Il problema della linea Juncker

Il leader di Bruxelles spreca l’occasione di introdurre maggiore competizione

14 Settembre 2017 alle 20:22

Il problema della linea Juncker

Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker (foto LaPresse)

Lo stato dell’Unione di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, è stato accolto con applausi e sollievo: l’Europa c’è, e si sente forte. Al di là della retorica e di alcune buone proposte però, come scrive il Wall Street Journal, è stata anche sprecata un’opportunità. Che è quella che, ironia della sorte, voleva determinare David Cameron, ex premier britannico falcidiato dalla Brexit, quando iniziò il negoziato per provare a evitare l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. In due parole: maggiore competizione. Juncker si è piegato alle pressioni francesi e tedesche per dare più potere a Bruxelles per bloccare investimenti stranieri, soprattutto cinesi, che suona come un invito ad andare piuttosto a investire nel Regno Unito. Allo stesso modo, Juncker vuole far passare le decisioni su tasse e su politica estera con maggioranze ponderate invece che con l’unanimità, aiutando così i paesi più grandi a esportare i loro modelli di supertasse piuttosto che acquisire flessibilità dai paesi più piccoli e fiscalmente più leggeri.

 

Sullo stato di Junker

In un'intervista a Politico, il presidente della Commissione europea aveva dichiarato che il discorso all'Europarlamento sarà un punto cruciale per se stesso e per l'Unione

 

“Bruxelles non impara mai niente”, dice pessimista il Wall Street Journal: ora è bene dismettere i panni dei sopravvissuti eroici dopo la grande paura populista, e anche lasciar perdere con i toni iperpunitivi nei confronti di Londra. Se per caso il Regno Unito dovesse non sentire più il dispiacere di lasciare l’Ue sarebbe il segnale che l’occasione di rilancio europeo è stata davvero sprecata.

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