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In Norvegia si riconferma il centrodestra (à la scandinava)

Il partito di Erna Solberg vince le elezioni. Governerà in coalizione con il partito del progresso di Sylvi Listhaung. Era dal 1985 che il partito conservatore non otteneva un secondo mandato

12 Settembre 2017 alle 13:05

In Norvegia si riconferma il centrodestra

Foto LaPresse

In Norvegia, per altri quattro anni governerà il centrodestra, che alle elezioni di ieri ha ottenuto 89 seggi su 169 nello Stortingrt, il parlamento unicamerale. Le urne hanno dato ancora fiducia a Erna Solberg, leader del partito conservatore, già primo ministro dal 2013.

  

Una vittoria che conferma quanto era emerso dai sondaggi che già da alcune settimana davano in vantaggio la destra. Anche perché da molti analisti politici erano considerate come un referendum su tasse, immigrazione e integrazione con l'Unione Europea, uno scontro tra la posizione conservatrice della Solberg e quella d'apertura alla Ue dell'opposizione laburista. Un "referendum" vinto da chi per cinque anni ha portato avanti un programma basato su un'apertura moderata all'immigrazione e alle politiche comunitarie.

Le coalizioni

Il partito conservatore ha ottenuto il 25 per cento dei voti e governerà formando una coalizione con il partito del progresso di Sylvi Listhaung, la neodestra liberale che ha ottenuto più del 15 per cento delle preferenze. Grande delusione a sinistra, dove i laburisti, che pregustavano la vittoria durante l'estate ma che hanno progressivamente perso terreno, restano il primo partito del paese ma perdono le elezioni – in Norvegia si vota con il proporzionale puro – guadagnando solo 49 seggi. A pesare sulla scelta dei cittadini è stata la figura poco convincente di Jonas Gahr Store, troppo aristocratico per l'elettorato, e soprattutto il programma elettorale che prevedeva un aumento della pressione fiscale.

 

Altri quattro anni di Erna

Era dal 1985 che, in Norvegia, il partito conservatore non otteneva un secondo mandato ed Erna Solberg ce l'ha fatta nonostante il crollo del prezzo del petrolio che nel 2014 ha fatto perdere il lavoro a circa cinquantamila persone. La disoccupazione è stata lentamente riassorbita usando i soldi del fondo sovrano nazionale: ha fatto tagli senza toccare il welfare, ha investito per la manutenzione di strade, scuole, ha dato incentivi alle grandi aziende nazionali, prima fra tutte la compagnia aerea low-cost Norwegian senza urtare i poteri forti dell'economia norvegese ha lentamente avviato l'addio al petrolio e ai combustibili fossili. Una mossa audace se si pensa che la Norvegia è un petrostato. A far trionfare la coalizione della Solberg è stata anche la linea dura sui migranti. Insomma, di destra sì, ma pur sempre à la scandinava.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    12 Settembre 2017 - 16:04

    Un territorio parecchio più grande dell'Italia con una popolazione minore di quella della regione Sicilia e a disposizione enormi foreste da cui l'industria del legno e della carta e un mare di petrolio. La corrente del golfo intiepidisce il mare artico portando la sua temperatura sopra gli zero gradi da cui l'industria della pesca e una agricoltura non indifferente. Niente male.

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