Così gli inglesi barano nel Mediterraneo

Scatta Eunavfor, la prima fase dell'operazione militare europea contro gli scafisti. Le esitazioni dei partner europei

22 Giugno 2015 alle 16:35

Così gli inglesi barano nel Mediterraneo

L'Hms Enterprise, l'unità che la Marina britannica ha inviato nel Mediterraneo

I ministri degli Esteri europei hanno annunciato oggi durante il Consiglio Europeo riunito in Lussemburgo l’inizio di Eunavfor Med, la prima fase dell’operazione militare contro i trafficanti d’uomini nel Mediterraneo. L’operazione inizierà “nei prossimi giorni”, ha detto Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri, e il suo scopo, si legge in una nota del Consiglio, sarà "identificare, catturare e neutralizzare le imbarcazioni e rendere disponibili gli strumenti usati o sospettati di essere usati" dagli scafisti. “Siamo determinati a contribuire a salvare vite, a smantellare le reti dei trafficanti di essere umani e ad affrontare la cause profonde della migrazione”, ha detto Mogherini.

 

Eunavfor, per ora, agirà esclusivamente in acque internazionali. Parteciperanno 12 paesi, tra cui l’Italia, e in tutto saranno messi a disposizione cinque navi, due sottomarini, tre aerei da ricognizione, due droni e tre elicotteri. Il costo previsto è di 11,82 miliardi di euro per i primi due mesi – ma è previsto che l’operazione duri fino a fine anno. Il quartier generale dell'operazione sarà a Roma, nella sede del Comando operativo interforze. Una seconda e una terza fase del piano militare prevedono inoltre l’intervento nelle acque territoriali libiche, ma per quello sarà prima necessario un mandato delle Nazioni Unite.

 

Il tabloid britannico Daily Mail è stato il primo questa mattina a dare la notizia dell’inizio imminente delle operazioni. Il Daily Mail ha anche parlato dell’invio nel Mediterraneo della Hms Enterprise, nave da guerra della Royal Navy che ha già partecipato in operazioni di “search-and-destroy” contro i pirati nel golfo di Aden e in Somalia, e che sarà uno dei mezzi usati da Eunavfor. L’invio dell’Enterprise sembra una buona notizia, ma nasconde tutte le ambiguità che ancora i partner europei nutrono nell’affrontare il problema dell’immigrazione. Il Regno Unito si mostra pronto a impegnarsi in un’operazione più assertiva a livello militare, ma mentre invia la Hms Enterprise, annuncia il ritiro dal Mediterraneo della Hms Bulwark, la grande nave usata negli scorsi mesi nelle operazioni di recupero di migranti alla deriva e che finora, secondo il governo di Londra, ha salvato circa 3,000 persone dall’inizio dell’anno. La Bulwark può trasportare fino a 1,000 persone per volta, mentre la sua sostituta, la Enterprise, ha una capienza massima di 142 passeggeri. Questo significa che nel corso delle operazioni toccherà ad altri portare in salvo i migranti, e mostra la paura anche di Londra per il “pull factor”, il timore che una nave più grande attiri più disperati.

 

[**Video_box_2**]Quello della sostituzione tra la Bulwark e la Enterprise è un esempio notevole. Come ha detto ai giornalisti il presidente del Comitato militare dell'Ue, il generale Patrick de Rousiers, presentando Eunavfor, “sappiamo che questa operazione non è la soluzione alla crisi, ma solo una parte di una soluzione complessiva”. L’operazione militare non fermerà i migranti, almeno per ora, ma l’impegno dei paesi Ue con Eunavfor rischia di lasciare ai soliti noti l’onere di salvare le vite di chi è alla deriva.

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