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Tutti i dì scuola di jihad per i bimbi. La “controsocietà” rivelata in Francia

Quando François Pupponi, sindaco socialista di Sarcelles, nel Val-d’Oise, lanciò ad aprile il primo vero segnale d’allarme sulla proliferazione di madrase controllate dagli islamisti, in pochi gli diedero retta.

2 Settembre 2016 alle 18:18

Tutti i dì scuola di jihad per i bimbi. La “controsocietà” rivelata in Francia

Foto LaPresse

Parigi. “In Francia, un po’ dappertutto, stanno nascendo scuole coraniche gestite dai salafiti”. Quando François Pupponi, sindaco socialista di Sarcelles, nel Val-d’Oise, lanciò ad aprile il primo vero segnale d’allarme sulla proliferazione di madrase controllate dagli islamisti, in pochi gli diedero retta. Ma come gli altri sindaci accusati di catastrofismo à la Zemmour dal proprio campo politico, Pupponi aveva in realtà anticipato ancora l’esistenza di una grave realtà, che le notizie degli ultimi giorni hanno soltanto confermato.

 

Questa settimana, il Parisien ha rivelato che a Villiers-sur-Marne, città di ventottomila abitanti situata a sud-ovest di Parigi, era attiva una scuola coranica clandestina, dove una ventina di bambini tra i 6 e i 12 anni seguivano lezioni di sharia e venivano preparati a fare il jihad. La madrasa, perquisita dalla polizia su ordine della prefettura del Val-de-Marne, si trovava all’interno della moschea Al-Islah e non era mai stata dichiarata alle autorità.

 

“E’ seguendo la pista di un salafita della moschea di Lagny (luogo di culto chiuso a maggio dalla prefettura del Seine-et-Marne, dopo la scoperta di documenti nei computer che incitavano al jihad e di una scuola coranica non dichiarata, ndr) che la prefettura è arrivata a scoprire questa scuola, nella quale si tenevano discorsi inquietanti”, ha dichiarato Alain Bénisti, sindaco in quota Républicains di Villiers. “L’associazione (che gestisce la moschea, ndr) avrebbe dovuto verificare il contenuto dei corsi. Il presidente dell’associazione è spesso all’estero, e quando parte possono accadere determinate cose. Questa volta bisogna porsi la questione della chiusura della moschea. Il contratto di fiducia è incrinato”. In realtà, questa “fiducia” non c’è mai stata, e a questo, ora, si aggiunge la “lotta intestina” tra “giovani” radicalizzati e “vecchi” dirigenti della moschea, come riporta il Parisien.

 

Attorno al luogo di culto islamico che ospitava clandestinamente una scuola coranica dove affluivano bambini di Villiers ma anche del comune adiacente di Noisy-le-Grand, hanno sempre gravitato personaggi sulfurei. Come Mustapha Mraoui, arrivato nel 2002 con un gruppuscolo di giovani convertiti per ascoltare le prediche dell’imam Baghdad. In poco tempo, grazie al suo carisma e alla capacità di sedurre i suoi correligionari, Mraoui acquista sempre più influenza all’interno della moschea, fino a guidare di tanto in tanto le preghiere. Poi nel 2012 parte a fare il jihad in Siria, portando con sé altri sei fedeli della moschea, e viene condannato a dieci anni di prigione in contumacia con l’accusa di aver orchestrato la prima filiera jihadista di Francia. Ma c’è di più. Tra il 2007 e il 2010, l’imam Baghdad è sostituito dal predicatore salafita tunisino Béchir Ben Hassen, condannato per il sequestro dei suoi figli e celebre per aver dichiarato che “tutti coloro che criticano il nostro profeta meritano la morte per impiccagione”. I bambini che frequentavano la scuola coranica clandestina, ora oggetto di un fascicolo giudiziario, si recavano nella sala adibita per i corsi ogni giorno alle 9.00 di mattina: una grande sala situata al primo piano della moschea. “Circa due anni fa, la scuola è stata creata in piena illegalità nei locali della moschea, occupando l’aula nei giorni in cui l’associazione non organizzava i suoi corsi di religione”, precisa il Parisien.

 

La moschea Al-Islah era già nota per aver ospitato dodici radicalizzati, condannati ad aprile per aver fatto parte di una filiera jihadista diretta verso la Siria. Ma la notizia dell’ennesima scuola coranica scoperta dalle autorità dà soprattutto ragione ai moniti del primo ministro Manuel Valls, sul tentativo degli islamisti di creare una “controsocietà”, apertamente in guerra contro la République e i suoi valori.

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