Il presidente americano Barack Obama (foto LaPresse)

I rimpatri di Obama

Redazione
Con una mano caccia i clandestini, con l’altra coltiva miti sui migranti

La Corte suprema ha accettato di prendere in esame la disputa fra l’Amministrazione Obama e ventisei stati che obiettano sulla legittimità delle misure sull’immigrazione varate lo scorso anno per decreto. L’ordine esecutivo del presidente concede ai clandestini con profondi legami con gli Stati Uniti (ad esempio i genitori di persone nate negli Stati Uniti o legalmente residenti) di risiedere nel paese e ottenere un permesso di lavoro. “Potete uscire dall’ombra”, aveva detto il presidente, annunciando la sanatoria che coinvolge potenzialmente cinque milioni di immigrati senza documenti.

 

Un tribunale federale ha bloccato l’attuazione del decreto, e a giugno la massima Corte stabilirà se il presidente si è preso una libertà che spetta ai singoli stati. Una vittoria della Casa Bianca consegnerebbe a Obama un altro trofeo da mettere nella sala della storia. L’ironia è che la notizia arriva proprio mentre gli avvocati dei diritti civili e le associazioni ispaniche stanno combattendo una battaglia feroce contro l’Amministrazione, che ha ordinato centinaia di rimpatri di clandestini di El Salvador, Guatemala e Honduras. La campagna benedetta da Obama coinvolge decine di migliaia di clandestini. Nulla di nuovo per il presidente che ha ordinato molti più rimpatri e respingimenti di immigrati del suo predecessore, anche se è preferibile rappresentarlo come il santo patrono dei clandestini.

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