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Perché non conviene fare gli "Tsipras dell'immigrazione"

Oggi si apre il vertice dei ministri dell'Interno dell'Ue per discutere la proposta Juncker sui richiedenti asilo, Germania, Francia e Austria vogliono inchiodare Italia e Grecia alle loro responsabilità. Ecco cosa vuole da noi l'Europa

16 Giugno 2015 alle 13:44

Perché non conviene fare gli "Tsipras dell'immigrazione"

La polizia ha bloccato alcuni migranti che hanno tentato di attraversare il confine per la Francia a Ventimiglia (foto LaPresse)

Bruxelles. “La scena di Ventimiglia è un pugno in faccia all'Europa ed è la prova che i migranti non vengono in Italia per stare in Italia, ma per andare in Europa”, ha detto Angelino Alfano, prima dell'inizio di un Consiglio dei ministri dell'Interno dell'Unione Europea a Lussemburgo, dove si sta discutendo della proposta della Commissione di Jean-Claude Juncker di trasferire 40 mila richiedenti asilo dall'Italia e dalla Grecia verso altri paesi europei. L'attivazione del cosiddetto “meccanismo di risposta d'emergenza” per far fronte agli sbarchi nei due paesi del Mediterraneo non è per subito, viste le divisioni tra gli stati membri. Italia e Grecia dovranno probabilmente aspettare almeno fino a settembre per veder partire, rispettivamente, 24 mila e 16 mila cittadini siriani ed eritrei che possono beneficiare della “protezione internazionale”. Ma fare il “Tsipras dell'immigrazione”, minacciando “piani B” con la concessione di permessi di soggiorno temporanei per legalizzare la fuga dei migranti verso altri paesi, non conviene all'Italia. Le condizioni di Germania e Francia per il via libera alla solidarietà europea sono chiare, e sono analoghe a quelle poste alla Grecia per ottenere nuovi aiuti finanziari. La Germania è “pronta ad aiutare in modo massiccio” Italia e Grecia, ma  in cambio chiede “responsabilità”, ha spiegato il ministro tedesco dell’Interno, Thomas de Maizière, dopo un incontro ristretto con Alfano e il collega francese Bernard Cazeneuve. “Solidarietà per i rifugiati e tra stati a condizione che accanto alla solidarietà ci sia la responsabilità condivisa”, ha aggiunto Cazeneuve.

 

Secondo de Maizière, “responsabilità” significa innanzitutto “rimpatriare i migranti economici che non hanno diritto all'asilo identificati negli hotspot”. Quel che è chiesto all'Italia per ottenere la solidarietà europea è di passare dall'emergenza permanente degli sbarchi a una gestione strutturale dei flussi migratori, utilizzando il pugno di ferro con chi non ha diritto alla protezione internazionale. Il primo passo è abbandonare la pratica di chiudere gli occhi (se non incoraggiare) la partenza di migranti verso altri paesi, per iniziare a identificare sistematicamente (comprese le impronti digitali) chiunque arrivi irregolarmente sul territorio italiano. Per rispettare le regole di Dublino, ed evitare rappresaglie con storpiature a quelle di Schengen come quelle praticate dalla Francia, i richiedenti asilo devono restare nel primo paese di arrivo, possibilmente in centri di accoglienza sotto stretto controllo. Il secondo passo è procedere rapidamente alla valutazione delle richieste di asilo, sulla base di criteri chiari e precisi, modificando se necessario le normative nazionali. Il terzo passo – forse ancor più importante agli occhi di alcuni partner europei – è rimpatriare immediatamente i migranti economici e quelli a cui viene rifiutata la protezione internazionale.

 

I dati Eurostat sulle richieste di asilo nel 2014 mostrano che c'è un lassismo tutto italiano quando si tratta di concedere una forma di protezione internazionale. Complessivamente, nell'Ue, le domande trattate sono state 490 mila, con 185 mila esiti positivi. Lo status di rifugiato è stato concesso prevalentemente a persone che provengono da zone di conflitto o persecuzione, e non a migranti economici. In cima alla classifica ci sono i siriani (37,1 per cento), seguiti da eritrei (7,9 per cento) e afgani (7,6 per cento). Qualche problema in Italia c'è, visto che la protezione internazionale viene riconosciuta in primo luogo ai cittadini di due democrazie: i pachistani sono al primo posto con l’11,7 per cento, mentre i nigeriani sono in terza posizione con il 10,4 per cento.

 

[**Video_box_2**]L'Italia si mostra anche molto più generosa degli altri partner nel valutare le richieste di protezione internazionale: il 59 per cento delle domande è accolto in prima istanza, contro il 44 per cento in Spagna, il 42 per cento in Germania, il 39 per cento nel Regno Unito e il 22 per cento in Francia. Inoltre c'è una sproporzione tra le varie forme di protezione internazionale concesse per rimanere sul territorio: su 20.630 decisioni positive lo scorso anno, l'Italia ha offerto lo status di rifugiato a 3.650 persone, una protezione sussidiaria a 7.660 soggetti e un permesso di soggiorno umanitario a 9,320 migranti. La Francia – che ha un numero di decisioni positive analogo all'Italia – ha dato lo status di rifugiato a 16.225 persone e la protezione sussidiaria a 4.415 soggetti. Senza un approccio strutturale e meno buonista, i partner europei continueranno a rispondere che la solidarietà “di fatto” c'è già: con le migliaia di migranti che arrivano sul loro territorio attraversando le frontiere italiane.

 

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