Il leader di Ciudadanos Albert Rivera (foto LaPresse)

El populista di governo, a nudo

Eugenio Cau
Scelto per caso in una lista in ordine alfabetico (per nome), Albert Rivera, leader di Ciudadanos, si candida a kingmaker del governo di Spagna dopo il voto di domenica. Idee liberali, tasse da abbassare, no retorica sulla troika.

Roma. Quando parlano tra loro, i collaboratori di Albert Rivera lo chiamano Messi, come Lionel, il miglior giocatore di calcio del mondo. La metafora si spiega da sola: dentro a Ciudadanos, il partito centrista emergente che sta drenando voti da destra e da sinistra in vista delle elezioni spagnole di domenica, sono convinti che alla fine sarà il loro attaccante a fare gol. Ma ha anche un altro significato. Se nella tua squadra hai il miglior giocatore del mondo, devi passargli la palla sempre, in qualunque momento. Dentro a Ciudadanos non ci sono gregari, tutto passa per le mani del leader, che a 36 anni, secondo i sondaggi, è diventato la figura politica più apprezzata di Spagna, con un tasso di approvazione personale quasi doppio di quello del premier Mariano Rajoy. Nessuna formazione politica spagnola è mai stata ripiegata tanto sul suo leader, ma non c’è spazio per gli altri quando sei convinto di avere Messi in squadra.

 

A volte sembra che Albert Rivera detenga in misura minore tutte le qualità dei suoi tre avversari. La competenza del popolare Mariano Rajoy, il fascino del socialista Pedro Sánchez, l’eloquio di Pablo Iglesias di Podemos. I suoi collaboratori usano toni messianici quando parlano di lui, i media spagnoli accondiscendono di buon grado alla narrativa del predestinato (il magazine del Mundo, Papel, lo ha definito “uno di quei tipi che sembrano nati per assumersi responsabilità”), ma dietro alla sua leadership apparentemente miracolosa c’è un personaggio costruito pezzo per pezzo. “Albert Rivera non è solo una ‘cara bonita’, una faccia carina, ma è preparato su ogni tema che affronta”, dice al Foglio Manuel Conthe, viceministro dell’Economia sotto il governo del socialista Felipe González e oggi consigliere indipendente di Ciudadanos, di cui in passato ha contribuito anche alla stesura del programma economico. “Rivera è uno di quei politici rari dotati di un carisma naturale, della capacità di creare speranza e di essere seguito dalla gente”. I giornali lo definiscono dispotico e accentratore, ma Conthe, che lo ha visto lavorare, dice che Rivera è “un eccellente direttore d’orchestra”.

 

Nato nel 1979 in uno dei quartieri più popolari di Barcellona, Albert Rivera, ex campione di nuoto e avvocato di formazione, è diventato leader di Ciudadanos per caso. La formazione nasce nel 2005 dalle riunioni tumultuose di un gruppo di intellettuali catalani un po’ di destra e un po’ di sinistra, stanchi dell’egemonia dei partiti separatisti. E’ la caratteristica fondante di Ciudadanos, partito catalano e al tempo stesso sostenitore dell’unità nazionale spagnola, europeista e atlantista. Ma come raccontano i giornalisti Iñaki Ellacuría e José María Albert de Paco nel loro libro “La alternativa naranja”, ripreso dal Mundo, su tutto il resto i membri del partito sono in disaccordo. Al primo congresso litigano così tanto che decidono di nominare presidente il primo nome presente sulla lista dei delegati. E’ Albert Rivera, allora ventiseienne, che ha sempre ringraziato che quella lista fosse stata stilata per nome e non per cognome. Rivera non abbandonerà più il posto di presidente. Otterrà buoni risultati alle elezioni locali del 2006, anche grazie a un manifesto elettorale in cui si mostrava tutto nudo, solo le mani a coprire i genitali. Fino al 2012 Ciudadanos rimane però un partito marginale, destinato alle ultime pagine delle cronache locali. Rivera inizia a partecipare a qualsiasi comparsata televisiva gli sia proposta, e mette a punto una piattaforma politica di puro, perfetto centrismo. Liberismo economico temperato da alcuni elementi socialdemocratici, retorica accomodante e sempre volta al dialogo, rifiuto dell’ideologia in favore della ragionevolezza.

 

L’occasione arriva quando gli scandali di corruzione e la crisi economica (ancora il “miracolo spagnolo” di Rajoy non era in vista) minano la credibilità dei due partiti tradizionali, e spingono la retorica della cosiddetta “rigenerazione democratica”. Ciudadanos arriva sulla scena nazionale spagnola assieme all’onda dei partiti del populismo emergente, quella che in Europa ha visto sorgere insieme i Podemos e i Grillo e i Syriza. Rivera con il suo linguaggio moderato si appropria di questa retorica, si definisce forza del cambiamento, solletica il populismo e l’esasperazione. Ma al tempo stesso si propone come un’alternativa ragionevole e di governo, esatto opposto del massimalismo di Podemos. “Rispetto ai due partiti tradizionali, Ciudadanos ha due vantaggi”, dice Conthe. “Uno stile di governo innovativo e nessuna ipoteca del passato, nessuna accusa di corruzione, nessuno dei problemi legati alla lunga permanenza al potere”. E’ una verginità di cui si può approfittare una sola volta, e Rivera lo sta facendo con il suo populismo di governo e con proposte economiche che Conthe definisce “una versione migliorata del programma del Partito popolare” di Mariano Rajoy: un contratto di lavoro unico che riduca la precarietà, un complemento economico ai salari legato al posto di lavoro in opposizione alle rendite universali richieste dalle sinistre, l’abbassamento delle tasse, anche se più modesto di quello proposto da Rajoy.

 

[**Video_box_2**]Oggi Ciudadanos, dopo una crescita tumultuosa nei sondaggi degli ultimi mesi, è situato intorno al 20 per cento delle preferenze. Potrebbe diventare il terzo o addirittura il secondo partito del paese dietro ai popolari, e trasformarsi nel kingmaker del prossimo governo. Rivera ha già annunciato che non entrerà in coalizione con nessun partito, ma per Conthe un conto è entrare in coalizione, un altro è sostenere un governo dall’esterno. Ciudadanos potrebbe dare il suo voto in favore della governabilità tanto ai popolari quanto ai socialisti, e poi valutare proposta per proposta. Un analista politico spagnolo sentito dal Foglio dice invece che tutto dipende dal risultato alle elezioni. Se Ciudadanos diventerà secondo partito davanti ai socialisti Rivera potrebbe tentare di conquistare la premiership a danno dei popolari. Ma se il bipolarismo spagnolo dovesse reggere, e i due partiti emergenti fossero relegati agli ultimi posti come partner di coalizioni disparate, la stella di Ciudadanos rischia di rivelarsi un fenomeno transitorio.

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  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.