cerca

Compiaciuta e riluttante, ecco l’egemonia à la tedesca. Un manifesto

Non solo Schäuble contro Bruxelles. Un saggio del ministro degli Esteri di Merkel, Steinmeier, sul ruolo di Berlino nel mondo: dall’euro al medio oriente, siamo un’isola di stabilità tra gli scivoloni di Europa e Stati Uniti.

6 Luglio 2016 alle 10:07

Compiaciuta e riluttante, ecco l’egemonia à la tedesca. Un manifesto

Angela Merkel (foto LaPresse)

Berlino. Meine Damen und Herren, ci siamo sbagliati. La Terra non gira intorno al Sole come intuito dall’astronomo polacco Niccolò Copernico all’inizio del Sedicesimo secolo. Nossignore. Il nostro pianeta gira attorno alla Germania. Lo spiega il suo ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, in un intervento pubblicato su Foreign Affairs dall’inequivocabile titolo: “Il nuovo ruolo globale della Germania”. Un affresco utile a comprendere anche i segnali di evidente insofferenza arrivati dalla leadership di Berlino nel dopo Brexit, a partire dalle parole del ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble sul metodo comunitario e le “grandi visioni” di integrazione da rottamare. Classe 1956 e una carriera nel Partito socialdemocratico (Spd), Steinmeier è stato ministro degli Esteri in grande coalizione con Angela Merkel dal 2005 a 2009.

 


Il ministro delle finanze tedesco  Wolfgang Schäuble (foto LaPresse)


 

Concluso il primo abbraccio con la Cdu, Steinmeier ha guidato l’Spd alle elezioni, portandola al suo peggior risultato dal Dopoguerra (23 per cento). Quando a fine 2013 Merkel è tornata ad allearsi con l’Spd, Steinmeier è tornato a sua volta alla guida del ministero degli Esteri. Dopo quasi tre anni di guida della diplomazia tedesca, il ministro propone il suo compendio. “Al momento della riunificazione”, scrive, il suo paese “era avviato a diventare un gigante economico con poche responsabilità in politica estera. Oggi invece la Germania è una grande potenza europea che attira su di sé lodi e critiche in egual misura”, aggiunge con riferimento a due crisi su tutte: quella dei profughi e quella dell’euro.

 

Quale cura ormonale ha permesso a Berlino di passare da rana a bue delle relazioni internazionali? “La Germania non è andata in cerca di una parte sul palco internazionale: piuttosto, è emersa quale giocatore centrale, restando stabile mentre il mondo cambiava attorno a lei”. Mentre gli Stati Uniti “annaspavano” per gli effetti della guerra in Iraq, e l’Unione europea “procedeva a fatica” una crisi dopo l’altra, la Repubblica federale “manteneva le proprie posizioni, risalendo la china delle proprie difficoltà economiche e assumendo le responsabilità derivanti dal ruolo di prima economia d’Europa”. E’ vero che grazie alle riforme del welfare e del mercato del lavoro volute dal cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder la Germania si è messa alle spalle l’etichetta affibbiatale nel 2003 di uomo malato d’Europa. “E quella forza dura ancora oggi”.

 

Steinmeier aggiunge apoditticamente che “la reazione della Germania alla crisi finanziaria del 2008 ha solo rafforzato il suo posizionamento economico. (…) Di fronte a una concorrenza incalzante, la Germania ha semplicemente tenuto le proprie posizioni meglio degli altri”. Gli “altri” sbagliano sempre: siano gli europei del sud che hanno accusato Berlino di precipitarli nella povertà o quelli della Mitteleuropa secondo cui la recente apertura dei confini tedeschi ai profughi mediorientali ha aggravato la crisi migratoria. “Paure rivelatasi infondate”, dice Steinmeier, che ricorda orgoglioso il contestato accordo Ue-Turchia contro l’immigrazione irregolare ma che sorvola sul ruolo che la Mitteleuropa ha giocato nel mettere fine all’emergenza-profughi strozzando la via balcanica.

 

Finita la lezione di economia, il ministro del governo Merkel mena fendenti geopolitici a destra e a manca (ma soprattutto a destra). In medio oriente “George W. Bush ha fallito nel tentativo di riordinare la regione con la forza”, così “l’illusione di un mondo unipolare tramontava”. Il ministro loda ancora Schröder, del quale è stato capo di gabinetto, per il suo “no” opposto a Bush sull’Iraq (e dal quale è stato poi ripagato con un “no” all’ambizione tedesca di entrare in Consiglio di sicurezza all’Onu). Molto meglio Obama e i suoi sostenitori – “dei quali faccio parte”, sente il bisogno di aggiungere per il lettore distratto. “Chi lo critica sostiene che il presidente americano abbia creato un vuoto di potere, e che altri, fra i quali la Russia e l’Iran, sono andati a colmare”. Bugie: Obama ha solo risposto “alla natura in evoluzione del potere americano”. Il ministro torna poi a criticare l’Ue che, pur allargatasi a dieci nuovi membri nel 2004, “ha perso slancio nel suo tentativo di consolidare le fondamenta della sua unione politica”. La Germania non c’entra nulla e la colpa è tutta di Francia e Olanda che respinsero il progetto di Costituzione europea preparato, fra l’altro, dal francese Valery Giscard d’Estaing.

 

Dal canto suo la Germania ha solo aumentato l’impegno diplomatico (vedi la partecipazione al 5+1 sull’Iran, magistralmente sottratta all’Italia) e la partecipazione alle missioni internazionali. Steinmeier riconosce che “ogni volta che ci impegniamo in un conflitto, esasperiamo i nostri alleati”, vuoi perché ponderiamo molto bene le nostre decisioni, vuoi perché prima di ricorrere ai militari “noi negoziamo sempre un po’ più degli altri”. “E’ così che ho contribuito a mediare un cessate il fuoco fra Hezbollah e Israele nel 2006”. Tutto molto istruttivo, salvo l’oggettivo riarmo di Hezbollah sotto gli occhi del mondo a dispetto della presenza dei Caschi blu, associato a un’inquietante presenza di almeno 800 miliziani sciiti libanesi sul suolo tedesco come più volte denunciato dai servizi israeliani.

 

All’accresciuta importanza della Germania ha contribuito invece “la crescente fragilità di vari stati o il loro totale collasso (…) specialmente in Africa e nel medio oriente”. Una fragilità, si intuisce, del tutto endemica: Steinmeier non attribuisce alcuna responsabilità a Obama per il suo sostegno alle primavere arabe dei Fratelli musulmani. Così è andata a sud, così va a est. “La Germania non ha sgomitato” neppure per diventare, assieme alla Francia, “il principale interlocutore della Russia” sulla crisi Ucraina. Siamo grandi malgré nous. “Gli Stati Uniti e l’Ue sono inciampati”, lasciando che la Germania emergesse “come grande potenza quasi per default”, osserva il ministro. E per tornare da Copernico a Tolomeo invoca la testimonianza di un altro polacco: “L’ex ministro degli Esteri Radek Sikorski”, conclude quasi con imbarazzo Steinmeier, “ha definito la Germania ‘la nazione indispensabile’ per l’Europa”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi