere.Come mai ? Gliè che nl spagnolo scritto è pressocchè uguale ovunque molto muta la pronuncia delle parole. nel mio ricordo ( andavo a cena con i clienti ) Juan a Valencia si pronunciava Giuan e a Barcellona Chuan .-Avete mai letto il Vernacoliere di Livorno a leggerlo pare romanesco se poi lo mettiamo in mano ad Allegri diviene mezzo etrusco.

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    • a.i.m

      04 Ottobre 2017 - 11:11

      Luigi desa, mi sa che parla senza cognizione di causa, il catalano, come il basco, gallego ed altre lingue sono diverse dallo spagnolo castigliano. Al di là di puntuali diversità nella pronuncia di cui fa anche un esempio errato, sono pur sempre lingue (fatta eccezione del basco che merita un discorso diverso) che provengono dal latino, e quindi ci sono parole simili, ma anche con l'italiano. Per es. Porta in catalano si dice porta e in spagnolo puerta. Finestra si dice uguale in catalano e ventana in spagnolo. Tavolo taula in catalano e mesa in spagnolo. Con questi esempi, potrebbe dirsi che il catalano è un dialetto dell'italiano? Non credo...

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