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Altro che moria
Sorpresa: il 2025 non è stato un anno disastroso per le imprese. I dati Unioncamere
In un anno di pil deludente il sistema delle imprese si è dimostrato resiliente. Le nuove iscrizioni al registro delle imprese sono state 323 mila, in linea con l’anno precedente, mentre la vera sorpresa viene dalle chiusure. Sono state 267 mila, molte meno del 2024
Si poteva pensare che il 2025 fosse stato un anno negativo per la mortalità delle imprese e invece i dati di Movimprese/Unioncamere resi noti ieri smentiscono ogni profezia di sciagura. Il saldo tra entrate e uscite segna +1 per cento, un livello superiore al 2024 che comunque si era fermato a +0,6 per cento rispetto al 2023. Tra i settori si segnalano per una dinamica positiva i servizi finanziari, l’immobiliare e il turismo. Chiudono in rosso invece agricoltura e manifattura. Le nuove iscrizioni al registro delle imprese sono state 323 mila in linea con l’anno precedente mentre la vera sorpresa viene dalle chiusure. Sono state 267 mila, molte meno del 2024 (-6,7% per cento) e meno delle aspettative. Lo stock delle imprese italiane attive si attesta quindi a 5 milioni e 895 mila. Fin qui i dati bruti. Come sottolineato da Movimprese la prima riflessione riguarda “la resilienza” del sistema delle imprese che in un anno di Pil deludente (chiuderemo a 0,5-0,6% per cento) sono rimaste in piedi. Non sembrano nemmeno aver pagato i problemi legati a un difficile avvicendamento generazionale causati dalle differenze culturali tra padri e figli e a un certo decadimento dell’idea di imprenditorialità.
La percezione in molte città è che siano presenti larghi buchi nelle tradizionali zone di locazione commerciale ma evidentemente il ritmo delle rotazioni è sufficientemente alto per sostituire ed aggiungere. Tornando ai settori i primi dati parlano di un avvicendamento tra manifattura e servizi – questa non è certo una sorpresa – ma ovviamente non ci danno elementi per giudicare la qualità di questa staffetta. In parole povere se a piccole imprese artigianali o industriali si sostituiscano aziende di servizi a basso valore aggiunto. Il terziario low cost. Spostandoci alle previsioni del ‘26 la natalità delle imprese dovrebbe trovare un aiuto in una dinamica del Pil leggermente più sostenuta (ieri i dati di Confcommercio erano molto ottimisti) ma dovrà fare i conti anche con la temutissima invasione di prodotti cinesi che ha spinto il governo a tassare i piccoli pacchi.