cerca

Dopo la vittoria di Le Pen. Ecco cosa succederà alle presidenziali francesi del 2017

Il tripartitismo in Francia produrrà un presidente incapace di governare da monarca. Perché sulla "protezione dei francesi" Le Pen ha già vinto.

7 Dicembre 2015 alle 14:09

Dopo la vittoria di Le Pen. Ecco cosa succederà alle presidenziali francesi del 2017

Marine Le Pen (foto LaPresse)

Bruxelles. La convincente vittoria del Front National nelle elezioni regionali di domenica 6 dicembre non è il preludio all'ingresso di Marine Le Pen all'Eliseo nelle presidenziali del 2017,  ma tra 18 mesi il paese potrebbe ritrovarsi confrontato a uno scenario politico inedito per la Quinta Repubblica, che potrebbe rivelarsi devastante per la Francia: i risultati registrati a livello locale indicano che tra 18 mesi l'Assemblea Nazionale non avrà più una maggioranza. Il problema “Marine presidente” – magari al fianco del presidente Trump e del presidente Putin, come evocato da Gideon Rachman sul Financial Times la scorsa settimana – non è per subito. Il precedente del 2002, quando Jean-Marie Le Pen riuscì ad arrivare al secondo turno eliminando l'allora premier socialista Lionel Jospin, dimostra che la Francia ha anticorpi solidi nelle presidenziali: in una corsa a due, come accade con il doppio turno per l'Eliseo, il “fronte repubblicano” (l'unità delle forze “democratiche” contro l'estrema destra, ndr) sarà più forte di qualsiasi percentuale Le Pen figlia prenderà al primo turno. E' una delle ragioni per cui Nicolas Sarkozy ha rifiutato di cedere alle pressioni socialiste per ritiri o fusioni di liste nelle regioni in cui il Front National potrebbe vincere. Ed è la ragione per cui François Hollande sta pescando nell'armamentario di Marine Le Pen per rispondere alla minaccia terroristica, corteggiando una parte dell'elettorato frontista e di centrodestra. Le prossime presidenziali in una Francia profondamente conservatrice si giocano a destra, non al centro.

 

Il leader dei Les Républicains (LR) e il presidente socialista sanno che il primo turno del maggio 2017 sarà una lotteria che darà diritto a una vittoria definitiva quindici giorni dopo. Il candidato del partito tradizionale che andrà al ballottaggio, anche se distanziato da Marine Le Pen al primo turno, ha la quasi certezza di entrare all'Eliseo. Ma chiunque sarà presidente si troverà senza maggioranza per governare da monarca, come vuole la tradizione istituzionale francese della Quinta Repubblica e ancor più da quando è stato introdotto il quinquennato al posto del settennato presidenziale. Alle elezioni legislative, come alle regionali (anche se con soglie diverse), il doppio turno consente le cosiddette “triangolari”. Non sono solo i primi due candidati a correre per il posto di deputato all'Assemblea nazionale: basta ottenere il 12,5 per cento dei voti del corpo elettorale di una circoscrizione per andare al ballottaggio. Il che significa che le legislative del 2017 si trasformeranno in un enorme esercizio di “triangolari”, con centinaia di candidati del Front National al ballottaggio. Se non avrà il potere assoluto, tra 18 mesi Marine Le Pen potrebbe essere nella posizione di paralizzare politicamente la Francia, con un esercito parlamentare di almeno un centinaio di deputati che priverebbe socialisti o gollisti di una maggioranza.

 

[**Video_box_2**]Il tripartitismo non s'addice al sistema istituzionale francese. Storicamente, anche quando un presidente è stato costretto alla “coabitazione” con un governo di colore diverso (François Mitterrand con i gollisti, Jacques Chirac con i socialisti) all'Assemblea nazionale c'è sempre stata una maggioranza monocolore. L'Eliseo si occupava di politica estera, Matignon di politica interna. La via d'uscita nel 2017 potrebbe essere una grande coalizione tra tra LR e PS, che però appare impossibile. Gran parte dei socialisti sono incapaci di superare le loro tesi anti capitaliste e umanitariste, mentre la destra gollista rimane troppo intransigente per andare a patti con il diavolo socialista, nonostante i suoi profondi istinti statalisti. L'unico comune denominatore – che probabilmente caratterizzerà la lunga campagna elettorale dei prossimi 18 mesi – è il ritornello della “protezione dei francesi”: più stato nell'economia per rilanciare la crescita, più sussidi e più potere d'acquisto finanziato in deficit, più protezionismo per difendere l'industria in crisi, più frontiere per bloccare migranti e jihadisti. Sono tutte ricette già tentate, ma che hanno solo prolungato la paralisi economica della Francia. Tuttavia, nella corsa al rialzo con la leader del Front National, LR e PS si stanno sempre più muovendo verso le posizioni ultra stataliste e nazionaliste di Le Pen. Se non è ancora il trionfo presidenziale, la risposta di Sarkozy e Hollande alle regionali segna il trionfo del contagio delle idee di Marine.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi