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Atei d’America tra bestseller contro la Bibbia e autocensura sul Corano

Horus Gilgamesh, lo pseudonimo dell’autore del best-seller “Momenti scomodi della Bibbia per bambini” “dopo una profonda considerazione e saggi consigli", ha deciso di annullare il progetto del Corano per bambini: “Perché? A causa dei bulli maniaci che equiparano il trasferimento di piombo sulla carta a una bestemmia, punibile con la morte”.

10 Giugno 2015 alle 11:14

Atei d’America tra bestseller contro la Bibbia e autocensura sul Corano

Roma. L’autore ateo che aveva pubblicato un libro per bambini di grande successo e che prendeva di mira la Bibbia ha annunciato la cancellazione del suo nuovo progetto di libro per bambini sul Corano. Si tratta di Horus Gilgamesh, lo pseudonimo dell’autore del best-seller “Momenti scomodi della Bibbia per bambini”, a oggi uno dei libri più venduti su Amazon. Una immagine illustra una parafrasi di Marco, dove un uomo posseduto chiede a Gesù di liberarlo dallo spirito maligno che lo possiede e Gesù scaccia il demone in un branco di maiali che si uccidono poi nelle vicinanze. Gilgamesh è una star della Atheist Alliance of America, dove presiede al fianco di docenti blasonati come Steven Pinker. 

 

“Dopo una profonda considerazione e saggi consigli, ho deciso di annullare il progetto del ‘Corano per bambini’”, ha annunciato Gilgamesh con la sua squadra di autori. “Perché? A causa di un piccolo gruppo di bulli maniaci che equiparano il trasferimento di piombo sulla carta a una bestemmia, punibile con la morte”. L’ateo di grido si porta quando deride il giudeo-cristianesimo, non l’islam. Lo dicono i casi di Richard Dawkins, il più celebre ateologo del mondo che ha perso numerosi lettori e inviti dopo che ha definito l’islam “la più grande forma di male al mondo”, e di John Harris, autore di best-seller che si è visto tagliare i contatti da parte di organizzazioni ateistiche come il Center for Inquiry, l’American Humanist Association e Americans United for Separation of Church and State per aver scritto che “chiunque affermi che i precetti dell’islam ‘non hanno nulla a che fare col terrorismo’ non fa che giocare con le parole”. Gilgamesh ha detto di aver ricevuto minacce da parte di cristiani evangelici in passato sui libri sulla Bibbia, ma che non li aveva mai presi sul serio. L’islam è diverso. “Quando il ‘Corano per bambini’ era quasi finito, i nostri collaboratori e due ex musulmani, consulenti per il progetto, sono diventati molto preoccupati per gli attacchi terroristici nei loro paesi d’origine in Europa”. Con le notizie poi dei blogger che venivano uccisi all’estero e l’attacco nel vicino Texas, la squadra ha deciso di abbandonare il progetto. “Congratulazioni, islam!”, conclude Gilgamesh.

 

Simile alla storia dell’artista inglese Grayson Perry, già autore di un quadro irriverente sulla Madonna, forte della fama di dissacratore e di iconoclasta, che ha confessato però di essersi autocensurato sull’islam per paura di fare la fine di Theo van Gogh, il regista olandese assassinato nell’autunno del 2004 per aver girato un film-denuncia sulla condizione della donna nell’islam. “La ragione per cui non ho mai attaccato l’islamismo nelle mie opere è che nutro una paura reale di finire con la gola tagliata”, ha detto Perry.

 

[**Video_box_2**]Dello stesso tenore l’autodafé di Gilgamesh alcuni giorni fa: “Mi dispiace essere costretto a prendere questa decisione e vorrei affermare con forza che questo progetto non è stato annullato a causa del rispetto per una antica e irrazionale religione che rischia di mettere a tacere il pensiero critico e le sfide satiriche con la morte. E’ stato annullato a causa di timori molto razionali causati dalla realtà di minacce nel 2015, alla luce del giorno, sotto il naso di una società moderna”. Iniziò così anche l’affare delle vignette danesi su Maometto. Con lo scrittore danese Kare Bluitgen che si lamentò per il fatto di non essere riuscito a trovare un solo artista disposto a illustrare un suo libro per bambini sulla vita di Maometto.

 

Sono trascorsi appena dieci anni e la grande differenza è che allora un giornale danese lanciò un concorso di caricature per testare la libertà di espressione nella democrazia. Oggi vale ben altra regola: visto, non si stampi, è l’islam.
 

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