Alcune delle ragazze nigeriane rapite da Boko Haram nel 2014

Come si è arrivati alla liberazione di 21 delle ragazze nigeriane rapite da Boko Haram

Redazione
Le giovani erano state sequestrate nel 2014 dai combattenti islamisti alleati dell'Isis. Per le autorità nigeriane “i negoziati continueranno" ma non c'è stato scambio di prigionieri.

Un funzionario del governo nigeriano ha annunciato che 21 delle 300 studentesse di Chibok, rapite nell'aprile 2014 dai combattenti di Boko Haram alleati dell'Isis, sono state liberate. Il governo non ha ancora ufficializzato la liberazione ma secondo la Bbc le ragazze si trovano ora nelle mani dei servizi segreti in luogo sicuro, forse nella città di Maiduguri.

 

Non è la prima volta che si annuncia la liberazione di alcune delle ragazze e solo una di loro è riuscita a fuggire dai combattenti un paio di anni fa. Oggi però l'esercito è impegnato in una vasta operazione militare nella foresta di Sambisa, roccaforte di Boko Haram. Oltre al caso delle studentesse di Chibok, che ha avuto un ampio risalto mediatico con il movimento noto come #BringBackOurGirls, in realtà sono migliaia le persone rapite in Nigeria dagli islamisti nel nord-est del paese.

 

Due anni e mezzo fa, il 14 aprile 2014, le ragazze erano state rapite da una scuola nella città di Chibok, nel nord-est della Nigeria da Boko Haram, il gruppo radicale islamico che ha ucciso migliaia di civili, invaso villaggi e che ancora terrorizza la regione. Per più di un anno, il governo nigeriano ha negoziato con i combattenti per il rilascio delle ragazze. Ma i colloqui si sono interrotti più volte, talvolta proprio all'ultimo minuto, dopo che il presidente aveva accettato di liberare dei militanti di Boko Haram arrestati. In altri casi, i colloqui non sono riusciti perché i membri della squadra che negoziava il rilascio erano stati uccisi. Giovedì l’ultimo contatto ha finalmente dato i suoi frutti, con la liberazione annunciata delle 21 giovani donne e di un bambino di 20 mesi nato mentre la madre era prigioniera. Eppure, la maggior parte di loro rimane ancora nelle mani del gruppo islamista. Garba Shehu, un portavoce del presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha postato su Twitter una serie di messaggi in cui spiega che "il rilascio delle ragazze, in un numero limitato, è il risultato dei contatti continui tra l'amministrazione e Boko Haram, con la mediazione della Croce Rossa Internazionale e del governo svizzero" e che “i negoziati continueranno".

 

Il vice presidente Yemi Osinbajo, ha suggerito che "nei prossimi mesi, dovremmo essere in grado di liberare altre ragazze, usando esattamente gli stessi negoziati". Non è dato sapere se si tratta di uno scambio di prigionieri o se sia stato pagato un riscatto, ma Lai Mohammed, il ministro dell'informazione e della cultura, ha negato che combattenti di Boko Haram possano essere stati rilasciati in cambio delle ragazze.

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