Resistere o assecondare le nozze gay? Le divisioni dei conservatori americani

Una sentenza della Corte suprema potrebbe elevare il matrimonio gay a diritto costituzionale. Il dibattito interno tra i repubblicani, la libertà religiosa e la disputa sulla natura profonda del matrimonio.

27 Aprile 2015 alle 20:54

Resistere o assecondare le nozze gay? Le divisioni dei conservatori americani

La statua del "Guardiano della Legge", di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti

New York. Il matrimonio gay è legale in 37 stati americani, ma il caso che oggi si dibatte alla Corte suprema potrebbe elevare le nozze omosessuali al rango di diritto protetto dalla Costituzione, istantaneamente accessibile in tutto il paese e non più contestabile presso i tribunali locali. Un passaggio che magari non cambierà radicalmente la sostanza (gli americani dello stesso sesso che vogliono sposarsi possono trovare il modo di farlo senza troppi ostacoli) ma potrebbe essere decisivo nella traiettoria della legittimazione giuridica e politica di forme matrimoniali diverse da quella tradizionale.

 

La circostanza ha anche conseguenze elettorali rilevanti, soprattutto per i repubblicani, fra i quali da anni è in corso un confuso dibattito interno fra chi sostiene di assecondare l’opinione dominante nel nome della libertà di scelta, e chi puntella la linea della visione tradizionale dell’uomo e della società, visione che non lascia spazio a interpretazioni. L’imporsi della questione sta dunque creando parecchi imbarazzi fra i candidati repubblicani, annunciati o solo potenziali, che si stanno preparando alla stagione delle primarie, nella quale solitamente ci si sposta a destra per consolidare la base più attiva. Il primo obiettivo è l’Iowa, lo stato da cui si comincia la corsa, un bastione conservatore dove nel fine settimana la Iowa Faith and Freedom Coalition ha organizzato un forum con alcuni candidati. Era inevitabile arrivare alle nozze gay. Il governatore del Wisconsin, Scott Walker, ha detto che “dobbiamo difendere la libertà religiosa”, seguito a ruota dal senatore Ted Cruz: “Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un assalto alla libertà religiosa senza precedenti”. I due, insomma, hanno espresso la loro contrarietà al matrimonio omosessuale indirettamente, con una formula inversa che passa per la difesa della libertà religiosa: non articolano obiezioni antropologiche o morali (come fanno invece i vari Rick Santorum, Mike Huckabee e Bobby Jindal), più semplicemente combattono il pensiero unico quando vuole imporsi sulle opinioni dissenzienti, come nel caso del pasticciere che non vuole contribuire a un gesto che disapprova facendo una torta nuziale con in cima due sposini dello stesso genere. Più una reazione all’invadenza dello stato che una disputa sulla natura profonda del matrimonio.

 

[**Video_box_2**]Marco Rubio dice invece che soltanto i singoli stati, attraverso il processo legislativo, hanno il potere di legalizzare il matrimonio gay: “Non c’è alcun diritto costituzionale: devi dare un’interpretazione ridicola della Costituzione per trovarcelo”. Il libertario Rand Paul al forum dell’Iowa c’era, ma di matrimoni gay non ha parlato, scelta di per sé molto significativa, se si pensa che di fronte ai leader della destra religiosa ha preferito parlare di aborto, argomento che fino a qualche anno fa era considerato il più rischioso per un candidato. Assenti dalla manifestazione Jeb Bush e Chris Christie, considerati i repubblicani più malleabili sul tema. L’ampio spettro delle posizioni (e delle contraddizioni) repubblicane è l’immagine dell’imbarazzo del conservatorismo, che non sa bene se e con quali ragioni resistere o assecondare il consenso prevalente.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi