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La reazione della Nigeria

Toh, i boots on the ground contengono l’avanzata di Boko Haram

18 Novembre 2015 alle 06:14

La reazione della Nigeria

Nella guerra permanente contro il terrore che ha avuto il suo picco nei fatti di Parigi Boko Haram è uno dei protagonisti negativi. Il gruppo terroristico ha fatto decine di migliaia di morti in Nigeria e ha conquistato territorio del nord-est del paese e ha dato vita a quanto di più simile a un Califfato esista fuori dal medio oriente, giurando inoltre fedeltà ad Abu Bakr al Baghdadi. Ma dopo una serie di operazioni energiche condotte dal governo di Abuja, Boko Haram oggi è indebolito e sta perdendo terreno, come riconoscono non solo i proclami spesso inaffidabili dell’esercito nigeriano, ma anche molti esperti internazionali, per esempio quelli che lunedì hanno parlato al New York Times. Il gruppo è stato costretto ad abbandonare la tattica delle conquiste territoriali, con squadre di jihadisti che scorrazzavano quasi indisturbate per il territorio, razziando, uccidendo e facendo prigionieri. A fine ottobre l’esercito nigeriano ha recuperato oltre 300 donne e bambini dalle mani dei terroristi, e questo è uno dei piccoli segnali del fatto che qualcosa sta cambiando a livello strategico.

 

Boko Haram continua a colpire con attacchi terroristici ed esplosioni suicide, non solo in Nigeria ma anche nei paesi confinanti, e gli esperti dicono che la possibilità di colpi di coda violenti è altissima, che non bisogna abbassare la guardia. Ma quella presa asfissiante che il gruppo teneva su parte del territorio nigeriano, quello Stato islamico che sembrava sul punto di crearsi nel cuore dell’Africa, sta lentamente perdendo pezzi, e questa è una vittoria per il nuovo presidente Muhammadu Buhari, un ex generale che ha fatto della sconfitta di Boko Haram l’obiettivo principale del suo mandato. La settimana scorsa, dopo una lunga attesa, Buhari ha nominato un governo che per la qualità delle personalità scelte è stato applaudito all’estero. La reazione della Nigeria contro il terrorismo ha subìto un salto di qualità, e a dimostrarlo c’è il fatto che a ottobre l’America ha acconsentito a inviare 300 consiglieri militari, oltre che mezzi e aiuti economici. Boko Haram è lontanissimo dall’essere sconfitto, ma nella guerra che stiamo combattendo c’è un campo in cui, almeno in parte, la reazione sembra avere effetto.

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